Il braccio di ferro tra gli Usa di Trump e la Cina di Xi su TikTok è a un passaggio cruciale: Trump annuncia il divieto di scaricare le app cinesi TikTok e WeChat da domani, domenica 20 settembre. Ma la decisione, formalizzata da un ordine del Dipartimento del Commercio, potrebbe saltare se andassero in porto, con le modifiche sollecitate dalla Casa Bianca, le trattative in corso per un’intesa tra TikTok e Oracle, dopo il fallimento di quelle con Microsoft. Secondo fonti di stampa, che anticipano le mosse dell’Amministrazione statunitense, TikTok e WeChat saranno rimosse domenica dagli app store Usa: gli utenti che già le usano, potranno temponeamente mantenerle sui propri cellulari, ma WeChat potrebbe presto diventare inutilizzabile causa l’indisponibilità degli aggiornamenti software; e TikTok sarebbe illegale dal 12 novembre.

Il segretario al Commercio Wilbur Ross, vecchio sodale del magnate presidente, conferma quanto apparso sui media: “Su indicazione del presidente, abbiamo deciso di contrastare in modo tangibile la malevola raccolta di dati personali degli americani da parte della Cina, difendendo, nel contempo, i nostri valori e le regole della democrazia … Il Partito comunista cinese usa le app per minacciare la sicurezza nazionale, la politica estera e l’economia statunitensi”. Stizzita la reazione di TikTok: “Siamo in disaccordo con la decisione del Dipartimento del Commercio, e siamo delusi dal blocco dei nuovi download e dal divieto di uso della nostra app dal 12 novembre”. Una reazione delle autorità di Pechino è attesa nelle prossime ore. La battaglia di TikTok è un episodio della guerra commerciale tra Usa e Cina ed è pure un capitolo del contorto romanzo delle ingerenze straniere nelle presidenziali statunitensi. Trump e il suo rivale Joe Biden hanno avuto un botta e risposta a distanza sulla Cina giovedì sera, parlando il presidente nel Michigan e lo sfidante in Pennsylvania: Trump ha ripetuto un suo mantra: “Se Biden vince, vince la Cina”; Biden ha fatto un distinguo fra la Cina, un concorrente, e la Russia, un avversario, che “la pagherà per le sue interferenze” (in Asia, invece, “dobbiamo rafforzare le nostre relazioni”). Poco prima, il direttore dell’Fbi Christopher Wray aveva confermato, in un’audizione al Congresso, che Mosca continua a cercare di interferire nel voto, specie denigrando Biden: l’Fbi “non tollererà” interferenze straniere sulle elezioni presidenziali, aveva assicurato Wray, senza però sprecare parole sulla Cina. La indicazioni di Wray coincidono con le sensazioni che un ex capo Cia, Dan Coats, confidò tempo fa al giornalista del Washington Post Bob Woodward: “Putin ha qualcosa in mano che condiziona Trump”.

Non è escluso che tutte le mosse e contromosse su TikTok e WeChat vengano presto vanificate dall’accordo di partnership tra Oracle e TikTok, di cui – scrive il New York Times – il co-fondatore di Instagram, Kevin Systrom dovrebbe essere l’amministratore delegato. Il posto di Ceo di TikTok è vacante da fine agosto, quando Kevin Mayer si dimise a causa delle pressioni politiche conseguenti allo scontro tra Washington e Pechino. Il Ceo ad interim è Vanessa Pappas. Systrom si dimise da amministratore delegato di Instagram nel settembre 2018 con l’altro fondatore della app, Mike Krieger, per contrasti sull’autonomia della piattaforma rispetto a Facebook, che acquistò Instagram nel 2012.

L’accordo fra TikTok e Oracle non convince, però, Trump, nonostante le modifiche già apportate dal Dipartimento del Tesoro e approvate dalla cinese ByteDance e da Oracle: il presidente ritiene che l’intesa non fughi i timori sulla sicurezza nazionale. Anche la Cina dovrà dire la sua sull’operazione; e il via libera di Pechino non è affatto scontato. Un ‘no’ suonerebbe politicamente motivato: uno schiaffo di Xi a Trump, a sette settimane dal voto Usa. Secondo indiscrezioni, l’accordo tra TikTok e Oracle prevede, nell’attuale versione, che la partnership coinvolga anche Walmart e abbia sede negli Usa, ma che la maggioranza azionaria resti in mani cinesi: Oracle ne avrebbe solo il 20%. A Trump ciò non piace: vuole che la maggioranza dell’app sia nelle mani di investitori americani, per mettere al sicuro i dati dei suoi cittadini. Come se non fosse stata proprio l’americanissima Facebook nel 2016 a venderne milioni, favorendo la sua elezione.

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