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Dagli Usa all’Unione europea, nuovi rischi per la democrazia

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Negli Stati Uniti, dove lo Stato viene oggi utilizzato come strumento di concentrazione del potere, la Corte Suprema – i cui membri sono di nomina presidenziale, e hanno incarico a vita – è chiamata a decidere se riconoscere al presidente Trump il diritto di licenziare membri non graditi di agenzie indipendenti, che pure sono sottoposte al Parlamento. E la maggioranza dei togati è orientata a dire sì. Verrebbe così meno un limite allo strapotere presidenziale introdotto nel 1935, proprio dalla Corte…

2) In Gran Bretagna, il premier “laburista” Starmer ha dichiarato “organizzazione terroristica” Palestine Action, un gruppo di militanti impegnato in azioni non violente e di disobbedienza civile a favore della Palestina. Nelle settimane successive, il governo ha condotto arresti di massa contro chi protestava per la decisione: la maggior parte dei trattenuti erano pensionati.

3) In India, nel contesto di crescenti politiche discriminatorie e di una diffusa tolleranza della violenza contro la popolazione musulmana, nonché di repressione e intimidazione del dissenso, cresce il condizionamento dell’autonomia delle università e sono in atto tentativi di alterare le liste elettorali per favorire il partito al governo.

4) La Commissione europea, con il contributo dell’Italia, ha approvato il Nuovo Patto Migrazioni che, in palese violazione di diritti fondamentali come quello d’asilo, nonché delle convenzioni internazionali, limita enormemente la possibilità delle persone migranti di vedersi riconosciuta una protezione, oltre a esporle al rischio (quasi certezza) di essere deportate in Paesi terzi (nemmeno in quello d’origine!) senza che la loro causa sia ascoltata.

5) La Francia ha avuto quattro premier in dodici mesi, dopo le elezioni anticipate indette dal presidente Macron: sono tutti caduti per assenza di maggioranza in Parlamento, visto che Macron si è rifiutato di consegnare il governo a chi legittimamente aveva vinto le elezioni.

6) In Italia, dopo la stretta alle manifestazioni prevista dal cosiddetto decreto Sicurezza, prosegue l’erosione delle prerogative del Parlamento. La legge di Bilancio, che pure impatta grandemente sulle vite di tutti, anche quest’anno non sarà sostanzialmente vagliata dalle Camere. Che continuano – e noi con loro – anche a ignorare il contenuto dei decreti sull’invio di armi all’Ucraina, pur essendo chiamate a votarli. Parimenti, il Parlamento non ha avuto modo di discutere davvero la modifica costituzionale relativa alla magistratura.

7) Il governo di Israele, “la sola democrazia del Medio Oriente”, come siamo soliti dire, mentre porta avanti lo sterminio di un popolo sostanzialmente indisturbato, proibisce l’attività di media “ostili”, impedisce ai giornalisti di osservare, licenzia i funzionari statali non allineati.

Ci fermiamo qui, per ragioni di spazio. Ma gli esempi di enormi violazioni dei meccanismi di bilanciamento dei poteri, di libertà del dissenso e del conflitto, propri della democrazia costituzionale, abbondano ovunque. Di cosa si parla dunque quando si parla di democrazia? A che punto siamo, visti gli esempi fatti sopra? È possibile invertire la rotta, e come? A Genova, dal 23 al 25 gennaio, personalità italiane e internazionali discuteranno proprio di questo, in una tre giorni intitolata: “Democrazia alla prova”. Perché la democrazia non è mai data, e se non sarà in grado di aggiornare i propri dispositivi, strangolati dal saldarsi di neoliberismo e autoritarismo, resterà un concetto vuoto. Per cui milioni di vite sono state sacrificate invano. Forse c’è ancora spazio per reagire: proviamoci.

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