Il 27 febbraio 2020, mentre l’Italia piange i primi morti per Covid, il premier X invita il presidente francese Emmanuel Macron a Napoli per un bilaterale su nuove misure europee contro la pandemia. Il 23 marzo consulta i leader di altri 8 Paesi Ue (Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Grecia, Irlanda, Lussemburgo e Slovenia) e con loro mette a punto una “Lettera dei Nove” al presidente del Consiglio europeo Charles Michel per proporre “uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato a beneficio di tutti gli Stati membri… per un finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni della pandemia”. È il primo cenno agli Eurobond o Coronabond. Germania e Paesi “frugali” del Nord guidati dall’Olanda rispondono picche: Eurobond mai, al massimo un Mes sanitario con condizionalità sospese sino a fine emergenza (all’Italia andrebbero 36-37 miliardi di prestiti). Il premier X rifiuta.

Il 26 marzo, al Consiglio europeo, sei ore di scontro fra i Nove e il fronte del Nord più Merkel, che dice: “Noi preferiamo il Mes, no ai Coronabond”. Il premier X lancia l’idea, perfezionata con Macron, di “titoli europei vincolati alla crisi Covid ed emessi una tantum”: gli “European Recovery Bond”. E avverte: “Nessuno vuole mutualizzare i debiti: ciascun Paese risponderà del proprio e l’Italia ha le carte in regola. Qui servono strumenti innovativi e adeguati a una guerra che dobbiamo combattere tutti insieme. Se qualcuno di voi pensa a meccanismi di protezione personalizzati del passato, non disturbatevi, potete tenerveli: l’Italia non ne ha bisogno”. E farà da sé con gli otto alleati. Merkel: “Il Mes è lo strumento che abbiamo, non capisco perché Giuseppe voglia minarlo”. Premier X: “Angela, tu e non solo tu guardate la realtà di oggi con gli occhiali di dieci anni fa. Il Mes è stato disegnato nella crisi dell’euro per i Paesi che hanno commesso errori”. Macron: “Il Mes serve per gli choc asimmetrici, questa pandemia è uno choc simmetrico. Ci riguarda tutti”. La presidente Bce Christine Lagarde si schiera coi Nove. I nordici chiedono un rinvio senza decidere. Il premier X pone il veto sulle conclusioni finali. E ottiene un nuovo testo che impegna i cinque europresidenti (Commissione, Consiglio, Parlamento, Eurogruppo e Bce) a presentare in 14 giorni un “Recovery Plan adeguato”. Risate e pernacchie sulla stampa italiana, che pressa il premier X perché chieda i 36 miliardi di Mes e lasci perdere la follia del Recovery. Per convincere i popoli dei Paesi più riottosi ad accettare i Coronabond, il premier X si fa intervistare da tv e giornali di tutta Europa.

Il 9 aprile l’Eurogruppo sospende le condizionalità al Mes, ma rinvia al Consiglio la decisione sui bond. Salvini e Meloni accusano il premier X di “alto tradimento” per aver chiesto il Mes di nascosto. Polemiche a non finire perché il premier X risponde che è tutto falso. Il 23 aprile, al Consiglio Ue, il premier X illustra la proposta dei Nove: un “Recovery Fund finanziato con bond comuni”. Von der Leyen l’appoggia e così pure, a sorpresa, Germania e frugali, che però non vogliono sussidi a fondo perduto, ma solo prestiti. Il 18 maggio, mentre l’Italia esce dal lockdown, Macron (per i Nove) e Merkel (per i frugali) propongono alla Commissione un Recovery Fund di 500 miliardi a fondo perduto raccolti con titoli comuni. È la metà di quanto chiedono la Von der Leyen e il premier X. Che dice: “Buona base di partenza, ma l’importo deve salire”. Il 27 maggio la Von der Leyen presenta un Recovery Fund di 750 miliardi (500 a fondo perduto, 250 di prestiti). All’Italia andrebbe la fetta più grossa: 172 miliardi, di cui 81,8 di sussidi e 90,9 da restituire.

Il premier X consulta le parti sociali e la società civile agli “Stati generali” per raccogliere idee sul Recovery Plan, sbeffeggiato dall’intera stampa italiana. Poi, in vista del decisivo Consiglio Ue del 17 luglio, incontra i colleghi Costa, Sánchez, Rutte e Merkel: “Non si scende di un euro sotto i 750 miliardi”. La stampa italiana invoca Draghi e vaticina che il premier X tornerà sconfitto: sia sul potere di veto dei singoli governi sui fondi agli Stati, sia sull’importo del Recovery (500 miliardi al massimo). Soprattutto i giornali di destra. Repubblica: “Ue, l’Italia all’angolo”. Giornale: “Conte Dracula. In Europa rischiamo di restare a secco”. Libero: “L’Ue non ci dà i soldi perché non si fida di Conte. Voi al suo posto cosa fareste?”. Verità: “La Merkel ci concederà poche briciole”. Il Consiglio Ue, anziché due giorni, ne dura quattro e all’alba del 21 luglio, dopo lunghe battaglie diurne e notturne con Rutte e i frugali, il premier X ottiene ciò che voleva: 750 miliardi e nessun potere di veto dei singoli Stati (solo un “freno di emergenza” a maggioranza in caso di inadempienze rispetto ai piani approvati dall’Ue). L’Italia ne avrà 36,5 in più del previsto: 81,4 a fondo perduto e 127,4 in prestito. Ora che ha vinto, il nome del premier X scompare dalle prime pagine italiane, sostituito da Merkel e Macron, mentre la stampa estera lo elogia. Ieri, a Cinecittà, la cerimonia per festeggiare la prima rata in arrivo del Recovery Fund, alla presenza della Von der Leyen e del premier Draghi.

Ps. Dicono gli ornitologi che il cuculo è noto per il “parassitismo di cova”, che consiste nel deporre il proprio uovo nel nido di altri uccelli.

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