Solo la radicalità vista nelle piazze europee spingerà l’onda blu dei Dem fino in Italia
Mentre i politici di destra si leccano le ferite, la sinistra italiana gongola e non si trattiene nell’annunciare la prossima sconfitta degli avversari, illudendosi che l’onda blu dei Democrats statunitensi possa attraversare l’Atlantico, varcare lo stretto di Gibilterra e arrivare a inondare anche il nostro stivale.
Dal mio punto di vista, il rischio di credere che la corrente sia cambiata e, per grazia ricevuta, visto che gli Usa sembrano aver voltato pagina, la stessa cosa debba accadere anche da noi, significa non voler capire le ragioni che hanno portato a questo ribaltamento di scenario, così come non si vogliono capire le motivazioni profonde del movimento dei giovani italiani che hanno riempito le piazze nelle ultime settimane.
Intanto, ci si concentra sugli errori di Trump (la guerra all’Iran, il fallimento drammatico della Ice, il carovita negli Usa, etc.) che sicuramente hanno pesato nelle scelte elettorali degli statunitensi, ma non si butta l’occhio a quello che è successo in casa democratica. Dopo la sconfitta di Kamala Harris è avvenuto molto di più di un semplice avvicendamento di leadership e si è assistito a un cambiamento di linea politica e, di conseguenza, di classe dirigente. La politica estremista di Trump ha poi spinto il partito democratico a fare i conti con le ingiustizie profonde che attraversano la società Usa.
Quando si dice che la politica ha preso una direzione maggiormente radicale, come in questo caso, non si intende banalmente dire che si è deciso di essere più determinati, intransigenti o conflittuali nei toni. Significa, invece, che si è deciso di prendere i problemi dalla radice, cercare l’origine delle questioni, individuandone le ragioni strutturali per fare proposte politiche capaci di andare verso la rimozione di tali ostacoli, che non si accontentano dei palliativi, ma che hanno il coraggio di affrontarne le cause. Si tratta cioè di un atteggiamento che rifugge il compromesso, la logica della mediazione al ribasso, gli accordi di convenienza, per mettere al centro la questione delle ingiustizie che stanno alla base degli squilibri di potere e dei privilegi/discriminazioni che si stanno acuendo in modo inversamente proporzionale nella nostra società.
È un richiamo alla coerenza della politica, tra il dichiarato e l’agito. È il rifiuto, una volta tanto, della politica politicante per mettere al centro le istanze di cambiamento reale. È l’evangelico “sì, sì, no, no” che sembra invece un miraggio nella politica italiana e europea. Se un merito, ma proprio solo quello, ha avuto Donald Trump, è stato quello di rompere gli schemi ingabbianti della retorica politica per fare riemergere le differenze più profonde tra una visione di destra e una di sinistra. Quindi il cambiamento che è avvenuto nella sinistra statunitense non è stato solo nei temi, ma soprattutto nei modi di porre le questioni sul tavolo.
E poi, e qui la differenza con lo scenario italiano è davvero stridente, ciò che è cambiato radicalmente sono stati gli esponenti di questo ricambio politico, gli interpreti di questa svolta radicale. Infatti gli attori/attrici di questo nuovo corso non sono stati nuovi volti dello stesso establishment. Non sono stati i cloni più giovani dei vecchi maggiorenti del partito. Sono stati invece esponenti di quelle radici sociali che le ingiustizie le hanno subite sulla propria pelle.
E allora: il musulmano figlio di immigrati denigrato per il suo credo e bollato da Trump come jihadista vince il seggio al senato in Michigan, la nativa americana figlia dei veri autoctoni nordamericani massacrati dai colonizzatori europei si prende il governatorato del New Mexico, un omosessuale discriminato per il suo orientamento sessuale diventa il primo senatore dichiaratamente gay eletto nella storia degli Usa, un pastore protestante pacato e gentile si prende il seggio di senatore in Texas di fronte la sguaiata propaganda cristiana integralista degli evangelici sostenitori della peggiore destra razzista, una donna afroamericana diventa la prima governatrice della Georgia della storia e una donna con un passato da senzatetto diventa governatrice dell’Ohio. E l’elenco potrebbe continuare.
Il parallelismo con l’Italia
Io ho visto, in questa plastica coerenza anche nelle biografie dei candidati della nuova onda dem, una risonanza fortissima con le mobilitazioni dei giovani italiani delle ultime settimane. È ovvio che si tratta di due cose diverse: un partito che si è riorganizzato e ha prodotto proposte politiche radicali, ma molto razionali e mediate e, dall’altra parte, un movimento con una scarsa organizzazione, composito e eterogeneo.
Ma quello che mi è sembrato ricorrere in modo evidente è, appunto, la radicalità. La richiesta alla sinistra di riprendere il proprio ruolo nella storia e il proprio posto nella politica: che è quello di stare dalla parte degli esclusi, dei discriminati, degli oppressi. Se è vero che nel movimento dei ragazzi italiani c’era, e c’è, quella “giusta collera” di cui parlava Paulo Freire che corrisponde ad una rabbia giustificata da una condizione di ingiustizia vissuta, questa indignazione, che non può rimanere fine a se stessa e che dovrà essere nei prossimi mesi elaborata e maturata, può diventare proposta politica, auspicabilmente egemonica, solo se troverà, come è successo negli Usa, spazio e legittimazione all’interno di una organizzazione politica. Altrimenti rischierà di disperdersi o prendere un’altra forma.
Sicuramente, gli interpreti di questa nuova onda radicale (che è forse l’unica speranza di sconfiggere quell’altra rabbia, quella sì pericolosa, la rabbia della frustrazione, che è invece il carburante della destra reazionaria e sovranista in odor di fascismo) non potranno essere gli esponenti di una classe politica stanca e compromessa che, invece di vedere in questa novità una speranza, vedono un pericolo.
Allora, di fronte alle manifestazioni, a volte sgangherate, dei ragazzi, di fronte alle sconfitte dei plutocrati al potere, c’è chi guarda il dito e chi guarda la luna. C’è chi si indigna per le vetrine rotte, chi dice che è solo per l’aumento del costo dei carburanti. C’è anche chi pensa, invece, che una nuova prospettiva, magari ingenua ma sicuramente non corrotta, stia sorgendo e chi spera che i giovani e gli assetati di giustizia prendano in mano le sorti del nostro pianeta. Perché abbiamo dannatamente bisogno della loro energia e della loro capacità di credere in un futuro ancora da scrivere.