Non solo l’uscita maldestra di Zenga, il colpo di testa di Caniggia, con l’Italia poi eliminata ai rigori in semifinale dall’Argentina. La foto peggiore delle notti magiche di “Italia 90” è un debito che ci ha seguito fino al 2015, quando a bilancio figuravano ancora 61,2 milioni di euro da saldare e il cui giustificativo era la legge 65 del 1987, quella che servì a finanziare le nuove strutture sportive destinate ai Campionati del Mondo.

Una spesa complessiva quantificata in oltre 7mila miliardi di vecchie lire (di cui 6mila provenienti dalle casse statali): al cambio attuale 3,47 miliardi di euro, calcolando l’inflazione circa 7 miliardi. Era la stagione degli appalti d’oro, Tangentopoli era ancora lontana da venire e in quell’affare della rampante Italia craxiana tutti si tuffarono gaudenti: furono costruiti o ammodernati stadi che oggi sono fatiscenti, pericolosi o già demoliti, oltre a una serie di infrastrutture mai utilizzate o presto abbandonate.

In totale, per i soli stadi furono spesi quasi mille miliardi. Di questi, 226 per il Delle Alpi di Torino, con un rialzo del 224% della spesa prevista e con tanto di inutile e scomoda pista d’atletica: chiuso nel 2006 e demolito nel 2009, oggi su quei terreni sorge lo Juventus Stadium. Il terzo anello del San Paolo di Napoli ha creato problemi strutturali all’impianto, e il nuovo e futuristico San Nicola di Bari sta oggi cadendo a pezzi. Per ammodernare l’Olimpico di Roma furono spesi 235 miliardi, con una lievitazione del 181% grazie ad appalti concessi per lo più con trattativa privata.

Ci furono diverse inchieste, quasi tutte finite con un nulla di fatto, e due proposte d’inchiesta parlamentare (1992 e 1999) mai partite. Ma gli sperperi non si fermarono agli stadi. Solo nella capitale furono costruite la stazione Farneto, la leggenda vuole ci siano passati quattro treni fino a quando ha chiuso nel 2008; la stazione Vigna Clara, da subito inservibile perché furono sbagliate le misure e in galleria non passavano due treni; l’Air Terminal di Ostiense, inutilizzato fino a quando nel 2012 l’ha preso Farinetti per Eataly.

A Milano ancora ricordano il maxi albergo di Ponte Lambro, un ecomostro mai aperto e abbattuto nel 2012. Sacrificati sugli altari degli appalti d’oro dei costruttori, furono 24 gli operai morti nei cantieri, quasi 700 quelli gravemente infortunati. I Mondiali furono assegnati all’Italia nel 1984, quando a Palazzo Chigi c’era Bettino Craxi e al Coni un altro socialista come Franco Carraro. A presiedere il Comitato Organizzatore fu chiamato Luca Cordero di Montezemolo, che non fu mai indagato né sentito come persona informata dei fatti, ma che dopo quel disastro ne combinerà altri a Rcs, alla Juventus e, dopo l’intermezzo vincente, alla Ferrari.

Oggi Montezemolo presiede il Comitato Promotore di Roma 2024 e – nel caso che nel 2017 i Giochi 2024 siano assegnati all’Italia – ha detto che si farà da parte e lascerà gli incarichi organizzativi ad altri. Esaurita la sua presunta spinta propulsiva in termini di notorietà, se Roma dovesse ottenere le Olimpiadi, è bene che rispetti l’impegno essendo, tra l’altro, il simbolo di una stagione politica e di un grande evento sportivo fallimentare ben oltre il gol di Caniggia.

Articolo Precedente

Roma 2024, il precedente dei Mondiali di nuoto (e di sprechi) del 2009

prev
Articolo Successivo

Sala e Parisi, sfida con bufala: Mr Expo e il bonus Serravalle

next