Francia

Sarkozy-Gheddafi: l’affare libico era un’aquila spiona

La rivelazione. Secondo “Mediapart” l’allora ministro degli Interni avrebbe venduto a Muammar la tecnologia dei francesi per ascoltare i ribelli, usata anche da Parigi

15 Dicembre 2020

L’arma elettronica “Eagle” venduta dalla Francia alla Libia di Gheddafi sarebbe al centro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti libici durante la campagna che coinvolge Nicolas Sarkozy. Un’arma, basata su una tecnologia made in France, che è servita al dittatore libico a sorvegliare gli oppositori al regime fino alla sua caduta, nel 2011. Sono le ultime rivelazioni di Mediapart in un’inchiesta tentacolare in cui l’ex presidente francese, sospettato di aver ricevuto illegalmente dei fondi libici per finanziare la campagna elettorale del 2007 che lo portò all’Eliseo, è indagato dal marzo del 2018.

In sette anni di inchiesta, i giudici di Parigi hanno concluso che un “patto di corruzione” è stato stretto nel 2005 tra il “clan Sarkozy” e il “clan Gheddafi”, che ha poi portato tra fine 2006 e inizio 2007 al trasferimento di diversi milioni di euro per la candidatura di Sarkozy. “Eagle” sarebbe uno degli elementi di questo patto. Bisogna risalire al 2005, quando Sarkozy era ministro dell’Interno di Chirac. Ci dice Mediapart che, nell’ottobre di quell’anno, durante il viaggio di Sarkozy a Tripoli, Claude Guéant, suo capo di gabinetto, incontrò Abdullah Senoussi, responsabile delle attività di spionaggio di Gheddafi, e il faccendiere franco-libanese Ziad Takieddine, che faceva da intermediario. Fu allora che Senoussi riferì a Guéant che la Libia aveva bisogno di “materiale di sicurezza” e che sperava nella “cooperazione” di Sarkozy. Nel dicembre 2006, un’azienda di ingegneria informatica francese, la Amesys, firmò un contratto con il governo libico per l’elaborazione di un sistema di cyber-sorveglianza su scala nazionale.

“La Libia ha finanziato la totalità della ricerca e dello sviluppo di Eagle”, ha riferito l’ex direttore commerciale di Amesys, Stéphane Salies, a Mediapart. Il giornale online scrive: “Il sistema ha permesso di assorbire la totalità del traffico internet del paese e di individuare e fermare gli oppositori libici durante la Primavera araba”. I servizi segreti francesi erano al corrente: “La caccia agli oppositori – scrive Mediapart –, prima dell’intervento militare del marzo 2011, poteva essere seguita dai servizi francesi via backdoor che permetteva loro di connettersi al dispositivo”. Di questo contratto non esistono prove perché, nel 2011, Amesys ha distrutto gli hard disk e le mail relative al caso. Ma i magistrati hanno prova della distruzione. Da parte sua Sarkozy, che ha sempre denunciato un “complotto” contro di lui, è stato convocato dai giudici a inizio ottobre e sentito anche sulla vicenda “Eagle”. L’ex presidente ha negato ogni implicazione: “Non sono mai stato associato ad alcun tipo di collaborazione tra il ministero dell’Interno e delle aziende. Il nome di Amesys – ha detto – non è mai stato pronunciato in mia presenza, né quando ero ministro né quando ero presidente”.

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