“Paramount si prende Warner Bros? Attenti al padrone unico di media e film: la realtà è in vendita”: intervista a Mark Ruffalo
Mark Ruffalo, quali pericoli ravvisa nell’acquisizione di Warner Bros. da parte di Paramount?
Moltissimi. C’è l’inevitabile impatto umano della fusione: centinaia di migliaia di lavoratori in tutto il mondo rischiano il posto. Oltre ai rischi tipici delle concentrazioni di questa portata – appunto licenziamenti di massa, tagli alla spesa produttiva, minore scelta per i consumatori – l’operazione rappresenta una minaccia reale per la democrazia, e non solo negli Stati Uniti. Consegneremo a miliardari che non hanno mai nascosto l’intenzione di usare tali risorse per promuovere le proprie narrazioni politiche la possibilità di farlo su scala globale.
Perché questa non è una semplice operazione commerciale, una fusione societaria come tante altre?
Perché l’informazione e la narrazione non sono prodotti ordinari. Quando due aziende produttrici di cemento si fondono, i prezzi possono variare, alcuni soggetti possono essere estromessi dal mercato e i consumatori subire danni: proprio per questo esistono le leggi antitrust. Tuttavia, quando i principali produttori mondiali di contenuti creativi e informativi finiscono sotto il controllo di un unico proprietario, che ha chiaramente manifestato le proprie affiliazioni politiche, a cambiare non è solo il prezzo del biglietto del cinema, ma ciò che alle persone è consentito conoscere, sapere.
Per noi europei cos’è in gioco?
Le fondamenta stesse di una società libera: le redazioni indipendenti che denunciano la corruzione, i cineasti che raccontano verità scomode, la memoria condivisa della nostra storia. L’Europa ha già assistito alla conquista dei media indipendenti – in Ungheria e altrove – e sappiamo come va a finire: non con un colpo di Stato, ma con redazioni che passano silenziosamente di mano, finché non resta più nessuno a porre le domande scomode. La storia moderna ci insegna che la democrazia si sgretola quando chi dovrebbe chiamare il potere a rispondere del proprio operato non è più in grado di farlo.
Con Javier Bardem ha prodotto il documentario Tutto quello che resta di te di Cherien Dabis, la saga di una famiglia cisgiordana: pochi mesi fa l’ha mostrato a Roma a migliaia di studenti, convocati da Loredana Commonara per il progetto Artmedia Cinema e Scuola. Della causa palestinese è tra i principali sostenitori a Hollywood, come affronta ora questa battaglia culturale?
In realtà, si tratta della medesima battaglia. Difendere i palestinesi dal genocidio e opporsi a una multinazionale che fagocita la capacità di vedere e raccontare richiedono la stessa volontà: che chi ha qualcosa da perdere faccia in ogni caso sentire la propria voce. Il potere conta sulla nostra paura o sulla nostra resa, vuole che soppesiamo i rischi per la nostra carriera e decidiamo di tacere, oppure che stiamo così comodi da ritenere che non ne valga la pena. Il fascismo e l’ingiustizia si insinuano quando chi potrebbe dire o fare qualcosa sceglie di non agire.
Gli Ellison, i proprietari della Paramount, a che puntano?
Bisogna giudicarli in base a ciò che hanno già fatto, non a ciò che dicono. Hanno celebrato Donald Trump, si sono spianati la strada grazie alla sua amministrazione e, a quanto si dice, gli hanno promesso una Cnn più benevola nei suoi confronti. È il comportamento di chi non vede la stampa e i media come un contrappeso al potere, ma come una risorsa da sfruttare per i propri scopi.
Quale involuzione ci aspetta?
La minaccia non è la censura imposta per decreto – anche se probabilmente troverà attuazione, in particolare da parte di figure quali l’editor-in-chief di Cbs Bari Weiss. Si tratta della censura che scatta quando giornalisti e cineasti sono consapevoli di chi stacca loro l’assegno e iniziano a trattenersi, a smussare i toni senza che nessuno glielo chieda esplicitamente: è autocensura. Ci sono film e documentari che mettono a nudo i potenti e poi non trovano un distributore: quelli sulla Palestina come Holding Liat, quelli sull’organizzazione sindacale dei lavoratori come Union. Un’azienda di queste dimensioni, la Paramount-Warner Bros. così indebitata e così schierata politicamente, ha ogni interesse a lasciarli sparire nel nulla.
I tuoi colleghi ne sono indignati oppure, come diciamo in Italia, tengono famiglia?
Ci vuole coraggio, e c’è chi l’ha avuto: ben 5.652 tra cineasti e membri delle troupe hanno firmato la nostra lettera contro la fusione. Da David Fincher a Yorgos Lanthimos, fino a Ben Stiller e Sandra Hüller, una schiera di talenti di grande rilievo. Abbiamo già visto colpire, con una sorta di lista nera, chi ha preso posizione sulla Palestina. Mi chiede se la gente taccia perché ha famiglie da sfamare… sì, certo, molti lo fanno, e non li giudico per questo. Chi parla ora è qualcuno che può permetterselo, come me, o qualcuno che non può permettersi di restare in silenzio.
Su Gaza il silenzio è calato, l’attenzione scemata. Possiamo davvero restare indifferenti di fronte a un genocidio?
No, eppure lo facciamo. In America però ci sono segnali incoraggianti: le primarie democratiche le stanno vincendo candidati che dichiarano di voler tagliare i fondi all’Idf, le forze armare israeliane, e questo rappresenta un cambiamento enorme. Gli americani sono stanchi del genocidio e dell’apartheid inferti ai palestinesi, sta crescendo un vasto movimento di opposizione.
In Spider-Man: Brand New Day, dal 29 luglio nelle nostre sale, riprende il ruolo di Hulk. Se potesse scegliere, oggi il suo gigante verde contro chi lo farebbe combattere?
Contro i cattivi, quelli che stanno danneggiando il mondo intero, quelli che perpetuano una mentalità coloniale basata sullo sfruttamento, il furto di terre e la sopraffazione.
Trump e Meloni, che un tempo si dichiaravano grandi amici o quantomeno stretti alleati, hanno rotto i rapporti. Se l’aspettava?
Il modo in cui fai una cosa è il modo in cui fai ogni cosa.
Oggi la destra domina a livello globale. Può essere sconfitta?
Assolutamente sì. Ci siamo già passati. In definitiva, queste realtà non sono in grado di governare: finiscono sempre per crollare. E accadrà di nuovo. Sono intrinsecamente corrotte e immorali e, prima o poi, finiscono per esagerare, spinte dall’avidità e dalla tracotanza. Il mondo sta già iniziando a voltare loro le spalle. Quando crollano, lo fanno rapidamente. Il neoliberismo ha fatto il suo tempo: ha tradito i lavoratori, ha distrutto l’ambiente ed è sul punto di subire la resa dei conti che merita.
@fpontiggia1