Microcamere e auricolari nascosti per passare l’esame della patente: tre candidati scoperti a Venezia
Microcamere nascoste nei vestiti, smartphone utilizzati come hotspot e minuscoli auricolari inseriti in profondità nelle orecchie. Era questa l’attrezzatura utilizzata da tre candidati per tentare di superare in modo fraudolento l’esame teorico della patente B alla Motorizzazione civile di Venezia. A fermarli sono stati gli esaminatori, insospettiti da comportamenti anomali e da una prova completata in tempi troppo rapidi.
L’episodio, riporta il Gazzettino, è avvenuto il 27 ottobre scorso, intorno alle 13, durante l’ultima delle cinque sessioni d’esame organizzate nella giornata: i tre candidati, tutti provenienti dalla stessa autoscuola di Mestre, avevano attirato l’attenzione del personale incaricato della sorveglianza per alcuni comportamenti anomali. Per tutta la durata della prova avevano mantenuto il busto particolarmente rigido e si erano guardati più volte intorno. Ma a insospettire ulteriormente gli esaminatori era stata soprattutto la discrepanza tra le difficoltà mostrate nella comprensione della lingua italiana e i risultati ottenuti: due avevano risposto correttamente a tutte le trenta domande, mentre il terzo aveva totalizzato 29 punti. Un rendimento quasi perfetto, raggiunto peraltro in tempi decisamente inferiori rispetto a quelli impiegati dagli altri candidati.
Gli esaminatori hanno quindi deciso di intervenire, facendo attenzione a non insospettire i candidati. Non potendo procedere autonomamente a una perquisizione personale, hanno contattato gli agenti del Servizio Sicurezza urbana della Polizia locale veneziana, riuscendo nel frattempo a trattenere i tre all’interno dell’aula fino al loro arrivo. Alla richiesta di dichiarare se fossero in possesso di dispositivi elettronici destinati a superare fraudolentemente l’esame, i candidati hanno negato. Ma gli agenti avevano già notato un apparecchio per la trasmissione delle immagini nascosto nel colletto di una delle felpe.
La perquisizione ha consentito di individuare l’intera dotazione: moduli Gsm per la trasmissione dei dati, smartphone utilizzati come hotspot wi-fi e microtelecamere destinate a inviare all’esterno le immagini dei questionari visualizzati sui monitor. Per ricevere le indicazioni sulle risposte da inserire nei computer della Motorizzazione, i tre utilizzavano anche microauricolari dotati di antenna, inseriti così in profondità nelle orecchie da rendere necessario un intervento medico specialistico per la rimozione.
Il caso si inserisce in un fenomeno che negli ultimi anni ha portato a numerosi interventi delle forze dell’ordine. A destare preoccupazione è soprattutto la frequenza degli episodi più recenti. Dieci giorni prima era stato individuato un altro candidato con apparecchiature dello stesso tipo; circa un mese fa era stata scoperta una donna, mentre lo scorso agosto erano stati bloccati altri cinque candidati. Secondo quanto riferito dalla Motorizzazione, la disponibilità di strumenti tecnologici così specifici farebbe ipotizzare l’esistenza di un’organizzazione alle spalle, incaricata di fornire le apparecchiature necessarie per aggirare i controlli e consentire il superamento della prova.
Resta aperta la questione delle sanzioni e dell’efficacia dei controlli. Oltre al procedimento penale, infatti, chi viene scoperto a tentare di alterare l’esame può tornare a presentarsi alla prova dopo un mese e un giorno. Un intervallo che, secondo gli operatori, potrebbe non essere sufficiente a scoraggiare il ripetersi di questi episodi.