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Marco Travaglio

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Di Marco Travaglio

Direttore del Fatto Quotidiano

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Il boom dell’affluenza fa saltare tutti i sondaggi e ne dimostra ancora una volta i limiti. Non tanto per colpa dei sondaggisti, fra i quali ci sono anche (rari) studiosi seri. Quanto perché, se il governo mente spudoratamente e conquista consensi sulle sue balle, gli elettori si adeguano e ingannano chi li interpella per sapere se votano o non votano e, se sì, come. Oggi sapremo se gli aruspici avevano ragione almeno sul fatto che un’alta partecipazione avrebbe favorito il Sì, mobilitando le truppe più o meno cammellate di Meloni&C. inizialmente freddine sulla “riforma” Nordio. Sia come sia, la nostra Costituzione non è mai stata in pericolo come in queste ore dopo 78 anni di onorato servizio. E per salvarla da questi lanzichenecchi intenzionati a picconarne 7 articoli per stravolgerne tutto lo spirito, non c’è che una cosa da fare: chi non ha ancora votato No deve farlo di corsa entro le 15; e chi ha già votato ma conosce qualcuno rimasto a casa deve convincerlo e accompagnarlo al seggio. Molti ignavi pensano che “tanto non cambia nulla”, e in effetti per la categoria dei magistrati e per l’efficienza della giustizia tutto resta come prima. Ma, se vince il Sì, cambia tutto per la casta dei politici e dei loro amici potenti, che avranno più influenza sulla giustizia e più impunità; e per noi comuni cittadini, che ne pagheremo tutte le conseguenze, con pm meno imparziali, giudici più portati all’errore e meno giustizia dagli abusi del potere.

Se agli incerti non basta il contenuto della “riforma”, provino a immaginare di cosa saranno capaci i Nordio, i Delmastro, le Santanché, le Bartolozzi e tutti gli inquisiti e condannati assetati di vendetta e di mano libera una volta incassato l’assegno in bianco del Sì. Non serve molta fantasia per immaginare cosa faranno, magari riuniti all’hotel Champagne con gli amici Palamara e Ferri o nel ristorante del prestanome del boss Senese: basta sentirli parlare. Il pm “avvocato dell’accusa” da “controllare” (Nordio) e privare della “direzione sulla polizia giudiziaria” (Tajani). “Togliere di mezzo la magistratura” e far scegliere alla maggioranza di governo “le priorità dell’esercizio dell’azione penale”, cioè dei reati da perseguire e da ignorare, “supremo compito che spetta alla politica” (Bartolozzi). Prospettive terrificanti per tutti i cittadini di destra, di centro e di sinistra che hanno a cuore una giustizia uguale per tutti. Compresi i fan del governo Meloni che, come ha già detto la premier, resterà lì fino al termine della legislatura. Noi del Fatto ce l’abbiamo messa tutta: nessuno potrà dire che non l’avevamo avvertito. C’è tempo fino alle 15 per mettere in salvo la nostra Costituzione, poi rien ne va plus. E, se qualcuno non avrà fatto la sua parte, potrebbe pentirsene per tutto il resto dei suoi giorni.