Il Green Data Center

 

Il Green Data Center

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Il Green Data Center

Questa storia di eccellenza italiana si è sviluppata a partire da 10 lunghi anni fa.
2008
Nel corso del 2008 Eni ha studiato l'ipotesi di dotarsi di un nuovo Data Center
2009
Nel 2009 è stato sviluppato un concept per la costruzione di un nuovo Data Center di proprietà per ospitare tutti i sistemi centrali di elaborazione della società
inizio 2010
Inizia la costruzione del Green Data Center
29 ottobre 2013
Inaugurazione del Green Data Center
Il Green data Center è un centro di eccellenza che ospita
 
  • Oltre 7.000 sistemi
  • Più di 60.000 core CPU
  • Sistemi IT con assorbimenti energetici fino a 30MW di potenza IT utile
  • Uno spazio fino a 5.200 mq
   
Il Green Data, inaugurato nel 2013, ospita tutti i sistemi di calcolo Eni destinati all’informatica gestionale (ad esempio 5 milioni di fatture gas/mese) e soprattutto alle elaborazioni che i tecnici chiamano di “simulazione computazionale”, il cosiddetto super computer HPC (High Performance Computing) che serve per elaborare i dati sismici e simulare i giacimenti di idrocarburi. Perché un’azienda energetica come Eni abbia investito svariati milioni di euro in un Data Center così sofisticato, neanche fosse un colosso web di Silicon Valley, ce lo spiega Nicola Bienati, ingegnere geofisico, Senior Research & Project Leader del Cane a sei zampe. “Per focalizzare un’immagine il più precisa possibile di ciò che si trova in profondità, anche a 10-15 chilometri per un’estensione dell’area investigata di centinaia se non migliaia di km quadrati, si usa una tecnica cosiddetta di imaging sismico e per ricostruire queste immagini tridimensionali si utilizzano modelli matematici molto sofisticati.”
E quindi…? “Quindi per la complessità dei modelli che dobbiamo utilizzare per trasformare i dati in immagini nei tempi richiesti – prosegue Bienati -, non è sufficiente utilizzare i normali personal computer. Servono architetture di calcolo dedicate che facciano in contemporanea il lavoro di migliaia di pc.” Giusto per capirsi, i livelli di risoluzione delle immagini e la quantità di dati raccolti in una tipica acquisizione sismica si misurano nell’ordine dei terabyte, ossia di alcune migliaia di dischetti DVD. Per questo se si vuole competere con le aziende concorrenti, se si vuole mantenere la leadership nella Exploration, servono anche Data Center e codici di calcolo, i cosiddetti “algoritmi di elaborazione”, all’avanguardia. Nello sviluppo di questi algoritmi di “imaging sismico”, ci spiega ancora Bienati, oggi Eni è all’avanguardia nell’industria petrolifera mondiale. Ciascun codice risulta particolarmente adatto a ricostruire le immagini del sottosuolo in specifici domini geologici. Proprio qui a Ferrera vengono elaborati i dati geofisici relativi alle aree nelle quali Eni programma di eseguire sondaggi e viene studiata l’ubicazione ottimale dei pozzi esplorativi per minimizzarne il rischio di insuccesso (magari per decidere alla fine di non farli del tutto). “A differenza di quanto si potrebbe immaginare, in un Data Center moderno causa dimensioni, concentrazione, smaltimento e trasporto del calore ed efficienza complessiva, il problema principale da risolvere, oltre alla gestione dei dati, è quello dell’energia utilizzata per alimentare i sistemi di facility necessari al raffreddamento dei sistemi informatici” Girando per i corridoi e le stanze del Green Data si capisce che tutto ha una sua logica e niente è lasciato al vezzo estetico. Le sale computer, le spalliere nere con 7200 server che lavorano a ciclo continuo collegati da chilometri di cavetti colorati, le centinaia di metri di tubature, valvole, pompe, manometri, cavi elettrici, colonnine e contatori, le serrande per il ricircolo dell’aria, i camini, la sala per il trattamento delle acque (e quella dell’aria), la sala meccanica, la sala ventilazione. E poi il silenzio, infranto solo dal ronzio in sottofondo dei calcolatori. Colpiscono soprattutto i grandi spazi come dev’essere in un Data Center. Stanze spoglie in cemento armato e porte taglia fuoco che sembrano il set di un film con Jack Nicholson. L’impressione è che abbiano raggiunto l’efficienza lavorando tra i vuoti, quasi per sottrazione.
Il Green Data Center