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Iran, Trump: “Riaprite Hormuz o sarà l’inferno”. È caccia al 2° pilota dell’F15 abbattuto. Teheran: “Non lo abbiamo catturato”. Raid sulla centrale nucleare di Bushehr

Teheran: "Colpita nello Stretto nave legata a Israele". L'Aiea: "Nessun aumento delle radiazioni dall'impianto atomico"
Iran, Trump: “Riaprite Hormuz o sarà l’inferno”. È caccia al 2° pilota dell’F15 abbattuto. Teheran: “Non lo abbiamo catturato”. Raid sulla centrale nucleare di Bushehr
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Trump avverte l’Iran: “Accordo in 48 ore o sarà l’inferno”. Caccia al 2° pilota dell’F15

Gli Stati Uniti e l’Iran serrano le fila nella frenetica ricerca del pilota americano disperso, all’indomani dell’abbattimento del suo F-15E. Mentre il presidente Donald Trump minaccia un’escalation della guerra ricordando alla leadership di Teheran, con un post su Truth, che ha ancora 48 ore per la firma di un accordo o per l’apertura dello Stretto di Hormuz, altrimenti dovrà affrontare “l’inferno“. L’Aeronautica Usa impiega squadre altamente addestrate per il recupero di aviatori e attrezzature sensibili finiti in territorio nemico: specialisti delle ‘mission impossible‘. Per gli Usa è una questione vitale (Trump ha detto nel messaggio alla nazione di mercoledì che l’Iran non dispone di “alcuna attrezzatura antiaerea” e che i suoi radar sono “annientati al 100%”) recuperare il secondo pilota dopo l’inatteso abbattimento del jet, il primo nell’Operazione Epic Fury.

E per l’Iran la sua cattura aumenterebbe il potere negoziale con Washington sulla consolidata esperienza della politica degli ostaggi. I media di Teheran hanno diffuso filmati di molte persone armate dirette alle montagne del Khuzestan, nel sud del Paese, in un’area impervia per “catturare l’americano”, allettati anche dalla ricompensa “di valore” per la cattura, da vivo, del nemico. L’agenzia Mehr ha citato il vicegovernatore della provincia di Kohgiluyeh e BoyerAhmad, Fattah Mohammadi, secondo cui le ricerche del pilota disperso hanno mobilitato “forze popolari e membri delle tribù al fianco delle forze militari, e sono tuttora in corso”, smentendo le voci iniziali della cattura dell’aviatore. Trump, nel frattempo, ha minacciato l’escalation, ricordando l’ultimatum del 26 marzo: “Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per RAGGIUNGERE UN ACCORDO o APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ? Il tempo sta scadendo: restano 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro”, ha scritto su Truth. Il tycoon si è riunito venerdì per diverse ore coi più stretti collaboratori per trattare le modalità di risposta all’abbattimento dell’F-15E e dell’A-10 Warthog, dopo aver detto alla Nbc News che gli ultimi sviluppi non avrebbero influito nei negoziati con Teheran.

E dopo che l’Iran, forte del colpo messo a segno con il jet, sembrava chiudere – stando al Wall Street Journal – a qualsiasi ipotesi di negoziato indiretto con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha voluto chiarire: “La posizione dell’Iran viene travisata dai media statunitensi. Siamo profondamente grati al Pakistan per i suoi sforzi e non ci siamo mai rifiutati di andare a Islamabad. Ciò che ci interessa sono le condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale impostaci”, ha scritto su X.

I due caccia distrutti sono stati bersagliati dai nuovi sistemi di difesa di produzione nazionale, ha rivendicato il portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari, nel resoconto dell’agenzia Irna. Mentre sono ritornati i sospetti sulla Cina sia per gli aiuti a ricostituire il programma missilistico di Teheran sia per il supporto delle aziende del Dragone nella fornire informazioni di intelligence che espongono le forze Usa. Si tratterebbe, ha riferito il Washington Post, di “aziende private” e, di fatto, il Partito comunista cinese starebbe cercando di “mantenere le distanze”.

Sono 365 i militari americani feriti dall’inizio dell’Operazione Epic Fury, quasi cinque settimane fa, nell’ultimo bollettino del Pentagono aggiornato a venerdì, con la conferma di 13 morti e di 7 aerei distrutti. Mentre gli oneri finanziari, sempre molto impopolari negli Stati Uniti, sono in continua crescita. Nel tentativo di aumentare la pressione sulla Repubblica islamica, il dipartimento di Stato ha revocato lo status di residenza permanente a due iraniane, nipote e pronipote dell’ex generale dei pasdaran, Qasem Soleimani, ucciso da un raid Usa a Baghdad nel gennaio del 2020. Le due donne, considerate “sostenitrici del regime” sono state prese in custodia dall’Ice per essere in seguito espulse.

  • 21:00

    Trump avverte l’Iran: “Accordo in 48 ore o sarà l’inferno”. Caccia al 2° pilota dell’F15

    Gli Stati Uniti e l’Iran serrano le fila nella frenetica ricerca del pilota americano disperso, all’indomani dell’abbattimento del suo F-15E. Mentre il presidente Donald Trump minaccia un’escalation della guerra ricordando alla leadership di Teheran, con un post su Truth, che ha ancora 48 ore per la firma di un accordo o per l’apertura dello Stretto di Hormuz, altrimenti dovrà affrontare “l’inferno“. L’Aeronautica Usa impiega squadre altamente addestrate per il recupero di aviatori e attrezzature sensibili finiti in territorio nemico: specialisti delle ‘mission impossible‘. Per gli Usa è una questione vitale (Trump ha detto nel messaggio alla nazione di mercoledì che l’Iran non dispone di “alcuna attrezzatura antiaerea” e che i suoi radar sono “annientati al 100%”) recuperare il secondo pilota dopo l’inatteso abbattimento del jet, il primo nell’Operazione Epic Fury.

    E per l’Iran la sua cattura aumenterebbe il potere negoziale con Washington sulla consolidata esperienza della politica degli ostaggi. I media di Teheran hanno diffuso filmati di molte persone armate dirette alle montagne del Khuzestan, nel sud del Paese, in un’area impervia per “catturare l’americano”, allettati anche dalla ricompensa “di valore” per la cattura, da vivo, del nemico. L’agenzia Mehr ha citato il vicegovernatore della provincia di Kohgiluyeh e BoyerAhmad, Fattah Mohammadi, secondo cui le ricerche del pilota disperso hanno mobilitato “forze popolari e membri delle tribù al fianco delle forze militari, e sono tuttora in corso”, smentendo le voci iniziali della cattura dell’aviatore. Trump, nel frattempo, ha minacciato l’escalation, ricordando l’ultimatum del 26 marzo: “Ricordate quando ho dato all’Iran dieci giorni per RAGGIUNGERE UN ACCORDO o APRIRE LO STRETTO DI HORMUZ? Il tempo sta scadendo: restano 48 ore prima che l’inferno si scateni su di loro”, ha scritto su Truth. Il tycoon si è riunito venerdì per diverse ore coi più stretti collaboratori per trattare le modalità di risposta all’abbattimento dell’F-15E e dell’A-10 Warthog, dopo aver detto alla Nbc News che gli ultimi sviluppi non avrebbero influito nei negoziati con Teheran.

    E dopo che l’Iran, forte del colpo messo a segno con il jet, sembrava chiudere – stando al Wall Street Journal – a qualsiasi ipotesi di negoziato indiretto con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha voluto chiarire: “La posizione dell’Iran viene travisata dai media statunitensi. Siamo profondamente grati al Pakistan per i suoi sforzi e non ci siamo mai rifiutati di andare a Islamabad. Ciò che ci interessa sono le condizioni per una fine definitiva e duratura alla guerra illegale impostaci”, ha scritto su X.

    I due caccia distrutti sono stati bersagliati dai nuovi sistemi di difesa di produzione nazionale, ha rivendicato il portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari, nel resoconto dell’agenzia Irna. Mentre sono ritornati i sospetti sulla Cina sia per gli aiuti a ricostituire il programma missilistico di Teheran sia per il supporto delle aziende del Dragone nella fornire informazioni di intelligence che espongono le forze Usa. Si tratterebbe, ha riferito il Washington Post, di “aziende private” e, di fatto, il Partito comunista cinese starebbe cercando di “mantenere le distanze”.

    Sono 365 i militari americani feriti dall’inizio dell’Operazione Epic Fury, quasi cinque settimane fa, nell’ultimo bollettino del Pentagono aggiornato a venerdì, con la conferma di 13 morti e di 7 aerei distrutti. Mentre gli oneri finanziari, sempre molto impopolari negli Stati Uniti, sono in continua crescita. Nel tentativo di aumentare la pressione sulla Repubblica islamica, il dipartimento di Stato ha revocato lo status di residenza permanente a due iraniane, nipote e pronipote dell’ex generale dei pasdaran, Qasem Soleimani, ucciso da un raid Usa a Baghdad nel gennaio del 2020. Le due donne, considerate “sostenitrici del regime” sono state prese in custodia dall’Ice per essere in seguito espulse.

  • 20:50

    Idf ordina evacuazione del valico Libano-Siria: “Raid imminenti”

    L’esercito israeliano ha emesso pochi minuti fa un avviso di evacuazione per il più grande valico di frontiera tra Libano e Siria, indicando che sono imminenti attacchi aerei. Il valico di Masnaa, un importante snodo per il commercio e il transito di civili tra i due Paesi, è stato finora risparmiato dalla guerra, ma era stato preso di mira durante l’ultimo conflitto tra Israele e Hezbollah nel 2024.

  • 20:42

    Sky News: “Israele aspetta ok Usa per raid a siti energia iraniani”

    Israele si sta preparando ad attaccare le infrastrutture energetiche iraniane, ma è in attesa del via libera dagli Stati Uniti. Lo dice un alto funzionario della difesa israeliana secondo Sky News. Gli attacchi potrebbero avvenire entro la prossima settimana. Le dichiarazioni giungono dopo che Donald Trump ha lanciato un ultimatum di 48 ore all’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz.

  • 20:37

    Iran: “Almeno 5 morti in attacco a sito petrolchimico”

    Almeno cinque persone sono morte nell’attacco israeliano al sito petrolchimico di Mahshahr, in Iran. Lo riferiscono i media della Repubblica Islamica.

  • 19:41

    Idf: “Rilevato il lancio di un missile balistico dallo Yemen”

    Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno rilevato il lancio di un missile balistico dallo Yemen. Lo scrive The Times of Israel. Le sirene d’allarme sono scattate a Tel Aviv e nel centro di Israele. 

  • 19:38

    Netanyahu conferma attacchi a siti petrolchimici

    Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in un video pubblicato sulle reti sociali ha confermato gli attacchi agli impianti petrolchimici iraniani denunciati oggi da Teheran. “Dopo aver distrutto il 70% della loro capacita’ produttiva di acciaio, materia prima per le armi che usano contro di noi, oggi abbiamo colpito i loro impianti petrolchimici“, ha dichiarato Netanyahu nel filmato, “entrambi rappresentano la loro fonte di finanziamento per la guerra del terrore contro di noi e contro il mondo intero”. “Continueremo a schiacciarli”, ha promesso Netanyahu.

  • 19:37

    Più di mille in piazza a Tel Aviv contro la guerra con l’Iran e Hezbollah

    “Basta con la guerra infinita”: più di mille persone hanno manifestato in serata a Tel Aviv contro la guerra condotta da Israele contro l’Iran e Hezbollah in Libano, chiedendo alle autorità di porvi fine, prima di essere disperse dalla polizia. “Non bombardate! Parlate!”, “Basta con le sciocchezze di Bibi”, hanno scandito i manifestanti riuniti in piazza Habima, nel cuore della metropoli, come ha osservato un giornalista dell’Afp. Una donna teneva un cartello con la scritta: “Netanyahu è la più grande minaccia all’esistenza di Israele”, riferendosi al primo ministro Benyamin Netanyahu, soprannominato “Bibi”. Il Medio Oriente è precipitato in una guerra dal 28 febbraio, scatenata dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, a cui Teheran sta rispondendo con attacchi missilistici e con droni contro Israele e diversi paesi della regione. 

  • 19:10

    Idf: “Morto un soldato in combattimento nel Libano meridionale”

    L’esercito israeliano ha annunciato la morte di un suo soldato, ucciso in combattimento oggi nel Libano meridionale, dove Israele e il gruppo islamista Hezbollah, sostenuto dall’Iran, si scontrano da oltre un mese. “Il sergente maggiore Guy Ludar, 21 anni, è stato ucciso in azione nel Libano meridionale”, si legge in un breve comunicato militare. Con questa morte sale a 11 il numero di soldati israeliani uccisi nel Libano meridionale dal 2 marzo, data di ripresa delle ostilità con Hezbollah.

  • 18:27

    Teheran: “Iraq esente da qualsiasi restrizione a Hormuz”

     L’Iran sostiene che l’Iraq sia esente da qualsiasi restrizione nello stretto di Hormuz. 

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