Scuola | di Vito Laudadio
5 luglio 2010
A Messina la legge diventa “ad rectorem”. Per rimanere a capo dell’ateneo un anno in più
Nell'università siciliana culla del nepotismo lo Statuto è stato fatto modificare dal rettore Francesco Tomasello, già a processo per concorsi truccati
È come se Letizia Moratti facesse votare dall’assemblea comunale di Milano una legge che prolunga da cinque a sei anni il suo incarico e quello dei consiglieri. Da subito, non dalla prossima elezione. Una sorta di referendum: vuoi gestire il potere per un anno in più? sei interessato a intascare dodici mesi in più di indennità? È così che nel Paese delle leggi ad personam è arrivata una legge ad Rectorem. Un provvedimento palesemente illegittimo, secondo la parlamentare del Pd Doris Lo Moro che ha presentato un’interrogazione urgente al ministro dell’Università. La corsa è contro il tempo, prima che il dicastero della Gelmini si pronunci a favore della modifica allo Statuto dell’Ateneo peloritano.
Il “verminaio”. «Un percorso ormai cominciato e che non si interromperà per nessun motivo al mondo», ha dichiarato il Rettore all’indomani del provvedimento. «Quelli che contestano queste scelte sono “i soliti noti”, che vogliono il male dell’Ateneo», sono state le sue parole contro chi, nel corpo docenti, sta provando a opporsi in tutti i modi al suo strapotere. Un discorso a metà tra Cetto La Qualunque e Totò “vasa-vasa” Cuffaro, sospeso com’è tra la Calabria e la Sicilia. Come lo stesso Ateneo, finito negli anni nel mirino della criminalità organizzata al di là dello Stretto: per gli inquirenti, il boss della ‘Ndragheta Giuseppe Morabito “U tiradrittu” era una sorta di rettore-ombra. Erano anni in cui quel “verminaio”, come lo definì l’allora vicepresidente della Commissione Antimafia Nichi Vendola, era al centro di una serie di interessi che vedevano insieme, in un comitato d’affari, politici, colletti bianchi e uomini d’onore. Così, negli anni l’Università di Messina è diventata teatro di un vero e proprio “romanzo criminale”: un docente ucciso, un altro gambizzato, altri arrestati o indagati.
Un Rettore, due processi. Da Rettore, Tomasello è finito due volte sotto inchiesta. La prima, nel 2007, per aver fatto pressione su un presidente di commissione per un posto di professore associato nella sua Università. Secondo l’accusa, tutto era già stato deciso a tavolino: quel posto sarebbe dovuto andare al figlio del pro-Rettore Battesimo Macrì. Ma qualcosa va storto: «Il rettore mi ha convocato e mi ha detto che il concorso stava prendendo una direzione non auspicata in quanto non sarebbe stato dichiarato idoneo Francesco Macrì, figlio di Battesimo – ha dichiarato ai magistrati Orazio Catarsini, ex preside della Facoltà di Veterinaria -. Ciò era dovuto alle resistenze opposte da Cucinotta (presidente di commissione, ndr). Il rettore mi chiese in maniera accorata e pressante di intervenire sul Cucinotta per riferirgli che il concorso doveva andare nella direzione auspicata, in caso contrario sarebbe dovuto andare in bianco». L’inchiesta scatta nell’estate del 2007: il pro-rettore, Battesimo Macrì, viene arrestato; il Rettore Tomasello viene indagato e sospeso per due mesi dalle sue funzioni. Ora è sotto processo, insieme ad altre 22 persone con l’accusa di abuso di ufficio e tentata concussione.
Una nuova interdizione, sempre per due mesi, arriverà alla fine del 2008 per altri presunti concorsi truccati: il procedimento è ora pendente davanti al Gup. Perché una cosa è certa: quello di Messina, più che ogni altro in Italia, è l’Ateneo di amici e parenti. Ci sono i figli, i fratelli, le amanti che fanno carriera. E ci sono le mogli. Come Melitta Grasso, consorte del rettore Tomasello, neurochirurgo e dirigente universitaria del Policlinico incappata, anche lei come il Magnifico marito, nelle maglie della giustizia: a fine 2008 è stata coinvolta in un’inchiesta su un appalto per la sorveglianza del Policlinico che una società di vigilanza si era aggiudicata per quasi 2 milioni di euro. Un contratto che, dopo l’avvento di un commissario straordinario, oggi costa appena 300 mila euro. Tutto durante il rettorato di suo marito, che continua a ignorare le proteste e va avanti per la sua strada: «Capisco che la nostra azione abbia dato fastidio a qualcuno, perché stiamo smantellando centri di potere». Tutti, tranne il suo.



Nauseante! Anche io sono incappata in concorso truccato da uno specialista. Finito in galera insieme al fratello di un mio collega ha continuato il suo “lavoro” poichè certa gente crede di essere, prima di tutto, un benefattore.
E’ ovvio che coloro che hanno ottenuto dei favori votino perchè continui ad avere un posto di potere: dopo le mogli e i figli bisogna pur sistemate le amanti e i nipoti. O no?
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[...] non è il primo a prolungarsi il mandato, ma ha chiesto più tempo. A Messina, il Rettore Francesco Tomasello , ha infatti già chiesto e ottenuto una proroga degli incarichi, per sé e i presidi di Facoltà, [...]
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[...] non è il primo a prolungarsi il mandato, ma ha chiesto più tempo. A Messina, il Rettore Francesco Tomasello , ha infatti già chiesto e ottenuto una proroga degli incarichi, per sé e i presidi di Facoltà, [...]
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Andate a vedere gli alberi genealogici delle università di Bari e Foggia e rendetevi conto che in tutti gli atenei il nepotismo la fa da padrona.
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AMARA VERGOGNA…
Come è possibile che non ci siano organi di controllo che possano intervenire su chi ricopre un ruolo apicale in italia?
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Il senato Accademico e’ formato dal Rettore e dai Presidi !! E’ quindi logico che tutti in perfetto accordo non vogliano andare via.
Comunque l’organo di controllo esiste. Il Ministero può (ed in questo caso dovrebbe) non accettare le modifiche allo Statuto ed invitare ad indirre le elezioni !!
Riflettevo sul fatto che ormai le elezioni (a tutti i livelli) sono viste come un impiccio che non permette di governare in modo efficace !!
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E’ tutto così assurdo da non sembrare reale. Un personaggio cos’ discusso e discutibile, coinvolto in diverse inchieste della magistratura per una gestione a dir poco discutibile e sospetta, si allunga la vita gestionale e rimane così un altro anno con le mani in pasta. Con la possibilità di agire ancora indisturbato alla faccia della GIUSTIZIA e delle persone oneste !!! Ma che Italia è questa ? C’è qualche organo dello stato ancora incontaminato che può intervenire per bloccare questa ennesima porcata ??? I baroni dell’Università di Messina hanno inserito nei ranghi i propri parenti facendola diventare una GRANDE FAMIGLIA e, di fatto, un grande centro di potere, che definirei affaristico-mafioso !!!! Intervenga la magistratura messinese, scrollandosi finalmente di dosso il sospetto mai sopito di condizionamenti da parte del mondo mafioso-piduista che da decenni governa Messina. Ma in quella magistratura c’è, ahimè, una figura molto discussa quale è quella di Franco Cassata, legato a doppio filo alla Massoneria Barcellonese (Corda Frates) e, sembrerebbe, a personaggi inseriti a pieno titolo nelle cosche malavitose di quel territorio (vedasi morte del prof. Adolfo Parmaliana) !
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..successe qualcosa di molto simile anche a Cagliari con il rettore Mistretta, che è rimasto al suo posto per 5 mandati grazie a modifiche allo statuto apportate ad hoc..
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Per questo l’italia va’ male!!Non ci sono regole e leggi vere!!!Ognuno si alza e’ fa’ quel che vuole!!
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In una città che vede il sindaco Giuseppe Buzzanca con il **** su 2 poltrone, primo cittadino è deputato regionale, il rettore Tomasello non poteva mica far meno…. Un tempo l’università di Messina (giurisprudenza soprattutto) era tra le prime 5 italiane… Oggi è un covo di corrotti e nipotini…..
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