E’ di ieri la notizia che in Italia il 10% della popolazione detiene il 50% della ricchezza. La forbice sociale (se qualcuno non se ne fosse ancora accorto) si apre sempre di più. Quali le conseguenze a lungo termine?

Ce lo mostra MANDA BALA, opera prima di Jason Kohn (già assistente di Errol Morris) che coglie efficacemente l’enorme divario di classe in Brasile e le tensioni che le classi superiori sembrano voler negare a tutti i costi, concentrandosi invece sul “problema sicurezza”. La maggior parte dei documentari sul terzo mondo focalizza generalmente il proprio interesse sulle miserie della povertà, “Manda Bala” esamina il terrore di essere ricco in un paese socialmente diviso.


“La corruzione non può solo essere vista solo come qualcuno che ruba  soldi per se stesso. La corruzione è quello che mette in relazione tutti gli altri crimini” Afferma nel film Claudio Fonteles, procuratore generale del Brasile. Kohn esplora il tema in modo anticonvenzionale. Dopo un volo sulle favelas di San Paolo del Brasile si passa al piu grande allevamento di rane al mondo il cui proprietario afferma: “Non ucciderei mai una rana libera, ma siccome questi animali hanno un destino predeterminato, la cosa non mi infastidisce”. Durante l’intervista emerge il nome di Jader Barbalho, ex presidente del senato brasiliano,  un uomo politico che, partendo dalla carica di  governatore dello stato di Parà (dove possiede giornali, radio e televisioni) ha poi via via ricoperto tutte le cariche elettive del Brasile a parte quella di presidente della repubblica. Deus ex machina di un programma federale (SUDAM) che ha il fine di sviluppare le aree depresse del nord Brasile, Barbalho crea imprese piu o meno fittizie che finanzia con fondi federali. Una di queste è l’allevamento di rane di cui sopra, finanziato per 9 milioni di dollari contro un valore effettivo di 300.000. La conseguenza? Che le regioni depresse (come il Parà) rimangono tali (e continuano a votare per gente come Barbalho grazie ai suoi media) e gli abitanti migrano nelle favelas di San Paolo “dove magari non avranno un’intera forma di pane, ma almeno mangeranno le briciole”.

“Io credo che Dio abbia  messo alcuni di noi in terra per lavorare come le formiche ed altri per prendere quello tutto quello che la vita ha da dargli e cantare” ci dice l’alllevatore di rane.

Ma veramente cantano? Incontriamo “Mister M.”, uno specialista di computer di San Paolo che esordisce comunicandoci: “Finita l’intervista devo tornare a casa. E’ un rischio”. A San Paolo ogni giorno viene sequestrata almeno una persona. Per ovviare a questo mister M. è proprietario di un paio di automobili blindate, porta con se due portafogli: uno per i ladri e un altro nascosto con i suoi documenti importanti, e vuole farsi iniettare un rilevatore di posizione sottocutaneo nel caso venga rapito. Kohn ci mostra uno speciale corso di guida per i proprietari di auto blindate e ci presenta le unità antisequestro della polizia di San Paolo. Tutto ciò non rende Mr. M più tranquillo. E allora dov’è la sicurezza? In cielo. Letteralmente (per chi se lo può permettere). San Paolo ha la piu grande flotta di elicotteri privati al mondo.

Jason Kohn forza il pubblico a legare elementi apparentemente casuali in uno stupefacente quadro sociologico. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un puzzle i cui pezzi man mano trovino la loro collocazione: Un politico ruba fondi pubblici contribuendo ad aumentare il divario tra ricchi e poveri, gli abitanti delle favelas compensano il divario dandosi ai crimini violenti, spronando in parallelo un’economia della sicurezza per (e gestita da) ricchi, che sembrano desiderare solo più squadre antisequestro, automobili blindate e chirurghi plastici specializzati. In realtà le soluzioni di prevenzione prima e di restauro fisico dopo il sequestro costituiscono un settore in piena espansione abbracciato con entusiasmo da parte dell’élite brasiliana.

Il dottor Avilar, chirurgo plastico:

Il dottor Avilar è un uomo felice, si scopre, perché il ripristino delle parti mutilate del corpo dei rapiti è apparentemente una fiorente attività in Brasile. Poi c’è la giovane donna che è stata rapita e tenuta in un box per 16 giorni.

Ogni causa ha un effetto, nel film di Kohn, la denuncia diretta è abbandonata per un linguaggio obliquo e pieno di umorismo nero che reinventa il linguaggio del documentario investigativo. E infatti ecco Magrinho, il sequestratore, che chiude il cerchio affermando “Magari uno dei miei figli diventerà presidente del brasile e aggiusterà questo paese”, mentre Manda Bala chiude con una devastante metafora finale della società urbanizzata, l’immagine di girini neri risucchiati in massa giu per uno scarico, destinazione ultima del darwinismo sociale.

Qui il sito del film, dove si trovano anche altri spezzoni:

http://www.mandabala.com/

Questo il link Amazon del dvd:

http://www.amazon.co.uk/s/ref=nb_sb_ss_c_2_10?url=search-alias%3Ddvd&field-keywords=manda+bala&x=0&y=0&sprefix=manda+bala