Li vediamo aggirarsi nei parchi in versione “sceriffo”, alle prese con quelli che non hanno capito che è il momento di restare a casa. Li sentiamo parlare in dialetto davanti alle telecamere, per far arrivare via social il messaggio anche ai più anziani che magari – fuori dalla formalità dell’italiano – afferrano meglio il concetto. […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 19,99€ per 3 mesi

Articolo Precedente

Va bene la via di Seoul, ma qui mancano le basi

prev
Articolo Successivo

Modello “Uandovài”? Gli sceriffi buoni del Sud alla riscossa

next