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Come è noto, l’Ulisse di Joyce è una parodia dell’Odissea di Omero.
Ma come sarebbe l’Ulisse di Joyce scritto da Omero?

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Introduzione
di Umb*rt* Ec*

 

All’interno di quell’espressione peculiarmente soggettiva che è il comico, Aristofane può stare accanto a Woody Allen, come Rabelais vicino a Moliere, o Plauto a Mel Brooks, senza timore di confronti. Sotto la maschera delle differenze individuali, e il costume versicolore del genere, l’immagine fondante è quella di Dioniso, segno-sogno del comico come epifania formale ed ontologica. Dioniso è il comico come immediatezza-animalità; e come logos.

   Ascolta, Euctemone: tu hai l’ernia e io una figlia. Prenditi mia figlia, e dammi piuttosto cento ernie che una sola.

Rifarsi a Dioniso equivale ad accettare la sua sostanza ambigua ed enigmatica, equivale ad ascoltare il rifrangersi e moltiplicarsi della sua voce e delle sue gesta nelle voci e nelle gesta di chi modula la propria vocazione artistica entro il sistema frammentato e complesso del comico. In questa presenza, metafora di un mistero non concettualizzabile che agisce come linguaggio e attraverso il linguaggio, risiede il segreto che rende esemplare l’esperienza storica del comico nella civiltà occidentale.

   Hai comprato i capelli, il belletto, il cerone, il miele per il viso, persino i denti: per lo stesso prezzo, ti potevi comprare una faccia.

La comicità occidentale crede e vive nel kairòs, nell’occasione; a questa presiede l’urgenza di una tyche, di una necessità che interviene, senza apparenti giustificazioni, a dettare le azioni del protagonista.

   E’ morto il poeta Eutichide. Voi che state sottoterra, scappate! Arriva Eutichide con le sue liriche! Il nuovo Caronte arriva fra voi. Dove nascondersi, se anche l’Ade viene invaso da Eutichide?

Nata dall’occasione e in essa interamente conchiusa, la comicità vive in un rapporto particolare con il pubblico, complice, partecipe e co-autore di un’esperienza che travalica l’esperienza soggettiva del singolo autore. E’ un’arte che, in virtù di un forte potere di suggestione esercitato da precise tecniche del ritmo, non potrebbe esistere, senza il suo doppio autore: l’artista/pubblico.

L’acqua che ai tempi di Deucalione sommerse tutte le cose, o quel Fetonte che incenerì gli abitanti della terra, non sparsero morte fra gli uomini quanto il poeta Potamone ed Ermogene il chirurgo. Così da sempre soffriamo quattro flagelli: il sole impazzito, la furia delle acque, la cattiva poesia e la feroce chirurgia.*

La comicità, come tutta l’arte, ci serve: da una parte, per costituire e ricostituire la nostra natura di esseri umani, coinvolti in pratiche sociali; e, dall’altra, per criticare incessantemente tali costituzioni. Quando funziona, introduce nel mondo qualcosa di nuovo: un nuovo modo di interagire col mondo.

* Epigrammi di Lucillio, precursore di Marziale (I secolo d.C.).