Sinner è un robot, Zverev sbaglia troppo: la finale è un dominio | Commento
Più che una finale, sembrava uno dei primi turni in cui Jannik Sinner domina dall’inizio alla fine. Contro Zverev non c’è mai stata partita. Lo dicono i numeri: 6-1, 6-2 in 58 minuti. Lo dicono anche le statistiche: 74% di prime in campo per Sinner, 27 punti vinti su 29 con la prima di servizio, zero palle break concesse. Un dominio. Ci sono i demeriti di Zverev senza dubbio: impreciso, tanti errori banali e arrivati in sequenza. Ma sono errori che nella maggior parte dei casi sono stati di frustrazione davanti all’onnipotenza dell’avversario, che a tratti ha fatto vedere un tennis di qualità altissima. Il servizio è ormai una garanzia (8 ace in una partita così breve non sono pochi), ma anche i “nuovi” colpi ormai sono consolidati: Sinner gioca tante palle corte e lo fa bene.
Un match indirizzato già dall’inizio, quando Sinner ha strappato il doppio break ed è salito sul 4-0. Ma nel primo parziale sono stati più i demeriti di Zverev (sei non forzati dopo quattro game) che i meriti di Sinner, che si è limitato soltanto a non sbagliare e rimanere solido e concentrato come sempre. Nel secondo set invece Zverev ha in realtà provato a fare qualcosa di diverso e nei primi game sembrava più concentrato, ma Sinner ha notevolmente alzato i giri del motore, sfoggiando a tratti un tennis davvero incredibile. Ne è venuto fuori un dominio totale: una finale durata meno di un’ora non si vede tutti i giorni.