Era il 15 marzo 1980 e sulle pagine di Repubblica Italo Calvino, arrivato da poco al giornale per l’amicizia con Scalfari, scriveva: “C’era un Paese che si reggeva sull’illecito”. Un apologo. Denunciava la corruzione imperante in Italia. Cosa direbbe oggi che – così dicono le intercettazioni – su illecite informazioni guadagna denaro, pensa un po’, […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

In offerta per il primo mese a solo 1€*

(*successivamente 17,99€ / mese)
Articolo Precedente

La colpa è del sedere, non della mano

prev
Articolo Successivo

Michel Martone, la nostalgia dello champagne

next