Napoli

Izzo, pallone e cosche: a giudizio per camorra

Il difensore del Genoa accusato di concorso esterno con i vecchi amici di Scampia

4 Novembre 2017

Un incrocio di eventi giudiziari ha unito ieri il calcio e la camorra che uccide. Un ex scugnizzo di Scampia, il difensore centrale del Genoa Armando Izzo, un paio di convocazioni in Nazionale senza giocare, ieri è stato rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e frode sportiva.

È accusato di aver partecipato alla combine di due partite dell’Avellino nel 2014 insieme ad alcuni compagni di squadra dell’epoca e ad esponenti del clan della Vinella Grassi. Gente che Izzo conosceva, è il nipote di uno dei fondatori della cosca. Gente che aveva messo le mani sulle scommesse nel mondo del pallone. È difficile crescere a Scampia, e il 2 febbraio 2018 alla prima udienza del processo Izzo si ritroverà come coimputati un boss e un killer originari di Secondigliano: Umberto Accurso, che proprio ieri è stato condannato all’ergastolo per il duplice assassinio di Lello Stanchi e Luigi Montò, e Salvatore Russo, che sempre ieri è stato arrestato con l’accusa di aver eseguito quei brutali omicidi. I corpi furono dati alle fiamme. Russo era minorenne.

Con queste vicende Izzo non c’entra. L’inchiesta che lo riguarda del pm anticamorra di Napoli Maurizio De Marco affronta solo storie di calcio della serie B 2013-2014. Il calciatore aveva 22 anni e giocava nell’Avellino. Secondo le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, il clan degli Accurso intervenne su Modena-Avellino (1-0) ed Avellino-Reggina (3-0), attraverso la mediazione di Luca Pini, un ex calciatore e gioielliere di Secondigliano. Pini era il contatto tra gli Accurso e Francesco Millesi, uno dei senatori dello spogliatoio dell’Avellino. Pini ha fatto delle ammissioni, dicendo di aver consegnato denaro a Millesi che a sua volta lo avrebbe spartito con Izzo, negando però di sapere che gli Accurso fossero camorristi. Pini e Millesi hanno optato per il rito abbreviato. Il pm ha chiesto rispettivamente 3 anni e 6 mesi e 5 anni di reclusione (sentenza il 13 dicembre). Solo 4 mesi di condanna per frode sportiva sono stati chiesti per il pentito Antonio Accurso, fratello di Umberto. È Antonio a vuotare il sacco in Procura: “Da Izzo, insieme a Millesi e Pini io e mio fratello acquistammo due partite. E fu Pini a dirci che Millesi voleva parlare con noi”. Antonio Accurso riferisce di due incontri in un ristorante di Casoria, uno il 14 maggio 2014 e l’altro una settimana dopo, per cucinare il biscotto. Al primo “c’eravamo io, mio fratello, Geremia (soprannome di Russo, ndr), Pini e Millesi. Quando io iniziai un discorso chiaro, andando al sodo, Millesi mi disse che i giocatori che avevano il suo stesso procuratore facevano quello che lui diceva; io gli dissi che noi avevamo Izzo che era disponibile (…)”.

Accurso afferma di aver dato a Millesi 50 mila euro per corrompere giocatori della Reggina. Su Modena-Avellino, il clan aveva scommesso 400 mila euro guadagnandone 60 mila. Stesso investimento e profitto di 110 mila euro per l’altra gara. In un interrogatorio del 28 novembre 2016, Izzo ammette di essersi recato solo la prima volta e non la seconda al ristorante (“mi ha chiamato Pini”) ma smentisce qualsiasi accordo illecito: “Davanti a me, né Antonio Accurso né Millesi affrontarono minimamente il discorso di partite di calcio e men che meno di combinare il risultato di partite. Nego che io abbia proferito in quella occasione la frase ‘Fratello hai preso il numero uno’. Non ho mai chiamato Accurso fratello. Sul punto lui e Pini mentono”.

Izzo ricorda di non aver giocato per infortunio col Modena e spiega così i rapporti con Umberto e Antonio Accurso: “Quando ero ragazzino li vedevo per strada, li incontravo e li salutavo ma non li frequentavo. Nel quartiere non si parlava bene di loro, si diceva che erano dediti ad attività criminali”. Ha poi depositato tre memorie con tre linee difensive che il pm ha ritenuto “incompatibili tra loro”. Se la giustizia penale per Izzo entra nel vivo, quella sportiva lo ha archiviato con un perdono di fatto. La squalifica di 18 mesi di aprile è stata ridotta subito a 6 mesi. Izzo l’ha scontata in buona parte durante la pausa estiva: è tornato in rosa a ottobre, contro il Napoli ha segnato ed è stato tra i migliori in campo.

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