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Trump ordina indagini sui dem pronti a metterlo sotto inchiesta: “Devono finire in prigione”. La linea dura dell’era Miller

Il presidente accusa gli avversari di "estorsione" per le minacce di impeachment e le iniziative contro i finanziatori repubblicani. Sullo sfondo lo scontro con il Congresso
Trump ordina indagini sui dem pronti a metterlo sotto inchiesta: “Devono finire in prigione”. La linea dura dell’era Miller
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Donald Trump ordina al Dipartimento di Giustizia di indagare sui democratici, accusandoli di “estorsione ai massimi livelli” e invocando il carcere per gli avversari politici. È la risposta del presidente alle inchieste annunciate dall’opposizione dopo la conquista di entrambe le Camere del Congresso. “Trovatevi un avvocato”, aveva avvertito il deputato Robert Garcia, destinato alla guida della commissione di Vigilanza della Camera che si occupa dell’operato dell’amministrazione. Il primo, nuovo scontro dopo le elezioni di medio termine arriva alla Casa Bianca mentre inizia l’era di Stephen Miller, l’ideologo della linea dura sull’immigrazione appena promosso capo di gabinetto al posto di Susie Wiles.

“I democratici vanno in giro minacciando molte persone, tra cui il ministro della Giustizia e altri, prospettando l’impeachment e svariate altre forme di punizione”, scrive Trump sul suo social Truth. Sostiene che non esistano ragioni per procedere contro i suoi collaboratori e rilancia: “Sono questi estorsori a dover finire in prigione”. Poi l’annuncio: “Ordino al Dipartimento di Giustizia di indagare immediatamente su questo atto criminale”. Nel mirino di Trump finiscono anche le presunte minacce di sanzioni e reclusione ai finanziatori repubblicani. I democratici sarebbero intenzionati a utilizzare i poteri di controllo parlamentare conquistati alle elezioni per indagare sugli affari della famiglia Trump, le criptovalute, la gestione del caso Jeffrey Epstein e le operazioni dell’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione. Il leader democratico Hakeem Jeffries non ha escluso un nuovo impeachment, mentre la Casa Bianca respinge le accuse di illeciti e denuncia il rischio di indagini politicamente motivate.

La reazione di Trump coincide con la promozione di Miller, che ha assicurato al presidente la propria “fedeltà assoluta”. Una nomina criticata anche da ambienti repubblicani. “Una decisione orribile”, ha detto a Fox il deputato repubblicano Marlin Stutzman, spiegando che la sua stretta sui migranti è costata ai conservatori il voto dei latinos. E non è l’unico. “Ha danneggiato l’amministrazione e ha trasformato la politica sull’immigrazione che favoriva Donald Trump in una zavorra. Non piace a molti repubblicani”, ha spiegato l’ex deputato del Nebraska Don Bacon. A quanto pare, Miller non sarebbe interessato a compromessi con i democratici, pronti a chiedere documenti e testimonianze sull’attività dell’amministrazione.

Il cambio di passo, o forse semplicemente la conferma della linea trumpiana, potrebbe investire anche la libertà di stampa. Secondo la rivista di politica The Atlantic, Miller sarebbe favorevole all’arresto dei giornalisti che rifiutano di rivelare le proprie fonti governative nelle indagini penali sulle fughe di notizie relative alla sicurezza nazionale. Ipotesi alla quale si sarebbe invece opposta Wiles, che lo ha preceduto nell’incarico. Le stesse fonti citate dalla storica rivista spiegano la scelta di Trump con la volontà di mettersi accanto uno che “spacchi le teste” e “non lo freni”. Il Dipartimento di Giustizia ha smentito categoricamente la ricostruzione. Nelle stesse ore Trump ha offerto il ruolo di portavoce a Dana White, amico personale e presidente dell’organizzazione di arti marziali miste Ufc. Un annuncio attorno al quale circolano ricostruzioni tutte da verificare su un possibile scambio di persona con l’omonima ex responsabile della comunicazione del Pentagono. I cambiamenti potrebbero essere solo all’inizio. “Mi piace la mia squadra di governo, ma forse farò qualche cambiamento”, ha dichiarato Trump a 60 Minutes.

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