Elezioni Usa, batosta per la lobby dei data center: 1,5 milioni per la campagna della trumpiana Graham sconfitta in South Carolina
La sconfitta di Donald Trump alle elezioni Usa di metà mandato indica anche la battuta d’arresto per la lobby americana dei data center, pilastro dell’Intelligenza artificiale, un’industria in ascesa vertiginosa tra le crescenti proteste dei cittadini. Nel South Carolina, dove “l’asinello” inanella sconfitte sin dal 1998, la candidata repubblicana Darline Graham è stata battuta dalla democratica Annie Andrews. Netto il risultato delle urne: 50,8% contro il 41% dei voti. Nella tradizionale roccaforte Gop, Donald Trump aveva surclassato Kamala Harris con uno scarto di 18 punti. Anche in Texas e Georgia, secondo l’agenzia Reuters, la sconfitta dei conservatori pone al centro il tema degli impianti per l’intelligenza artificiale. Con i democratici vittoriosi favorevoli a fermare la costruzione delle nuove “cattedrali” tecnologiche.
Sconfitta “Data Center Darline”: vince la dem favorevole allo stop
Graham aveva espresso il suo favore per la costruzione di nuovi data center, nel nome della competizione geopolitica contro la Cina. Andrews, battezzando la rivale con il nomignolo di “Data Center Darline”, aveva proposto una moratoria e la sospensione dei lavori per due anni. Proposta bocciata dalla repubblicana, per tenere Pechino a distanza nella corsa tecnologica. Il New York Times, in un articolo del 21 ottobre, ha ricostruito i rapporti tra l’industria e il partito di Donald Trump in vista delle elezioni: Graham era la punta di lancia nelle urne della Carolina del Sud, sostenuta pubblicamente dalla Casa Bianca. Per lanciare la candidata, un milione e mezzo di dollari sono stati investiti in campagne pubblicitarie da parte del nuovo Comitato di azione politica (Pac, Political action commettee) “Building the Future”. Di cosa si tratta? Un’organizzazione privata statunitense per raccogliere denaro da spendere in campagne elettorali, legata alle aziende dei data center – secondo la testata della Grande mela – con finanziatori ancora ignoti.
Due spot a favore di Graham sono stati diffusi dal 17 ottobre grazie a “Building the future”, il secondo maggior finanziatore della candidata Gop, stando alla società AdImpact citata dal New York Times. Il 21 ottobre, quattro giorni dopo l’esordio degli spot, Donald Trump è salito sul palco della Clemson University per comiziare fianco a fianco con la repubblicana sconfitta. Alle contestazioni della platea, il presidente Usa aveva risposto accusando i manifestanti di essere “pagati”. Lo stesso giorno aveva esortato i padroni dei data center a pagare “dividendi” all’indirizzo di comunità locali per frenare le proteste, con un post sulla piattaforma social Truth. Crescono i timori dei rincari per le bollette dell’energia elettrica e dell’acqua, alimentati dall’ingente fabbisogno per nutrire l’intelligenza artificiale.
Debacle in Texas e Georgia, Musk: “Allettanti i Data center nello spazio”
In Texas, la democratica Gina Hinojosa ha sconfitto il repubblicano Greg Abbott nella corsa come governatore, mentre il liberal James Talarico è stato eletto senatore. Nello Stato del Sud, dove risiederà circa un quarto della capacità dei data center americani entro il 2030, anche esponenti del Gop sono schierati contro i data center, ricorda Reuters. Non è bastato ad evitare la sconfitta, dopo 30 anni di dominio repubblicano. Elon Musk, dopo aver donato più di 150 milioni di dollari alla campagna repubblicana, ha sentenziato sui social: “I data center nello spazio sembrano piuttosto allettanti in questo momento”.
In Georgia, anche la democratica Keisha Lance Bottoms è stata eletta governatrice perorando la sospensione dei lavori di costruzione dei nuovi data center, scalzando i repubblicani dopo oltre due decenni al vertice dello Stato. Atlanta, capitale Georgia, è il mercato più attivo del Paese, secondo la società di servizi e investimenti immobiliari CBRE, citata da Reuters.
I Senatori del Grand old party: ” Se perdiamo, colpa del settore ‘tossico’ dei data center”
Secondo il New York Times, i senatori repubblicani hanno “praticamente implorato” il soccorso dell’industria dei data center per il voto di metà mandato, in un documento ufficiale del National Republican Senatorial Committee, il comitato del Gop presso la Camera alta. La carta, “piuttosto singolare”, cita il caso del senatore Jon Husted in Ohio, ammonendo come in caso di sconfitta la responsabilità cadrebbe sulle spalle del settore “tossico” dei data center, un “tema latente” della campagna elettorale. Fervono le proteste nello Stato americano, dove sorgerà uno degli impianti più grandi del mondo, nella piccola località di Piketon con poco più di 2 mila abitanti. E anche in Ohio è giunta la batosta, con Husted sconfitto dal democratico Sherrod Brown. “Non lavoro per i data center e non lavoro per Wall Street”, ha proclamato il vincitore alla festa elettorale dei Democratici dell’Ohio, citato dal Guardian.
La testata americana ha messo in fila le date: due settimane dopo il documento dei senatori repubblicani, l’industria dei data center muove due pedine. La prima, con l’annuncio della creazione del super Pac “Building the future”, il comitato di azione politica che ha sostenuto Darline Graham. Seconda mossa: una campagna pubblicitaria da circa 7 milioni di dollari in Ohio, Kansas e Wisconsin, a sostegno dei data center, promossa dall’organizzazione no profit “Build American AI”, legata a “Building the Future”. Quest’ultimo, scrive il New York Times, è stato creato dagli stessi promotori di “Leading the Future”, un altro Comitato di azione politica. La sua missione? Sostenere l’Intelligenza artificiale, con “decine di milioni di dollari investiti a favore di candidati che appoggiano l’IA”. A settembre, altre due organizzazioni avevano finanziato campagne pubblicitarie per rilanciare l’immagine del settore: Infrastructure for America e l’American Edge Project, appoggiato da Meta. Ma il verdetto delle urne americane accredita una teoria: sostenere i data center e non porta voti.