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Gaza, Meloni senza coraggio ora va pressata “a 360 gradi”

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Lo hanno commemorato alla Camera, nel cuore delle istituzioni italiane, facendo a gara per intestarsi l’iniziativa, a testimoniare di quanto sia grande il bisogno di affollare il pantheon della destra estrema di figure giovani e teoricamente rispettabili, cioè non apertamente ascrivibili al fascismo storico e ai derivati più recenti. Attenzione: non apertamente ascrivibile, anche per ragioni anagrafiche, ma pienamente allineato.

Perché lui, Charlie Kirk, protagonista di una tragica e grottesca beatificazione politica nonostante fino a dieci giorni prima fosse un perfetto sconosciuto in Italia, rifiutava forse le etichette ma pronunciava frasi di sconcertante chiarezza e impatto, dalla manifesta violenza. “Michelle Obama, donna nera, ha un cervello inferiore a quello di una donna bianca” è una delle più celebri, insieme a: “Se vedo un nero che pilota l’aereo, mi chiedo se sia qualificato”, manifesti perfetti di un razzismo senza imbarazzi. E anche: “Le condanne a morte dovrebbero essere pubbliche, veloci, trasmesse in televisione. Penso che a una certa età sarebbe un’iniziazione”, oppure: “L’aborto va vietato. Se mia figlia di dieci anni venisse violentata dovrebbe partorire”, in un curioso cortocircuito nell’idea di rispetto per la vita. Per non menzionare i classici della destra estrema: “Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o di Black Lives Matter in pubblico”, nonché l’immancabile teoria della sostituzione etnica: “Importare milioni di musulmani è un suicidio per la nostra civiltà. L’Europa deve fermarsi o morirà”. Questo diceva Charlie Kirk, ma alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni le sue parole sembrano “messaggi di amore, fede e libertà”, nonché di una straordinaria apertura al confronto. È l’ennesimo tentativo di restare in impossibile equilibrio tra la rincorsa agli amici Donald Trump e JD Vance – espliciti nel reprimere gli oppositori, epurare la stampa, inneggiare alla libertà di parola quando professa odio – e l’esigenza di presentarsi al Paese come leader moderata, la sola in grado di tenere a bada i campioni sguaiati della montante destra. Equilibrio impossibile, si diceva: perché di fronte alle richieste del Paese, alle manifestazioni di disagio, alla marea umana che scende in piazza per dire che non vuole un governo complice del genocidio palestinese, scivola. E utilizza una manciata di teste calde che fanno qualche danno a Milano, riparato peraltro in mezza giornata, per scagliarsi contro “sedicenti pro-pal, sedicenti antifa, sedicenti pacifisti”, sperando di ingannare qualcuno con la trappola del buon senso e della difesa delle forze dell’ordine. Le quali, nella maggior parte dei casi hanno gestito le piazze senza alcun incidente, e magari anche solidarizzando, perché tra le molte persone per strada ci sarà anche qualche donna, madre e cristiana che non può tollerare lo sterminio di bambini innocenti. Al sicuro, insomma, Meloni non deve affatto sentirsi. Ed è per questo forse anche che non ha (ancora?) sposato la deriva del premier britannico Starmer, che dichiara terrorista l’organizzazione Palestine Action e arresta schiere di innocui pensionati, e di Trump, per cui i terroristi sono gli “antifa”; pur senza aver il coraggio, Meloni, di fare un passo per il riconoscimento della Palestina, come invece hanno fatto leader europei come Macron o Starmer.

Proprio sul riconoscimento, sulla richiesta di atti concreti, dallo stop all’invio di armi alle sanzioni contro Israele, che ora l’opposizione ha l’occasione di spingere, sfruttando la debolezza della premier. Il Paese dà segnali di fermento e consapevolezza e sarebbe intollerabile non intercettarli, tanto più a fronte dell’immobilismo a 360 gradi – come ama dire – della presidente del Consiglio.

* Per il Forum Disuguaglianze e Diversità

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