Il mondo FQ

Bella, ma ignorata: come applicare la Costituzione

È fondata sul lavoro e ripudia la guerra
Bella, ma ignorata: come applicare la Costituzione
Icona dei commenti Commenti

La nostra Costituzione, nata dalla resistenza partigiana al nazifascismo, promulgata nel 1948 sulle macerie della devastante Seconda guerra mondiale con il fattivo contributo di tutti i partiti e di tutte le forze antifasciste, è senza dubbio tra le più belle del mondo e ancora oggi tra le più avanzate. Purtroppo, però, rimane profondamente inattuata.

L’articolo 1 statuisce che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma la maggior parte dei principali diritti non sono garantiti. Si può parlare di democrazia se il nostro Paese non ha avuto la capacità, la volontà e il coraggio di cercare verità e giustizia fino in fondo sulle stragi e gli assassini che hanno pesantemente condizionato la vita della stessa Repubblica? Da piazza Fontana a piazza della Loggia, dall’Italicus al Rapido 904, da Ustica a Gladio, dal golpe borghese alla Rosa dei venti, dalla P2 a Moro, da Bologna alle decine e decine di omicidi eccellenti, da Capaci a via D’Amelio, dalle stragi del 1993 al consolidamento della criminalità istituzionale sempre più mimetizzata sino al cuore dello Stato.

E poi, possiamo sostenere che la nostra Repubblica sia davvero fondata sul lavoro? Tante persone non hanno trovato il lavoro come diritto ma come favore che ti concede il potere di turno al quale da quel giorno finisci per appartenere e, cessando quindi di essere una persona totalmente libera perché il potere non è filantropo ma è sempre un do ut des. Quanti giovani sono dovuti emigrare per non andare dal padrone di turno a chiedere un lavoro con il cappello in mano e il capo chino? Quanti giovani, immigrati e donne, lavorano in nero, sono sfruttati, malpagati, umiliati? Si può sostenere che siamo una Repubblica fondata sul lavoro se in media cinque persone al giorno muoiono nei luoghi di lavoro?

Possiamo affermare che la nostra Repubblica tutela e sostiene i doveri di solidarietà di cui all’articolo 2? Direi proprio di no, se pensiamo che la solidarietà viene considerata frequentemente un reato, come accade per chi salva vite in mare con il torto di evitare la morte a esseri umani dalla pelle nera.

E che dire dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (articolo 3)? Sempre più evidente la costruzione negli anni da parte di quasi tutto il ceto politico di una giustizia forte con i deboli e debole con i forti tanto da fare pensare che la scritta nelle aule di giustizia andrebbe corretta: la legge dovrebbe essere uguale per tutti.

E che dire dell’Italia una e indivisibile (articolo 5) se con l’autonomia differenziata hanno sancito per legge il valore legale delle discriminazioni territoriali, sociali ed economiche?

Possiamo dire che la Repubblica promuove la cultura e la ricerca e tutela il paesaggio e il patrimonio artistico e culturale, preserva l’ambiente, la biodiversità, gli ecosistemi e gli animali (articolo 9)? Sulla cultura è sufficiente seguire le performance del già ministro Sangiuliano per comprendere a che punto di squallore politico siamo arrivati, così come la messa in vendita del patrimonio storico-culturale del Paese in un’ottica sempre più spinta dalla privatizzazione e monetizzazione di ciò che è invece bene comune. Per la ricerca, poi, si spende molto meno.

Possiamo dire che la condizione giuridica dello straniero è regolata in conformità delle norme e dei trattati internazionali (articolo 10) se non siamo riusciti ancora a garantire la cittadinanza italiana a chi nasce in Italia, studia in Italia, vive in Italia?

Con che coscienza possiamo dire che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (articolo 11)? Siamo stati tra i primi produttori e fornitori di mine antiuomo che hanno ucciso e dilaniato soldati e civili in giro per il mondo, abbiamo partecipato con diverse modalità a guerre di aggressione falsamente deliberate e propagandate come guerre giuste: ex Jugoslavia, Libia, Medio Oriente. Da ultimo, divenuti complici del genocidio in Palestina avendo abbandonato i palestinesi al loro destino e sostenuto, anche militarmente, lo Stato d’Israele e il suo progetto sionista di distruzione della Palestina e del suo popolo.

Possiamo ritenere che la manifestazione del pensiero sia sempre libera e che la stampa e i mezzi di comunicazione in generale siano sempre così liberi, autonomi, indipendenti e soprattutto senza padroni (articolo 21)?

La difesa giudiziaria è davvero un diritto così inviolabile se diventa sempre più difficile e costoso difendersi, soprattutto per i meno abbienti (articolo 24)?

Davvero le pene tendono anche alla rieducazione del condannato (articolo 27)? Sarebbe sufficiente rendersi conto dello stato in cui versano alcune carceri per verificare che nemmeno la dignità umana è salvaguardata.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività (articolo 32)? Anche qui basta constatare come è stato progressivamente smantellato il servizio sanitario pubblico in favore del privato.

Che dire poi della garanzia dell’istruzione pubblica e della formazione (articolo 33) sempre più sotto attacco da vincoli di austerità e politiche di mercificazione a vantaggio di interessi privati?

Possiamo sostenere che chi non lavora sia adeguatamente mantenuto (articolo 35) e chi ha bisogno non venga lasciato indietro? Diritto al reddito e alla casa il più delle volte sono solo illusioni.

E che dire della prevalenza assoluta e dominante che è stata data alla proprietà privata (articoli 41 e ss.) a totale detrimento di quella pubblica e dei beni comuni come ad esempio l’acqua? La lista purtroppo è ancora lunga.

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.