Calcio

Lega Calcio, Cairo si prende pure la serie A con Tebas (l’amico franchista). E ritorna Tavecchio

Il patron di Toro, Rcs e La7 vuole piazzare alla guida della Lega lo spagnolo, inseguito dal Fisco

18 Gennaio 2018

Dalle macerie del pallone, spunta Urbano Cairo. Per alcuni è solo l’anti-Lotito, per altri può diventare l’erede di Berlusconi. Di sicuro, attorno al presidente del Torino si stanno riorganizzando gli interessi di un mondo (o almeno di una sua parte) chiamato a decidere il futuro dopo la storica eliminazione dai Mondiali. E anche dalle sue mani passeranno le due partite più importanti da giocare in Lega e in FederCalcio: nella prima, Cairo potrebbe piazzare come amministratore delegato il suo amico spagnolo Javier Tebas, attuale n.1 della Liga con simpatie franchiste e piglio autoritario (magari in ticket con Carlo Tavecchio); nella seconda, sarà difficile diventare presidente senza la sua benedizione.

Eppure poco più di 5 anni fa Cairo era un imprenditore “normale” dell’editoria e dello sport: proprietario di una società che faceva solo da concessionario ai colossi e rischiava di perdere La7, il suo cliente principale; presidente di una squadra di Serie B, salvata dal fallimento ma mai decollata sotto la sua gestione. Oggi, dopo aver comprato La7 (praticamente a zero, come il Torino) e scalato il Corriere della Sera, riportando tra un affare e l’altro i granata in Europa, è diventato uno degli uomini più importanti del Paese. E non c’è da stupirsi che il calcio abbia cominciato a guardare a lui con interesse.

Nei momenti di difficoltà, cresce la voglia di uomo forte. Uno di questi è Claudio Lotito, maestro ad approfittare dei vuoti di potere. Il patron della Lazio, però, è inviso a tanti. E allora come alternativa chi meglio di Cairo, che pian piano è diventato il punto di riferimento dei grandi club, quella corrente della Serie A capeggiata da Juventus e Roma (ma anche Inter, Fiorentina, Bologna, Sassuolo). Fino a ieri, era stata guidata da Andrea Agnelli, che però fuori dal campo ha perso tutte le partite che poteva perdere. Cairo, invece, ha fama di vincente.

I primi risultati si sono già visti: si è fatto inserire nella commissione ristretta della Lega e ha bloccato la clamorosa auto-candidatura di Lotito. “Gliel’ho detto anche in assemblea, non era credibile”. Ora si è messo in testa di risolvere il rebus della Lega che si trascina da 9 mesi. Martedì, d’accordo con l’advisor Egon Zender, ha presentato in via Rossellini Javier Tebas, attuale capo della Liga in Spagna, dove non a caso il patron del Toro ha parecchi interessi (del gruppo Rcs fanno parte Marca, il più importante quotidiano sportivo iberico, e El Mundo). Un altro “uomo forte”, tanto per restare in tema. A Madrid Tebas ha fatto un buon lavoro, al motto di patria, ordine e disciplina. Lui, che crede nella famiglia e non si vergogna di rivendicare le sue “idee di destra”, la pensa come 20 anni fa, ai tempi in cui militava in Fuerza Nueva, partito di ispirazione franchista. Ha sempre difeso la Spagna e il calcio spagnolo, come quando per il controverso acquisto di Neymar ha attaccato il Psg, “beccato a pisciare in piscina”. Perché non potrebbe farlo anche in Italia, si dicono i presidenti. Ad allettarlo, uno stipendio da un milione di euro e la prospettiva di lasciarsi alle spalle i guai col Fisco (è accusato di evasione).

Il nuovo ad della Lega potrebbe essere lui (o un suo uomo di fiducia), specie se la presidenza dovesse andare all’area lotitiana: risale Tavecchio, in cerca di una poltrona dopo aver mollato la Figc (il 29 gennaio ci sarà il nuovo presidente). Dopo aver stoppato Lotito e stroncato Tommasi, Cairo potrà dire la sua sugli altri due candidati che si contendono la vittoria: Cosimo Sibilia, capo dei Dilettanti e senatore di Forza Italia, e Gabriele Gravina, n.1 della Lega Pro.

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