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Trump: “L’Iran può essere eliminato in una notte e potrebbe essere domani”. Teheran propone un contropiano in 10 punti per la tregua. Gli Usa: “Non basta”

Teheran: "No a ultimatum e minacce di crimini di guerra". Il presidente americano: "Martedì è il termine ultimo per un accordo". Tel Aviv: "Completati attacchi nella capitale iraniana". E secondo fonti israeliane Netanyahu ha chiesto al capo della Casa Bianca di "non optare per il cessate il fuoco"
Trump: “L’Iran può essere eliminato in una notte e potrebbe essere domani”. Teheran propone un contropiano in 10 punti per la tregua. Gli Usa: “Non basta”
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“Possiamo distruggervi in una notte”: Trump torna a minacciare l’Iran. E fissa l’ultimatum alle 20 di martedì

L’avvicinamento a una possibile tregua della guerra in Iran è durato qualche ora. Un piano per un accordo c’è, ma al momento sembra non sia abbastanza per nessuno dei contendenti. La complicazione sta anche nel basso continuo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che come già nella giornata di Pasqua ha alternato toni distensivi a vere e proprie invettive: “L’Iran può essere eliminato in una notte e potrebbe accadere martedì notte” ha detto questa volta in una conferenza stampa. Si riferisce all’ultimatum – “definitivo” ha promesso – fissato per le 20 ora di Washington (notte fonda italiana): entro quell’ora Teheran dovrebbe accettare l’accordo.

Il cosiddetto “accordo di Islamabad” prevede una tregua di 45 giorni che consenta un negoziato su tutto il resto, compreso lo sblocco di Hormuz che sta diventando il punto primo di quasi tutto il mondo occidentale (il petrolio è di nuovo tornato a crescere di prezzo). Teheran però ha respinto l’ipotesi di cessate il fuoco temporaneo, mettendo sul tavolo un contropiano in 10 punti che miri innanzitutto alla cessazione definitiva delle ostilità. Proposte accompagnate da un nuovo messaggio della Guida Suprema Mojtaba Khamenei all’insegna della resistenza: “I crimini e le uccisioni non ci scalfiranno”.

Il piano mediato dal Pakistan prevede un cessate il fuoco immediato, seguito da una trattativa per un accordo complessivo (che includa il dossier Hormuz e le scorte di uranio) da concludere entro 15-20 giorni, ha detto una fonte a conoscenza del dossier, riferendo di intensi contatti tra il capo di stato maggiore di Islamabad Asim Munir, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, l’inviato speciale Steve Witkoff ed il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Nella mediazione sono coinvolti anche egiziani e turchi, hanno riferito altre fonti, confermando che il negoziato sarebbe in due fasi, anche con la possibilità di estendere la tregua.

Le possibilità di un’intesa in pochi giorni sono comunque considerate scarse. Secondo i media iraniani, la Repubblica islamica ha inviato al Pakistan una controproposta “in 10 punti” che prima di ogni cosa “respinge il cessate il fuoco, sottolineando la necessità di una fine definitiva del conflitto”. Inoltre, si chiede la fine delle ostilità nella regione, un protocollo per il passaggio sicuro attraverso Hormuz, i risarcimenti e la revoca delle sanzioni. In ogni caso, il braccio di mare snodo nevralgico del commercio internazionale “non sarà riaperto in cambio di una tregua temporanea”. Il piano Usa di 15 punti per Teheran resta “inaccettabile”.

Cosa potrebbe succedere se l’ultimatum scade? Il piano operativo, già pronto, prevede una massiccia campagna di bombardamenti israelo-americana contro gli impianti energetici. “Vedremo cosa succede. La guerra potrebbe finire rapidamente se fanno alcune cose”, ha poi detto il capo della Casa Bianca ai giornalisti, aggiungendo che Vance potrebbe essere coinvolto in eventuali negoziati in presenza. “I negoziati procedono bene, ho il piano migliore”, ha assicurato in una conferenza stampa fiume dedicata all’operazione di salvataggio del pilota che era disperso in Iran.

Sul fronte israeliano i tentativi della diplomazia non sembrano interessare più di tanto Benyamin Netanyahu, che ha già fatto scattare i raid sui complessi petrolchimici iraniani, incluso l’importante sito di South Pars, e vuole continuare a decimare i vertici della Repubblica islamica. Il premier, in un post per celebrare l’uccisione del capo dell’intelligence e di un comandante della Forza Quds, ha assicurato: “Continueremo con tutta la nostra forza, su tutti i fronti, finché la minaccia non sarà eliminata e tutti gli obiettivi di guerra non saranno raggiunti”. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, in prima fila tra i mediatori, ha accusato il governo israeliano di “continuare a minare tutte le iniziative volte a porre fine alla guerra”. Fonti interne al governo israeliano raccontano delle pressioni di Netanyahu nei confronti di Trump: “Non optare per il cessate il fuoco”, gli avrebbe detto.

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    • 11:59

      Teheran: “Negoziati incompatibili con ultimatum e minacce di crimini di guerra”

      Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha affermato che “i negoziati sono incompatibili con ultimatum e minacce di crimini di guerra”, in riferimento alle ultime dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump. “In una situazione in cui il nostro nemico sta intensificando i suoi crimini, tutte le informazioni e l’attenzione devono essere concentrate sulla difesa del Paese”, ha detto Baghaei secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim. Il portavoce ha poi criticato gli Usa affermando che “non hanno dato alcuna credibilità alla diplomazia”. “Le affermazioni dell’America non sono in alcun modo coerenti con le sue azioni”, ha aggiunto.

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      L’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea“: lo ha detto un alto funzionario iraniano citato da Reuters online, chiedendo l’anonimato e aggiungendo che Teheran ritiene che Washington non sia pronta per una tregua permanente. Il funzionario ha poi confermato che l’Iran ha ricevuto la proposta del Pakistan per un cessate il fuoco immediato e la sta esaminando, aggiungendo che Teheran non accetta di essere messa sotto pressione per accettare scadenze e prendere una decisione.

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      “Continueremo a dar loro la caccia uno per uno”: così Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, dopo l’uccisione del capo dei servizi segreti dei Pasdaran, a margine di un vertice con il capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir. “Le Guardie Rivoluzionarie stanno sparando sui civili e noi stiamo eliminando i capi dei terroristi”, ha aggiunto Katz citato dai media locali.

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      Israele ha rivendicato l’uccisione del capo dell’intelligence delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Majid Khademi. L’annuncio è stato dato dal ministro della Difesa Israel Katz. In precedenza i pasdaran avevano riferito della morte di Khademi puntando il dito contro Stati Uniti e Israele.

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      Almeno nove persone sono morte in attacchi sul Libano delle ultime ore attribuiti alle forze armate israeliane: lo riferiscono media della regione. Secondo l’agenzia libanese Nna, tre persone sono state uccise in un raid a Burj Rahal, nel sud, mentre altre due vittime, secondo un bilancio preliminare, sono state registrate a Mashghara, circa 85 chilometri a nordest. In entrambi i casi, si contano anche diversi feriti. Al Jazeera, invece, riferisce di un attacco mirato su un’auto a Kfar Rumman, nel distretto di Nabatieh, in cui sono state uccise quattro persone.

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      Ucciso il capo dell’intelligence dei Pasdaran

      Il capo dell’intelligence dei Pasdaran, Seyed Majid Khademi, è stato ucciso in un raid attribuito a Usa e Israele: è quanto reso noto dal corpo delle Guardie della rivoluzione stesso, in un comunicato citato dai media iraniani.

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      Media iraniani: “Attacchi a siti Usa in Emirati Arabi e Kuwait”

      L’agenzia iraniana Fars ha riferito che il regime degli Ayatollah sta sferrando attacchi ai siti Usa negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Usa e Israele in precedenza hanno sferrato una serie di attacchi contro l’Iran che hanno causato la morte di oltre 25 persone. Secondo i media iraniani tra le vittime ci sarebbero anche sei bambini che avevano meno di 10 anni.

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      “L’Iran e gli Stati Uniti hanno ricevuto un piano per porre fine alle ostilità e riaprire lo Stretto di Hormuz“: lo riferisce Reuters online citando fonti anonime informate. L’accordo quadro “è stato elaborato dal Pakistan e scambiato con l’Iran e gli Stati Uniti nel corso della notte”, ha affermato la fonte, “delineando un approccio in due fasi con un cessate il fuoco immediato seguito da un accordo globale”. L’intesa, provvisoriamente denominata “Accordo di Islamabad”, prevedrebbe la riapertura di Hormuz “entro 15-20 giorni”, con i colloqui finali in presenza a Islamabad.

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      Media: “Almeno 34 morti dopo i raid Usa-Israele”

      Sale a 34 morti il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran: lo scrive al Jazeera, precisando che i raid notturni e del mattino hanno causato almeno 23 morti, tra cui sei bambini, nella provincia di Teheran, cinque in una zona residenziale della città di Qom, a sud di Teheran, e sei morti nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.

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      Teheran: “Axios media del Mossad, nessuna tregua”

      L’agenzia iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran, bolla le ultime rivelazioni di Axios – definito “il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche” – su una presunta mediazione per un cessate il fuoco come un tentativo di mescolare le carte, e preparare “l’ennesimo passo indietro di Donald Trump“. Il presidente Usa “consapevole della ferma determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture, sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e questo tipo di notizie viene forse diffuso per prepararsi a questa eventualità”. L’Iran, sottolinea l’agenzia, “ha ripetutamente affermato di non accettare cessate il fuoco temporanei” senza un accordo sulla fine del conflitto. “I nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e confusi, intendono sfruttare l’opportunità di cessate il fuoco per uscire dalla crisi delle munizioni e dalla situazione strategica difficile”.

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