“Per chi ama la musica quello che viviamo attualmente è il più bel periodo della storia perché si possono avere milioni di canzoni, migliaia di album, centinaia di discografie nel nostro computer, avendo così la possibilità di scoprire nuovi talenti”. Grazie a Internet si possono ascoltare brani mai stati incisi, e attraverso community come MySpace  gli artisti hanno ognuno una piccola vetrina autogestita e, in alcuni casi, la possibilità di farsi notare e riuscire in qualche modo a vivere grazie alla musica.

Proprio al Web e al ruolo che questo ricopre nella comunicazione tra le persone, Nick Hornby dedica il suo sesto best seller “Tutta un’altra musica”, (titolo originale “Juliet Naked”), in cui torna al mondo della musica che conosce molto bene e che riesce a trasmettere con tutta la sua passione.
Il nuovo romanzo si basa sul binomio amore e musica: il pregio di Hornby è quello di riuscire a rappresentare in modo originale il tema della creatività, dei suoi alti e bassi, attraverso la figura del protagonista, un ex musicista squattrinato in crisi perenne, esempio di fallito sentimentale. Nel romanzo, lo scrittore inglese punta il dito sul lato più negativo del fanatismo musicale: la storia è stata ispirata da un articolo pubblicato dalla rivista Vanity Fair a proposito del rocker Sly Stone, che dopo il successo scelse una vita solitaria. Come Hornby stesso afferma: “Ho letto un’intervista a Sly Stone, che per molto tempo non ha voluto parlare in pubblico, e l’entusiasmo del giornalista, molto probabilmente suo fan, era così evidente e palpabile che ho deciso di lavorarci sopra. E poi sono molto attratto dal modo in cui in Internet si sviluppano i rapporti tra gli artisti e i loro fan. Juliet Naked è un mix di tutto questo”.

E’ proprio grazie al Web che sono emersi i 16BiT, una giovane band casertana nata nel 2004 e unita da una forte passione per il pop-rock britannico: “Siamo appassionati di questo genere di musica, ascoltiamo da sempre la musica dei Beatles e dei Rolling Stones ma anche Radiohead e Muse”.  Il loro MySpace è seguitissimo ed è soprattutto attraverso questo spazio che sono riusciti a farsi conoscere tanto da essere scelti come autori della colonna sonora di “Animanera” uno psico-thriller diretto da Raffaele Verzillo e distribuito da Medusa. “Le community in Internet sono uno strumento molto importante per chi non ha grandi etichette alle spalle. Per le band emergenti i social network sono occasioni per creare nuovi contatti. Attraverso la rete potenzialmente si può passare da artista di nicchia alla scena nazionale. I social network sono utili per promuovere i concerti, i live show, sono l’unico modo per farsi conoscere realmente perché l’emozione che trasmetti all’ascoltatore è diversa ogni volta che suoni”.

L’intento dei 16BiT è quello di fondere i suoni e le atmosfere tipiche del genere d’Oltremanica con testi in lingua italiana che raccontano la propria generazione sospesa tra anni ’80, ’90 e Duemila dominati questi ultimi da incertezze e precarietà, stati d’animo che emergono dai testi delle loro canzoni. Nel 2008 la band ha realizzato il primo album dal titolo “16BiT” distribuito da Self: “Ci piace l’idea di fare qualcosa di diverso; in Italia scrivere canzoni d’amore ci sembra una cosa riduttiva, c’è bisogno di affrontare anche altri temi. Noi parliamo di quello che vediamo intorno a noi, qui a Caserta c’è poca coscienza critica, è come se i giovani fossero abituati a seguire dei binari preimpostati.  Noi attraverso la musica cerchiamo di dire quello che pensiamo, di far capire ai giovani di farsi un’idea e di prendere una posizione, evitando così di cacciarsi nei problemi che qui da noi sono noti.
Non è semplice per molti, così come non lo è riuscire a farsi spazio nel mondo dei big, ma noi ci proviamo”.

Per chiunque desideri farsi conoscere attraverso il mio blog, rinnovo l’invito a scrivermi all’indirizzo prinaldis@gmail.com

Vive le Rock.