L’imprenditore Flavio Carboni, coinvolto nell’inchiesta sugli impianti eolici da costruire in Sardegna, è stato arrestato a Roma dai carabinieri. In cella sono finiti anche altri due degli indagati, il geometra Pasquale Lombardi e l’imprenditore napoletano Arcangelo Martino. Ai tre arrestati viene contestata anche la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete: nelle inchieste spunta quindi per la prima volta l’ombra della massoneria.

L’inchiesta che ha determinato l’arresto di Martino, Carboni e Lombardi, rappresenta uno stralcio dell’inchiesta principale sull’eolico già in corso da due anni in cui sono coinvolti anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini e l’attuale presidente della regione Sardegna, Cappellacci. A firmare gli ordini di custodia cautelare è stato il gip Giovanni De Donato su richiesta del pubblico ministero Rodolfo Sabelli. Si tratta di un’ordinanza di una sessantina di pagine in cui sono contestati i reati di associazione per delinquere semplice e violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi che riguarda le associazioni segrete. L’accusa, in sostanza, è quella di avere costituito una vera e propria associazione segreta, finalizzata ad influenzare decisioni politiche, appalti, processi e a pilotare le nomine di cariche istituzionali di rilievo.

Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi avrebbero tentato, nella primavera del 2009, di avvicinare i giudici della Corte Costituzionale per influire sull’esito del giudizio relativo al cosiddetto Lodo Alfano che aveva introdotto la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. E’ una delle contestazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanni De Donato.

A poche settimane dal giudizio della Corte Costituzionale ci fu una riunione, datata 23 settembre 2009, nella casa romana del coordinatore del Pdl, Denis Verdini (indagato per corruzione e riciclaggio), a cui presero parte, secondo i carabinieri, anche l’imprenditore Flavio Carboni, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi. La circostanza e’ contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Giovanni De Donato nei confronti di Carboni, Martino e Lombardi.

Dopo quella riunione, Lombardi avrebbe chiamato Caliendo, che aveva dovuto abbandonare in anticipo l’incontro, aggiornandolo sugli argomenti trattati, a cominciare dalla questione Lodo, e poi contattato Martone, sostenendo che si sarebbe dovuto fare la conta dei giudici favorevoli e di quelli eventualmente contrari alla legge. L’eccessiva loquacita’ di Lombardi e l’incontro del 23 settembre sono oggetto di una successiva conversazione tra Martino e Carboni. L’imprenditore sardo raccomanda a Martino di riferire solo con lui della questione perche’ Lombardi (ritenuto da entrambi fondamentale per la riuscita dei loro piani) parla troppo e con disinvoltura.

Tra le personalita’ avvicinate da Lombardi per fare da tramite con i giudici della Consulta c’e’ anche il parlamentare Renzo Lusetti, che tuttavia reagisce con imbarazzo alle telefonate. Stesso imbarazzo sembra manifestare, in una telefonata intercettata il 30 settembre, anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, che tenta in ogni modo di sottrarsi alle richieste pressanti di Lombardi su come avvicinare uno dei giudici chiamati a pronunciarsi sul lodo Alfano.

La contropartita chiesta per tale attivita’ di lobby e’ la candidatura di Nicola Consentino alla Regione Campania, come esplicitato in una telefonata di Lombardi allo stesso sottosegretario. Il tentativo di influire sul giudizio di costituzionalita’ del lodo Alfano non va pero’ a buon fine. Il 7 ottobre 2009 la Corte boccia il provvedimento, suscitando le ire di Carboni e Martino, che accusano Lombardi del fallimento e della figuraccia fatta con i propri referenti politici, a partire da Verdini.

Ma ai tre indagati il giudice attribuisce altri tentativi di intervento, dopo che il partito aveva deciso di puntare su Stefano Caldoro, il gruppo si sarebbe attivato per screditare il nuovo candidato, tentando di diffondere notizie diffamatorie sul suo conto. Tra gli altri episodi che la magistratura attribuisce ai tre, ci sono anche il progetto per la produzione di energia eolica in Sardegna, con la nomina di soggetti favorevoli al progetto, alcune pressioni su componenti del Csm per la nomina a cariche direttive di alcuni magistrati graditi (tra i quali, secondo il gip, Alfonso Marra, aspirante alla carica di presidente della corte di appello di Milano), diversi tentativi di influenzare l’esito del ricorso per la riammissione della lista del presidente della Lombardia Roberto Formigoni e ripetute pressioni su rappresentanti del ministero della Giustizia affinche’ venisse avviata una ispezione sui magistrati milanesi che, facendo parte del collegio, esclusero la stessa lista Formigoni.

Dopo l’arresto di Carboni, inizia a montare la polemica politica: “L’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Carboni, Lombardi e Martone racconta inquietanti tentativi di influenzare la decisione della Corte Costituzionale sulla legge ordinaria che disponeva la sospensione dei processi alle alte cariche dello Stato”. E’ quanto afferma Francesco Sanna, senatore Pd della commissione Affari Costituzionali. “Credo sia opportuno e prudente -aggiunge- che in Senato
l’esame del ddl che ne tenta la costituzionalizzazione si fermi”.

Chi è Flavio Carboni?

Una condanna definitiva a 8 anni e 6 mesi per la vicenda del fallimento del Banco Ambrosiano e una serie di assoluzioni: dall’accusa di concorso nell’omicidio di Roberto Calvi dopo che il pm aveva chiesto la condanna all’ergastolo; dall’accusa di essere stato il mandante del tentativo di omicidio di Roberto Rosone, vice di Calvi all’ Ambrosiano, dall’accusa di falso e truffa ai danni del Banco di Napoli, dall’accusa della ricettazione della borsa di Calvi.

Dal suo primo arresto, avvenuto in Svizzera nell’estate del 1982, la vita di Carboni è stato un continuo andirivieni tra aule di tribunale e arresti. L’ improvviso successo economico comincia negli anni ’70 con una serie di società immobiliari e finanziarie. Carboni si muove anche nel mondo dell’editoria. Diventa proprietario del 35% del pacchetto azionario della “Nuova Sardegna” ed editore di “Tuttoquotidiano”, per il fallimento del quale era stato condannato in primo grado e assolto in appello per vizio di forma.

Stretto – secondo i pm – il legame che Carboni avrebbe avuto con esponenti della banda della Magliana e della mafia. Il suo nome è però legato soprattutto alla storia del Banco Ambrosiano e della morte di Calvi, per la quale, oltre alla recente assoluzione dall’accusa di concorso in omicidio, era stato già chiamato in causa per la falsificazione del passaporto e l’espatrio clandestino del banchiere e per concorso in esportazione di capitali. Durante il sequestro Moro, invece, Carboni avvicinò esponenti Dc offrendosi di sollecitare l’intervento della mafia per la sua liberazione. Qualche giorno dopo riferì però che la mafia non voleva aiutare Moro perché troppo legato ai comunisti.

Carboni ha avuto rapporti anche con Francesco Pazienza, con Licio Gelli e con l’ex gran maestro della Massoneria Armando Corona. Il suo nome compare anche nel falso dossier di Demarcus pubblicato sull’Avanti, (per il quale recentemente è stato indagato anche Cesare Previti) che sosteneva un legame tra Stefania Ariosto e i servizi segreti. Il dossier parlava anche di un incontro tra la Ariosto e Carboni. Infine, il nome del faccendiere sardo entra anche nell’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi per cui è stato ascoltato in Procura a Roma, come testimone, il 4 febbraio scorso.

Leggi la storia dell’inchiesta sugli impianti eolici in Sardegna. Gli inquirenti ipotizzano un intreccio tra, politica, mafia e massoneria.

Ascolta il legale di Carboni, avv. Renato Borzone, subito dopo l’arresto