L’obiettivo è per tutti lo stesso: contenere diffusione e impatto del contagio da Covid-19. Ma sul “come” i governi dell’Ue procedono ancora in ordine sparso. In primis i tedeschi, che rimandano le scelte drastiche fatte dall’Italia. “Secondo gli esperti potrà infettarsi fino al 70% della popolazione” ha detto ieri Angela Merkel. Senza vaccini e terapie “il contenimento” del virus e “il rallentamento” della diffusione sono le uniche strategie per evitare di sovraccaricare il sistema sanitario e proteggere le fasce deboli. “Significa guadagnare tempo e devono essere messe delle priorità” così che “tutti i livelli dello Stato possano continuare a lavorare in modo che la vita economica in qualche modo possa tenersi in piedi” ha detto Merkel. La via tracciata è questa: misure ad hoc, vigilare sugli sviluppi, informare e responsabilizzare la popolazione e qualche rinuncia. Come agli eventi con più di mille persone. Il ministro della Salute Jens Spahn ha dato indicazioni ai Laender di cancellarli. Dal governo federale, del resto, possono arrivare solo suggerimenti visto che Polizia, scuola e sanità sono competenze dei Land.

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Alla spicciolata diverse regioni si sono adeguate, molte partite di Champions e della Bundesliga si giocheranno a porte chiuse. A chi polemizzava sulla soglia ancora alta il ministro Spahn ha replicato che “non dobbiamo per forza aspettare che qualcosa sia vietato ma possiamo decidere da soli e con responsabilità se è possibile rinunciare a qualcosa per proteggere le persone che amiamo”. Come frequentare i club e i locali notturni o i concerti.

Gli ospedali della federazione hanno attivato da lunedì “il piano di crisi” per adeguare le strutture in vista del picco che arriverà. Il Robert Koch Institut ha elevato il livello di rischio per la popolazione portandolo a “medio” e ad “alto” nell’epicentro di Heinsberg. I contagiati in totale sono 1850, e i test per il coronavirus tra il 2 o l’8 marzo (dati Kbv) sono saliti a 35mila. Il Paese è sulla stessa traiettoria dove era l’Italia una settimana fa. Ma si ritiene che il contagio si debba solo contenere senza fermare il Paese.

Sul fronte economico il governo ha stanziato 1 miliardo ma valuta altre misure, tra cui la cassa integrazione in deroga. Ieri la cancelliera ha aperto all’idea di non rispettare il feticcio del pareggio di bilancio: “È una situazione straordinaria e faremo tutto il necessario” e “anche tutto quello che possiamo per uscirne. Dopo vedremo che significato ha sul nostro bilancio”.

Sono in molti però a criticare la linea troppo morbida. A partire dai più influenti economisti tedeschi, che hanno presentato un documento durissimo: la politica agisca in fretta e con misure importanti, dicono, per evitare che una crisi sanitaria si trasformi in una crisi di fiducia su vasta scala. È meglio uno shock temporaneo e drastico che uno shock prolungato e di ampie dimensioni. Il conflitto tra obiettivi economici e medici è solo apparente: “Nel lungo termine, l’impatto economico di un approccio troppo permissivo al contenimento sarebbe notevolmente peggiore”, scrivono. Meglio fermarsi 2 mesi che aspettare che il sistema vada in panne. I costi sarebbero più alti e i tempi lunghissimi, dice l’ex consigliere economico del governo, Peter Bofinger.

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