È scattata l’ora X alla Camera dove dalla prossima settimana l’Aula si farà in tre: oltre che nell’emiciclo e in tribuna, i 630 deputati potranno accomodarsi anche in Transatlantico. In modo che possano essere tutti presenti con le debite distanze di sicurezza imposte dall’emergenza coronavirus e senza dover ricorrere all’idea tentatrice dello smart working da casa. Ma adesso è la nuova logistica che fa discutere: perché la piccionaia delle tribune è davvero un ottimo osservatorio: ne sanno qualcosa i giornalisti che in tempi ordinari si appostano proprio lì per raccontare al meglio le sedute. Ma è altrettanto certo che sedere in Aula ha sempre il suo fascino oltre che un sicuro vantaggio, specie se c’è la diretta della seduta trasmessa sulla Rai. E allora è meglio il belvedere, le postazioni a favore di telecamera, o l’ormai ex corridoio “dei passi perduti” dove le grandi finestre sul cortile assicurano il continuo ricambio dell’aria?

Il cruccio è grande e non si scherza: perché c’è chi briga per rimanere in Aula, chi è tentato da spazi più larghi e più salubri. E chi di fare il saliscendi tra piani non ci pensa proprio: il rischio che anche sui posti a sedere ci si azzanni tra colleghi insomma c’è. Tanto che il collegio dei questori che ha organizzato la nuova logistica ha adottato un criterio preciso. Lo spiega il questore anziano, il forzista Gregorio Fontana: “Ogni gruppo potrà far sedere il 53 per cento dei suoi deputati in aula, il 19 per cento in Transatlantico e il 18 in tribuna in modo da mantenere una certa proporzione in tutte e tre le aree di questa aula allargata. Poi i gruppi sceglieranno autonomamente chi siede dove. L’importante è che ciascuno stia nel suo settore”. Insomma i deputati di un singolo gruppo non potranno colonizzare un solo settore facendo come gli studenti più smagati, quelli che pur di assicurarsi i posti migliori sono disponibili ad arrivare anche prima a scuola. “Del resto – spiega ancora Fontana – non ci sono posti di serie A o di serie B: io stesso ho assistito ai lavori dai palchi in alto. E si sta benone anche lì”.

Quel che è certo è che le nuove regole imporranno ai capigruppo un esercizio di diplomazia non indifferente, perché spetterà principalmente a loro decidere se riservare l’Aula agli onorevoli di grido o organizzare una rotazione democratica. Per Federico Fornaro che guida la pattuglia di LeU a Montecitorio non si tratta di un grande problema: “Finora ho notato che per la tribuna si sono offerti i più giovani, un po’ per rispetto dei colleghi più anziani, un po’ perché sono più disponibili alla novità. È pur vero che questa concentrazione di natura anagrafica in un solo settore può avere un impatto: nei giorni scorsi durante il dibattito sulla gestione lombarda dell’emergenza Covid 19 le tribune a un certo punto si sono trasformate in una specie di stadio”.

Ora però l’aula che si fa in tre può avere altre implicazioni anche più rilevanti, innanzitutto per la disciplina di partito. “Sicuramente la distanza favorisce un voto più libero dalle indicazioni di gruppo. E per la verità pure chi si vuole imboscare” dice ironico Fornaro che comunque un’occhiata ai tabulati la dà sempre, tanto per non sbagliare. “Io guido un gruppo di 11 deputati e non credo che avrò mai grandi problemi. Ma per le fruste degli altri partiti (ossia quei deputati che hanno l’ingrato compito a ogni votazione di segnalare con gesti o urlacci se va spinto il tasto verde o il rosso, ndr), sarà più dura”.

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