Michael ama il suo lavoro come commesso in una delle 60 sedi tedesche di Toys ‘R’ Us, la catena leader mondiale dei giocattoli. Offre ai bambini e ai loro genitori la gioia del gioco. Ma lui a trent’anni, padre di due bambini, non riesce a essere felice. Guadagna 9,5 euro all’ora, ma può fare massimo 25-30 ore settimanali.

L’hanno obbligato al part-time. Guadagna 850 euro netti al mese, che non bastano a pagare un affitto di 650 euro nella sua regione, il Nordreno-Vestfalia. Ha scritto varie lettere ai capi dell’azienda dove presta servizio, chiedendo di lavorare di più, ma la risposta è stata sempre la stessa: “Non offriamo contratti a tempo pieno” per i nostri impiegati. E questo anche quando si sono liberati tre posti: tre suoi colleghi sono andati via. “Ci spingono a lavorare in modo più veloce, più intenso”, racconta.

Ogni mese Michael chiede all’Ufficio per l’Impiego un supplemento di welfare di 200-300 euro, “una procedura umiliante, controllano tutto, il conto in banca, le nostre spese che sono veramente ridotte al minimo”.

In Germania ci sono 1,5 milioni di lavoratori part-time “involontari” e il 16% della popolazione vive a rischio povertà.