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L’Iran abbatte due caccia Usa: “Negoziati a un punto morto”. Teheran: “Il blocco allo stretto di Hormuz può durare anni”

La Repubblica islamica rifiuta l'incontro con gli emissari di Washington e dice no alla tregua. Trump: "Ponti e centrali elettriche i prossimi obiettivi"
L’Iran abbatte due caccia Usa: “Negoziati a un punto morto”. Teheran: “Il blocco allo stretto di Hormuz può durare anni”
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L’Iran abbatte due caccia americani. Teheran sbeffeggia Trump: “Ci ha sconfitto già 37 volte”. Negoziati al palo

La guerra in Iran rischia di trasformarsi giorno dopo giorno in un possibile pantano per gli Stati Uniti e soprattutto per il presidente Donald Trump. L’impatto si fa anche più significativo in particolare sulla retorica della vittoria del capo della Casa Bianca e sul suo consenso interno – già in crisi nera – ora che due caccia statunitensi sono stati abbattuti dalla contraerea di Teheran. E’ la prima volta dall’inizio delle ostilità e se uno dei piloti di un F-15 è stato recuperato dopo una maxi-operazione di ricerca, niente si sa del secondo aviatore. Per i media iraniani è stato preso in ostaggio e addirittura un elicottero che stava partecipando alle ricerche è stato a sua volta colpito. Il secondo velivolo ad essere preso di mira è un A-10 Warthog, precipitato nel Golfo: il pilota è stato tratto in salvo incolume, mentre l’esercito iraniano ha rivendicato di aver intercettato e colpito il jet con la sua difesa aerea sullo Stretto di Hormuz.

Trump continua a combattere più con i giornali che non la realtà che si fa via via più difficile da districare. In una breve intervista telefonica con la Nbc si è rifiutato di discutere i dettagli delle operazioni di ricerca e soccorso in Iran,  esprimendo frustrazione per la copertura mediatica data a una missione molto delicata. Alla domanda se gli eventi odierni influiranno su eventuali negoziati con l’Iran, ha replicato: “No, affatto. No, è guerra. Siamo in guerra, Garrett”, riferendosi al giornalista Garrett Haake. Negoziati che, a Islamabad, in Pakistan, sono definiti “a un punto morto” a detta dei mediatori, citati dal Wall Street Journal. Secondo le fonti, l’Iran ha comunicato ufficialmente ai mediatori di non essere disposto a incontrare i funzionari Usa a Islamabad nei prossimi giorni e di ritenere inaccettabili le richieste degli Stati Uniti. In questa situazione i presidenti di Russia e Turchia Vladimir Putin e Recep Tayyp Erdogan si sono sentiti al telefono, invocando un “immediato cessate il fuoco“. Mosca e Ankara mantengono in questo momento i contatti con tutte le parti. 

Sviluppi che segnalano che dopo oltre un mese di guerra l’arsenale di Teheran continua ad essere minaccioso: circa la metà dei lanciatori di missili risultano intatti, così come migliaia di droni d’assalto. Una capacità militare che consente al regime degli ayatollah di essere “pienamente in condizione di seminare il caos assoluto in tutta la regione”, a partire dallo stretto di Hormuz, ha rilevato una fonte di intelligence a Washington. E l’abbattimento del primo jet americano rappresenta un successo da rivendicare per la teocrazia, rinnovando la sfida a Trump: “Dopo aver sconfitto l’Iran 37 volte di fila, questa brillante guerra senza strategia è stata declassata da ‘cambio di regime‘ a ‘qualcuno riesce a trovare i nostri piloti?”, il commento beffardo del presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf

La situazione infuocata in Medio Oriente dopo gli attacchi di Usa e Israele registra poi l’ennesimo incidente in Libano: tre caschi blu indonesiani della missione Unifil – che opera tra Libano e lo Stato ebraico – sono stati feriti dopo un’esplosione nella loro postazione in un’area in cui l’Idf è impegnata a espandere la zona cuscinetto in funzione anti-Hezbollah. Altri militari Onu – sempre indonesiani – erano rimasti uccisi nei giorni scorsi, in un’escalation che ha coinvolto anche il contingente italiano in più di un’occasione, nella base a Shama, con danni alle infrastrutture ma senza conseguenze per i militari.

Momenti chiave

  • 09:09

    Pasdaran: “Attaccati obiettivi militari e infrastrutturali Usa e israeliani nel Golfo”

    Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato questa mattina che le loro forze navali hanno lanciato missili balistici e da crociera, nonché droni kamikaze, contro obiettivi militari e infrastrutturali statunitensi e israeliani nei Paesi del Golfo Persico, tra cui basi negli Emirati Arabi Uniti, che ospitano ingegneri e piloti americani, e la base di Ali Al Salem in Kuwait, dove sono dislocate unità di droni MQ-1 statunitensi. Anche il gruppo d’attacco della portaerei statunitense Abraham Lincoln, nell’Oceano Indiano settentrionale, è stato preso di mira.
    Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre affermato di aver abbattuto “un aereo nemico di ultima generazione sull’isola di Qeshm, nel Golfo Persico, e un altro nella città di Qazvin”. 
    In un altro comunicato, le Guardie hanno dichiarato che anche la società americana di spionaggio e intelligence Oracle, con sede negli Emirati Arabi Uniti, è stata colpita in rappresaglia per l’attacco di ieri alla casa del consigliere della Guida Suprema ed ex ministro degli Esteri Kamal Kharrazi, durante il quale quest’ultimo è rimasto gravemente ferito e ha perso la moglie.

  • 09:06

    Iran: “Se minacciate centrali elettriche iraniane, attaccheremo impianti energetici e società tecnologiche Usa”

    L’emittente iraniana Press Tv ha pubblicato un filmato in cui si vede il portavoce dell’esercito, Ebrahim Zolfaghari, avvertire gli Stati Uniti: “Se continuerete a minacciare attacchi contro le centrali elettriche iraniane, prenderemo di mira le infrastrutture energetiche regionali e le società di telecomunicazioni e informatica con azionisti americani”. Lo scrive al Jazeera. I funzionari militari iraniani hanno ripetutamente minacciato di prendere di mira le principali aziende tecnologiche del Medio Oriente.

  • 08:58

    Media iraniani: “8 morti e 95 feriti nell’attacco Usa al ponte tra Teheran e Karaj”

    Otto persone sono rimaste uccise e 95 ferite nell’attacco statunitense a un ponte autostradale iraniano che collega Teheran alla città di Karaj. Lo riferiscono i media iraniani.

  • 08:56

    Kuwait, media: “Incendi in un impianto petrolifero dopo attacco con droni”

    “La Kuwait Petroleum Corporation ha comunicato all’agenzia di stampa Kuna che la raffineria di Mina Al-Ahmadi è stata colpita da un attacco di droni nelle prime ore di questa mattina, provocando incendi in diverse unità operative”. Lo ha riferito la stessa agenzia kuwaitiana, aggiungendo che le squadre di emergenza stanno lavorando per domare le fiamme.

  • 08:50

    Al Jazeera: “Hezbollah ha attaccato forze israeliane in Libano meridionale e nord Israele”

    Il gruppo libanese Hezbollah afferma che i suoi combattenti hanno fatto scoppiare un ordigno esplosivo contro le forze israeliane a Biyyada, nel Libano meridionale. Il gruppo ha anche dichiarato di aver preso di mira un assembramento di truppe israeliane nell’insediamento di Malkia e un altro di soldati israeliani a Dishon, nel nord di Israele. Entrambi gli assembramenti, secondo quanto riporta Al Jazeera, sono stati colpiti da razzi.

  • 08:46

    Cnn: “L’Iran ha ancora migliaia di droni e missili”

    Secondo recenti valutazioni dell’intelligence Usa dopo un mese di guerra, circa la metà dei lanciatori di missili dell’Iran risulta ancora intatta e Teheran ha ancora a disposizione migliaia di droni d’attacco. Lo riferiscono fonti informate alla Cnn. “L’Iran è ancora pienamente in condizione di seminare il caos assoluto in tutta la regione”, ha affermato una delle fonti. Secondo il rapporto Teheran ha ancora circa il 50% dei droni e una vasta quantità di missili da crociera che costituiscono una capacità strategica fondamentale per minacciare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

  • 08:44

    I figli di Trump sostengono azienda di droni per venderli ai Paesi del Golfo

    Un produttore di droni sostenuto dai due figli maggiori del presidente Donald Trump sta cercando di vendere ai paesi del Golfo mentre questi sono sotto attacco da parte dell’Iran e dipendono dalle forze armate statunitensi guidate dal loro padre. La campagna di vendita della Powerus, con sede in Florida – che il mese scorso ha annunciato un accordo per coinvolgere Eric Trump e Donald Trump Jr. – mette l’azienda nella posizione di poter potenzialmente trarre vantaggio dal conflitto. “Questi paesi sono sotto enorme pressione per comprare dai figli del presidente, affinché lui faccia ciò che vogliono”, ha dichiarato Richard Painter, ex capo legale per l’etica della Casa Bianca sotto il presidente George W. Bush. “Questa sarà la prima famiglia presidenziale a guadagnare molto denaro da una guerra, una guerra per la quale non ha ottenuto il consenso del Congresso”. 

  • 08:39

    Axios: “Ponte B1 attaccato dagli Usa perché utilizzato dall’Iran per trasportare missili”

    Il ponte B1, che collega Teheran alla vicina Karaj, è stato attaccato dagli Stati Uniti poiché è utilizzato dalle forze armate iraniane per trasportare segretamente missili e componenti missilistici da Teheran verso siti di lancio nell’Iran occidentale. Lo ha riferito un funzionario americano ad Axios precisando che, secondo Washington, il ponte serve anche per fornire supporto logistico alle forze militari iraniane a Teheran.

  • 08:23

    100 giuristi americani: “Preoccupati per violazioni del diritto internazionale, inclusi crimini di guerra”

    Oltre 100 esperti di diritto internazionale americani di Harvard, Yale, Stanford e l’Università della California hanno scritto una lettera aperta alla Casa Bianca dichiarando che l’operazione militare americana in Iran “desta serie preoccupazioni in merito a violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, inclusi potenziali crimini di guerra”. In particolare, gli esperti hanno dichiarato di essere “seriamente preoccupati per gli attacchi che hanno colpito scuole, strutture sanitarie e abitazioni”.

  • 08:18

    Trump minaccia nuove distruzioni di ponti e centrali elettriche in Iran

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di distruggere altre infrastrutture civili in Iran. “I ponti sono i prossimi, poi le centrali elettriche!”, ha avvertito Donald Trump sul suo social network Truth.
    Gli Stati Uniti non hanno “nemmeno iniziato” il loro programma di distruzione delle infrastrutture civili del Paese, ha avvertito Trump. Il tycoon ha ripetuto più volte che la grande maggioranza dei siti militari, obiettivi primari dell’offensiva americano-israeliana iniziata il 28 febbraio in Iran, era già stata danneggiata o distrutta. “I leader del nuovo regime (iraniano) sanno cosa bisogna fare, e che bisogna farlo in FRETTA!”, ha aggiunto il presidente americano, che alterna minacce e appelli a Teheran affinché accetti un accordo di cessate il fuoco.

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