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Iran, Trump: “Ci sarà un grande accordo o non ci sarà affatto”. Pezeshkian: “Non cederemo a richieste eccessive”

Al Arabiya: "Iran pronto a spostare uranio arricchito in Cina". Ma le Guardie rivoluzionarie smentiscono. Washington Post: "Riapertura di Hormuz avverrà in fasi". Trump lega i negoziati agli Accordi di Abramo: "Sarebbe un onore accogliere l'Iran". Media statali: "Rimosso il blocco a internet"
Iran, Trump: “Ci sarà un grande accordo o non ci sarà affatto”. Pezeshkian: “Non cederemo a richieste eccessive”
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Teheran: “Progressi ma intesa non imminente”. Trump: “O ci sarà grande accordo o non ci sarà affatto”

Dopo gli annunci degli scorsi giorni, che facevano pensare a una svolta imminente, i negoziati tra Stati Uniti e Iran sembrano essere nuovamente in stallo. L’accordo “sarà grande e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo“, ha avvertito Donald Trump, promettendo che “sarà l’esatto opposto del disastro del Jcpoa negoziato” dall’amministrazione Obama nel 2015. Gli iraniani “non avranno mai l’arma nucleare“, ha ribadito il presidente nel discorso tenuto ad Arlington in occasione del Memorial Day. Teheran, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, riconosce che le parti sono giunte “a una conclusione su gran parte delle questioni in discussione, ma nessuno può affermare che la firma dell’accordo sia imminente”.

“Non c’è alcuna garanzia che l’altra parte rispetti gli impegni. Il focus principale dei negoziati”, ha aggiunto Baghaei, “è porre fine alla guerra e, in questa fase, non stiamo discutendo i dettagli della questione nucleare”. Dichiarazioni che sembrano raffreddare l’ottimismo evocato in precedenza da Marco Rubio. “Forse c’è la possibilità che nelle prossime ore il mondo riceva delle buone notizie“, ha dichiarato il segretario di Stato americano durante una visita in India. “Sono stati compiuti progressi significativi, sebbene non definitivi“, ha aggiunto Rubio, spiegando che la “prima fase” da affrontare sarà la riapertura completa dello Stretto. “La seconda è che l’Iran deve avviare negoziati seri su tre punti: il suo impegno a non possedere mai armi nucleari, restrizioni a lungo termine sulle sue capacità di arricchimento e cosa fare con l’uranio altamente arricchito”.

Di certo, ha aggiunto, c’è che Trump “non ha fretta” e “non farà un cattivo accordo”. Secondo un alto funzionario statunitense citato dalla Cnn, Washington ritiene che l’Iran abbia accettato in linea di principio i punti principali dell’accordo, ma il botta e risposta sulla formulazione del testo continua e potrebbero volerci ancora alcuni giorni prima che il memorandum d’intesa venga finalizzato. Sempre la Cnn riporta che Trump ha menzionato gli Accordi di Abramo “di sfuggita” durante la telefonata con i leader regionali tenutasi sabato, incoraggiando i rispettivi Paesi ad aderirvi, ma senza porre la questione come condizione per l’accordo sull’Iran.

L’argomento, secondo l’emittente, non avrebbe ricevuto alcuna risposta dai leader regionali, mentre fonti di Riad riferiscono che l’Arabia Saudita normalizzerà le relazioni con Israele solo quando sarà tracciato “un percorso irreversibile verso uno Stato palestinese”. Riguardo a uno dei punti più spinosi dei negoziati, lo Stretto di Hormuz, Baghaei ha rassicurato che Teheran non intende “riscuotere pedaggi”, ma che “gli sforzi compiuti da Iran e Oman per redigere un protocollo per il passaggio sicuro delle navi costituiscono una misura responsabile” ed “è naturale che i servizi forniti nell’ambito di questo processo, così come gli sforzi volti a proteggere l’ambiente, comportino dei costi”.

Per il Washington Post, la riapertura dello Stretto di Hormuz dovrebbe avvenire in più fasi: nella prima, gli Usa sbloccheranno 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, inizierà lo sminamento dello stretto e verrà revocato il blocco statunitense. Un ruolo nella possibile svolta tra Usa e Iran potrebbe giocarlo anche Pechino: secondo Al-Arabiya e Al-Hadath, Teheran sarebbe disponibile a rimuovere l’uranio altamente arricchito dal proprio territorio, a condizione che venga trasferito in Cina. Intanto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha emesso un decreto che ordina, dopo 87 giorni di blocco, il ripristino dell’accesso a internet. Sullo sfondo resta la perplessità di Benjamin Netanyahu davanti alla possibilità di un’intesa tra Washington e Teheran.

Il premier israeliano, in ogni caso, non intende allentare la pressione su Hezbollah: “Siamo in guerra. Oltre 600 terroristi sono stati eliminati. Non abbasseremo la guardia, li colpiremo. Ciò che ci impone è di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente”, ha annunciato nelle ore in cui l’Idf ha condotto nuovi raid nel sud del Libano. Azioni che avrebbero il supporto della Casa Bianca. L’amministrazione Trump, stando a un funzionario Usa citato da Axios, sosterrebbe un’escalation dell’azione militare israeliana in risposta alle violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah.

E sono ancora ore di apprensione per gli attivisti della Global Sumud Land Convoy arrestati in Libia. Nel gruppo, in attesa di comparire davanti al Tribunale di Bengasi, ci sono anche due italiani: Domenico Centrone e Leonarda Alberizia. “Secondo informazioni provenienti da canali non ufficiali”, ha affermato la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, “le autorità della Libia orientale avrebbero affermato che i partecipanti sono entrati nella zona senza autorizzazione e che sono in corso le procedure per la loro espulsione”.

  • 17:31

    Financial Times: “Trump sta negoziando un accordo peggiore di quello di Obama”

    L’Iran sta battendo Donald Trump in ‘The Art of the Deal’, il libro scritto dal presidente americano nel 1987. Lo riporta il Financial Times ricordando come nel suo libro Trump scriveva: “La cosa peggiore che si può fare in un accordo è mostrarsi disperato di ottenerlo. La cosa migliore è trattare da una posizione di forza, è avere una leva” su cui spingere. Le trattative con l’Iran mostrano che ad avere una leva è Teheran e il rischio è che gli Stati Uniti accettino un accordo che, nel lungo termine, possa mettere l’Iran in una posizione più forte di quanto non fosse prima della guerra.
    Trump sta negoziando un accordo che, sotto molti punti di vista, appare peggiore di quello che aveva negoziato Barack Obama con la consapevolezza latente che l’Iran può ancora chiudere lo Stretto di Hormuz in qualsiasi momento lo desideri. “È davvero un bel risultato per il maestro dell’art of the deal”, osserva il Financial Times

  • 17:28

    Cnn: “Arabia Saudita accetterà accordi di Abramo solo se Israele accetterà uno Stato palestinese”

    L’Arabia Saudita normalizzerà le relazioni con Israele quando ci sarà un “percorso irreversibile” verso uno stato palestinese. Lo ha ribadito una fonte saudita alla Cnn dopo il post su Truth di Donald Trump incentrato sugli Accordi di Abramo. Riad resta sulla “stessa posizione di sempre”, ha detto la fonte, insistendo su “un percorso irreversibile verso uno stato palestinese”. 

  • 16:47

    Media israeliani: “Iran ha ripreso produzione di missili con l’assistenza di Russia e Cina”

    L’Iran ha ripreso la produzione di missili balistici, lanciatori e altri sistemi d’arma cruciali a un ritmo molto più rapido del previsto, dopo la guerra con Israele e gli Stati Uniti. Lo rivela un servizio della rete israeliana Canale 12, che cita valutazioni aggiornate dell’intelligence statunitense e un alto funzionario israeliano.
    Secondo il media, Teheran ha riavviato la produzione utilizzando i componenti rimasti intatti dopo i raid, strutture sotterranee improvvisate e linee di produzione parzialmente ripristinate, con l’assistenza di Russia e Cina. I funzionari della difesa israeliani ritengono ora che l’Iran potrebbe ricostruire le proprie capacità di produzione di droni entro pochi mesi e incrementare significativamente la produzione di missili balistici entro circa un anno, o forse anche prima.
    Stando all’emittente israeliana, le valutazioni aggiornate dell’intelligence indicano che circa due terzi dei lanciamissili iraniani rimangono operativi, contraddicendo le stime precedenti, risalenti al periodo bellico, secondo le quali circa la metà sarebbe stata distrutta.

  • 16:44

    Wall Street Journal: “Rallenta l’intesa Usa-Iran. Stati Uniti temono il doppio gioco dell’Iran sul nucleare”

    I progressi verso il raggiungimento di un accordo fra Iran e Stati Uniti hanno subito un rallentamento, con le due parti che hanno irrigidito le loro posizioni sul programma nucleare e gli aiuti finanziari a Teheran. Lo riporta il Wall Street Journal citando i mediatori, secondo i quali gli Stati Uniti temono che l’Iran trascini le trattative sul nucleare dopo aver ottenuto un allentamento della morsa americana in seguito all’accordo di pace.

  • 16:33

    Pezeshkian: “Iran non cederà a richieste eccessive”

    Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha dichiarato che la Repubblica islamica non cederà a “pressioni e richieste eccessive” nei negoziati in corso con gli Stati Uniti, sottolineando che Teheran intende difendere pienamente i diritti del popolo iraniano.
    Intervenendo davanti ai rappresentanti della Camera di Commercio iraniana, Pezeshkian ha sostenuto che, dopo avere “fallito sul piano militare”, i “nemici” dell’Iran si sono concentrati sulla “guerra economica”. Per questo, ha aggiunto, governo e settore privato dovranno affrontare insieme questa fase “con empatia, coesione e cooperazione congiunta”.
    Pezeshkian, citato dall’agenzia di stampa Irna, ha assicurato che il governo sta lavorando per sostenere produzione e industria, garantire energia alle aziende e semplificare le regole per favorire il settore privato. Il presidente ha quindi indicato tra le priorità dell’esecutivo la crescita delle esportazioni non petrolifere, il rafforzamento dei rapporti economici con i Paesi vicini e lo sviluppo della cooperazione con organismi come i Brics.

  • 16:06

    Media iraniani: “Pakistan ha informato Xi che l’accordo Iran-Usa è vicino alla conclusione”

    Il capo dell’esercito pakistano Asim Munir ha informato il presidente cinese Xi Jinping che “l’accordo tra Iran e Stati Uniti è giunto alle fasi finali ed è ormai prossimo alla conclusione”. Lo scrive Tasnim spiegando che Munir, che si è recato a Pechino subito dopo il suo viaggio a Teheran, ha informato il presidente cinese sugli ultimi sviluppi e sui progressi compiuti verso l’accordo.

  • 15:54

    Cnn: “L’accordo di Trump con l’Iran potrebbe rivelarsi impopolare come la guerra”

    I termini dell’accordo con l’Iran che stanno emergendo sono al di là “persino delle capacità di Donald Trump di trasformarli in un trionfo”. Lo afferma Cnn mostrando scetticismo nei confronti dell’intesa che potrebbe rivelarsi “più divisiva della guerra stessa”. L’accordo che si profila è ben distante dalla “resa completa” che Trump aveva inizialmente chiesto all’Iran, mostrando un presidente in difficoltà fra i prezzi della benzina in rialzo, il calo nei sondaggi e le critiche dei repubblicani per il fondo creato per risarcire i suoi alleati presi di mira dall’amministrazione di Joe Biden. Una delle domande a cui Trump si trova a dover rispondere è se il suo accordo sia più stringente di quello di Barak Obama e, soprattutto, se l’essere uscito da quell’intesa abbia messo gli Stati Uniti in una posizione migliore contro l’Iran. “Il fatto che questa sia una domanda – mette in evidenza Cnn – mostra il dilemma di Trump: riprendere la guerra potrebbe avere gravi conseguenze economiche e politiche. Mettervi fine alle condizioni migliori possibili potrebbe rivelarsi altrettanto impopolare”.

  • 15:03

    Trump lega le trattative con l’Iran agli Accordi di Abramo: “Negoziati con Iran procedono bene”

    Donald Trump lega le trattative con l’Iran all’ingresso dei paesi arabi negli Accordi di Abramo, alla normalizzazione diplomatica tra Paesi arabi e Israele dell’epoca del suo primo mandato alla Casa Bianca. “Nel corso delle discussioni che ho avuto con l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, la Turchia, l’Egitto, la Giordania e il Bahrein, ho affermato che, dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti nel tentativo di ricomporre questo puzzle estremamente complesso, dovrebbe essere obbligatorio che tutti questi Paesi, quantomeno, aderiscano simultaneamente agli Accordi di Abramo”, afferma il presidente sul suo social Truth. I leader dei paesi arabi “si sentirebbero onorati di accogliere l’Iran tra i firmatari degli Accordi di Abramo. Wow: questa sì che sarebbe una cosa davvero speciale”, ha aggiunto Trump richiedendo “con fermezza che tutti i paesi firmino immediatamente gli Accordi di Abramo e che, qualora l’Iran siglasse l’accordo con me, sarebbe un onore accoglierlo anch’esso all’interno di questa impareggiabile coalizione Mondiale”.
    “Il Medio Oriente risulterebbe unito, potente ed economicamente forte, forse come nessun’altra area in tutto il mondo. Incarico i miei Rappresentanti di avviare il processo volto a includere la firma di tali Paesi nei già storici Accordi di Abramo”, ha osservato. In un post su X il presidente degli Stati Uniti esordisce sostenendo che “i negoziati” con la Repubblica Islamica “procedono bene”.

  • 15:01

    Washington Post: “La riapertura di Hormuz sarà divisa in fasi”

    L’apertura dello Stretto di Hormuz, a cui l’Iran e gli Stati Uniti stanno lavorando, avverrà “in fasi”. Lo ha dichiarato un funzionario iraniano a condizione di anonimato al Washington Post. Nella prima fase, ha spiegato, gli Stati Uniti sbloccheranno 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, inizieranno le operazioni di sminamento nello Stretto e verrà revocato il blocco statunitense. Non vengono fatte previsioni su quando lo Stretto tornerà navigabile, ma un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha presentato al Washington Post il nuovo accordo come un mezzo per “alleviare i costi del carburante per le famiglie americane “. A condizione di anoniamto, il funzionario ha affermato che l’attuale blocco statunitense verrà “allentato proporzionalmente” con l’apertura dello Stretto. Inoltre i beni congelati non saranno sbloccati finché Teheran non inizierà a cedere il suo uranio altamente arricchito.
    Nel frattempo un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ha spiegato al Washington Post che è già stato messo a punto un “quadro di riferimento” che estende la tregua di 60 giorni in attesa che le parti raggiungano un “accordo definitivo” per porre fine alla guerra. Al momento nessun documento è stato ancora firmato e non è chiaro quanto l’accordo quadro sia vincolante, ha precisato il funzionario. In ogni caso la garanzia è che tutti “cessino i combattimenti nella regione”, ha aggiunto la fonte, garantendo al contempo il diritto di Israele di “agire contro le minacce imminenti”.
     Un diplomatico ben informato ha spiegato che l’ultima proposta è in attesa dell’approvazione dell’Iran. La proposta, ha precisato, prevede che una volta firmato il memorandum d’intesa l’Iran riapra immediatamente lo Stretto di Hormuz e garantisca che il traffico marittimo torni alle condizioni prebelliche entro 30 giorni. L’Iran, gli Stati Uniti e i loro alleati porranno inoltre immediatamente fine alle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano. Nella proposta, ha spiegato il diplomatico, c’è anche la richiesta che l’Iran mantenga il suo impegno a non sviluppare mai armi nucleari e che le sue scorte di materiale arricchito vengano smaltite secondo un metodo concordato.
    Citando un alto funzionario dell’Amministrazione Usa, il Washington Post spiega che il memorandum d’intesa “impegna” gli iraniani a non dotarsi di armi nucleari e prevede la “rinuncia alla polvere nucleare”,ovvero le scorte di uranio altamente arricchito. Nei prossimi due mesi le due parti discuteranno “il meccanismo” per raggiungere tale obiettivo, ha aggiunto il funzionario a condizione di anonimato.

  • 14:57

    Media, “Ghalibaf e Araghchi in Qatar per discutere dell’accordo con gli Usa”. C’è anche governatore Banca centrale di Teheran

    Il capo del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, e il governatore della Banca centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, sono a Doha per colloqui su un possibile accordo con gli Usa. “Ghalibaf e Araghchi sono arrivati oggi a Doha per colloqui sul lavoro diplomatico in atto per porre fine al conflitto”, ha detto una fonte informata all’agenzia Afp. In cima all’agenda, ha confermato, “questioni relative allo Stretto” di Hormuz, “l’uranio altamente arricchito” e la questione dei fondi iraniani bloccati, che – ha detto la fonte – “è oggetto del memorandum d’intesa nel quadro di un eventuale accordo definitivo”.

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