Marco Travaglio

Direttore del
Fatto Quotidiano

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Smemoranda

15 Dicembre 2021

Non si sa se sia peggio chi si ricorda chi è o chi se lo scorda. Tra gli smemorati di se stessi ci sono le senatrici 5Stelle della Giunta per le immunità, D’Angelo, Evangelista e Gallicchio, ieri astenute (a braccetto col Pd) sugli arresti domiciliari per Giggino ’a Purpetta (indagato per camorra) e sulla relazione di una forzista che vuol trascinare alla Consulta i pm fiorentini dell’inchiesta Open per aver violato la Costituzione e l’immunità parlamentare acquisendo corrispondenza telematica di non parlamentari in contatto con Zerovirgola. Dal 2013, quando entrarono in Parlamento, i pentastellati avevano sempre votato contro qualunque pretesa impunitaria, anche in casa propria. Cosa abbia indotto le tre Grazie a dismettere quell’ottima abitudine non è dato sapere. Per fortuna Conte ha rimediato in serata, annunciando il no in aula alla doppia porcata. Invece il centrodestra (e quindi Iv) si ricorda benissimo chi è e vota pro Giggino e pro Matteo.

Anche Minzolingua conserva ottima memoria e aggiunge altre minacce a quelle che quotidianamente riserva a chi, nel centrodestra, fosse tentato di non votare B. al Quirinale: o lo eleggono presidente della Repubblica, o “le conseguenze non saranno indolori”. Non potendo mandargli a casa Vittorio Mangano (purtroppo scomparso) con una testa di cavallo mozzata, si troverà qualche rappresaglia adeguata. Ma come si farà a sapere, col voto segreto, se i traditori saranno leghisti o meloniani o, peggio, forzisti? Semplice, flauta Minzo: “Basterà, per scoprirlo, che i ‘Silvio Berlusconi’ nelle urne non corrispondano al numero dei grandi elettori azzurri, i ‘Berlusconi Silvio’ a quelli dei leghisti e i ‘S. Berlusconi’ a quelli della Meloni”. Cioè: il Parlamento si trasformerà in una cosca, dove il voto è segreto per finta e ciascuno firma la sua scheda con un nome in codice (per partiti minori e peones, suggeriamo “Il piduista”, “L’amico degli amici”, “Il pregiudicato”, “Il puttaniere” e così via). Era già accaduto nel 2006 per l’elezione del presidente del Senato, quando ogni sigla dell’Unione, per distinguersi e stornare i sospetti, indicò Franco Marini in tutte le combinazioni possibili: “Franco Marini”, “Marini Franco”, “F. Marini”, “Francesco Marini”, “Marini” e basta, con alcune schede annullate perché di senatori Marini ce n’erano due e lui si chiamava proprio Franco (Andreotti, candidato di centrodestra, ironizzò sui “franceschi tiratori”). Uno spettacolo mafioso, che merita il bis. In alternativa, i parlamentari di destra potrebbero fotografare con lo smartphone le proprie schede, come nei seggi controllati dai clan: per dare il buon esempio e confermare che questa è proprio l’Italia dei Migliori.

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