Adesso il Pdl e Il Giornale chiedono all’unisono le dimissioni di Gianfranco Fini dalla presidenza della Camera. È una svolta epocale. Se davvero anche nel centrodestra passa il principio che chi si trova coinvolto in vicende poco chiare deve gettare la spugna, le prossime dimissioni toccano a Silvio Berlusconi.
Infatti la storia  dell’appartamento di Montecarlo di An venduto a due società off shore e affittato al cognato del leader dei ribelli del Pdl per ora va ancora tutta scritta al condizionale. Certa, perché certificata dalle sentenze,  è invece è quella delle  società off shore create dal Cavaliere per regalare ai propri figli Marina e Piersilvio i fondi neri creati dal suo gruppo con compravendite di programmi televisivi.

Ecco come Peter Gomez e Antonella Mascali l’hanno raccontata nel loro libro “Il regalo di Berlusconi. Comprare un testimone, vincere i processi e diventare premier. La vera storia del caso Mills”.
Domenica 18 luglio 2004 i magistrati convocano in gran segreto David Mills a Milano. Per la prima volta l’avvocato viene sentito non nelle vesti di testimone, com’era accaduto negli anni precedenti, ma in quelle di indagato. Le carte recuperate all’estero dimostrano infatti come l’avvocato avesse avuto un ruolo attivo nella falsificazione dei bilanci del gruppo. E soprattutto come avesse mentito quando, ascoltato sotto giuramento a Milano, aveva sostenuto di non sapere nulla o quasi di Century One e Universal One, due società off shore, utilizzate per accantonare fondi neri, dai conti correnti delle quali un collaboratore del Cavaliere aveva prelevato più di 100 miliardi di lire in contanti.

Nel 1998, durante la sua testimonianza in aula sul caso All Iberian, Mills, per esempio, aveva risposto così alle domande dei magistrati:

PM. … Lei sa che cosa sono queste società?
M. No. Precisamente no, perché lei deve capire che io non ho seguito le società da vicino e in dettaglio. Era la Maynard [Tania, una collaboratrice di Mills ndr] che aveva il lavoro di seguire le società giorno per giorno. Io sicuramente ho saputo, ho sentito parlare di queste società, ho sentito dire i nomi, ma dalle ricerche che feci a suo tempo mi risultava,
quelle due società mi risultavano di essere di proprietà di Arner, cioè mi han detto che erano di Arner allora. […]

PM. Lei sa che tipo di attività hanno condotto queste due società?
M. Io, come dicevo, ho sentito che commercializzavano dei diritti, ma non so precisamente cosa.

Adesso però i pubblici ministeri hanno in mano dei nuovi documenti, scoperti in febbraio durante una rogatoria all’isola di Guernsey, allegati a un grafico che descrive la catena di controllo di Accent e di Timor, le due offshore poi ribattezzate Century One e Universal One. Dal disegno risulta che le due società, utilizzate per incassare i fondi neri provenienti dalla compravendita di film sono controllate da due trust: il Volcameh Trust e il Muesta Trust, accanto ai nomi dei quali sono annotate due sigle: «M.B.» e «P.S.B.».

Chi si nasconda dietro a quelle iniziali emerge poi chiaramente da un secondo documento intitolato Proposed Holding Structure, nel quale, tra l’altro, si legge:

1. Devono essere create due strutture identiche, una per il figlio A e una per il figlio B.
2. Ogni struttura sarà composta da una società residente alle Isole Vergini Britanniche (che acquisterà le azioni delle società italiane) posseduta al 100 per cento da una società irlandese non residente. Le azioni di ogni società irlandese verranno detenute da una trust company separata residente in Guernsey. Le «trust companies» verranno create ad hoc. Le azioni di ogni società saranno detenute nella forma di uno «strict trust» per X, per l’intera durata della sua vita, e successivamente per un figlio.
3. Il direttore di ogni società BVI sarà la Sig.ra T. Ghazvini, un’impiegata  di Carnelutti e capo del dipartimento dei servizi societari (che non potrà vendere alcuna partecipazione senza l’approvazione della società irlandese). Un Power of Attorney [procura] verrà dato a Carlo Bernasconi per lo scopo di fare attività commerciale per procurare gli introiti necessari per la società.

Quando nel 2004 l’incartamento viene mostrato a Mills durante il suo interrogatorio, l’avvocato inglese sbianca. Poi, dopo un lungo sospiro, confessa:

I beneficiari economici delle società Accent e Timor erano rispettivamente Marina e Pier Silvio Berlusconi, come è scritto chiaramente nel documento. I nuovi nomi Century One e Universal One ci sono stati suggeriti da persone della Fininvest, a memoria di Candia Camaggi, perché si volevano nomi che avessero a che fare con il mondo del cinema.

È la svolta. Proprio Candia Camaggi aveva sostenuto fin dal 1994 che quelle due società appartenevano a «ex dirigenti delle major». A suo dire, insomma, erano state le grandi case cinematografiche statunitensi a imporre le due intermediarie offshore. E da allora tutti i difensori di Berlusconi avevano ripetuto la stessa versione: «Sono società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset ». Di fronte all’appunto intitolato Proposed Holding Structure, invece, l’avvocato Mills mette a verbale tutta un’altra storia:

Io sapevo che Livio Gironi [il tesoriere della Fininvest, ndr] era direttamente legato a Silvio Berlusconi, che era l’uomo che gli amministrava il patrimonio personale. Ho avuto conferma di questo fatto in un incontro per me importante, avvenuto a Milano in quella che credo fosse la casa di Berlusconi: era una villa con un bellissimo giardino e una biblioteca a due piani, in legno [via Rovani a Milano, ndr]. Fu in quell’occasione che Gironi mi disse che bisognava fare un’operazione: lo scopo fondamentale era destinare una parte del patrimonio privato di Silvio Berlusconi ai figli del suo primo matrimonio. L’idea era costruire due veicoli societari che dovevano fare trading (intermediazione) sui diritti e quindi ottenere profitti, che si voleva fossero destinati a Marina e Pier Silvio. […] Il documento l’ho scritto con le indicazioni che mi ha dato Gironi: fu lui a dirmi che la cosa doveva restare assolutamente riservata e quindi era necessaria una banca fuori d’Italia. Fu sempre Gironi a sottolineare che i figli sarebbero stati i beneficiari, ma la gestione pratica doveva essere sempre soggetta al consenso di Silvio Berlusconi, che nel documento viene denominato «X». Il punto 5 [del documento] serve a spiegare in modo semplice cosa sia un «trust»: era necessario perché Berlusconi comprendesse anche l’aspetto legale. Ovviamente nella famiglia hanno fatto le loro valutazioni e poi Vanoni [un manager indagato, ndr] mi ha riferito alcune modificazioni. Prima di tutto il documento non sarebbe stato firmato da Silvio Berlusconi, ma dai due figli, che così avrebbero assunto il doppio ruolo di costituente («settlor») e di beneficiario. Inoltre si voleva legare la possibilità di compiere atti di disposizione al consenso di alcune persone di fiducia di Silvio Berlusconi: intendo dire Gironi, Foscale e Confalonieri, che rappresentavano la volontà di Berlusconi.

Per la procura, le parole di Mills sono la conferma di come l’allora leader di Forza Italia gestisse personalmente la gran parte dei fondi neri che venivano creati con la compravendita dei diritti.