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Il Cavallo e la Torre vola negli ascolti: per fortuna dell’informazione, in Rai non c’è solo Vespa

Il programma ha prodotto un’informazione in controtendenza rispetto a buona parte dell’informazione quotidiana della Rai e di buona parte della tv nazionale
Il Cavallo e la Torre vola negli ascolti: per fortuna dell’informazione, in Rai non c’è solo Vespa
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Per fortuna dell’informazione, in Rai non c’è solo Vespa e la vergognosa narrazione del Tg1 a descrivere le manifestazioni di questi giorni. E anche gli spettatori se ne sono accorti. Infatti nella scorsa settimana Marco Damilano con il suo Il Cavallo e la Torre su Rai3 ha toccato share del tutto imprevisti, con un exploit la sera di venerdì 30 ottobre, a fine puntata, di oltre un milione e 400.000 spettatori e 7,6 di share; un successo inaspettato che ha sospinto la rete a quell’ora al terzo posto negli ascolti, dietro solo a Rai1 e a Canale 5.

E’ stato il punto di arrivo di una settimana nella quale il programma ha superato ripetutamente se stesso nello share, andando oltre mezzo punto sopra rispetto al suo solito, ma soprattutto ha prodotto un’informazione in controtendenza rispetto a buona parte dell’informazione quotidiana della Rai e di buona parte della tv nazionale. Uscendo, vivaddio, dal logoro circuito politici-giornalisti, dalle noiose e trite discussioni su campo largo, Vannacci, primarie, Renzi sì Renzi no (stucchevoli e ricorrenti in alcuni talk anche se si parla di agricoltura), il programma ha dato voce, tra l’altro, ad una ragazza del movimento (seguita sabato 24 a Milano), alla mamma di uno dei ragazzi fermati, alla presidente dei gip di Milano Ezia Maccora (a proposito delle gravi affermazioni della premier sul caso Siher), ad una preside di Roma in sciopero insieme agli studenti e al fratello di Kevin Laganà, uno degli operai morti lo scorso anno a Brandizzo (è stato il momento in cui c’è stata la punta di share), un episodio di morte sul lavoro dimenticato finalmente a processo al Tribunale di Ivrea, ma in condizioni da terzo mondo (in uno sgabuzzino senza sedie né tavolini).

Damilano ha saputo squarciare il velo del racconto di regime portando alla ribalta porzioni di realtà e del paese poco e per niente mediatizzate dagli organi ufficiali. Ebbene, nei giorni in cui manifestazioni imponenti di ragazzi venivano etichettate dalle voci filogovernative con l’unico marchio che poteva far comodo al potere in carica, la violenza, la gente si dev’essere accorta che c’era in tv chi cercava di andare oltre questa narrazione. E ha premiato lo sforzo con ascolti lusinghieri per quell’ora e per la rete.

E’ un dato che merita riflessione, che ci dice che forse non tutto è perduto, nonostante il Tg1, nonostante Vespa, nonostante Porro, Del Debbio e compagnia cantante, giornali compresi.

Un dato, infine, che ci dice due cose e ci dà una buona notizia. Primo: che il Cavallo e la Torre è un punto di osservazione del paese prezioso, quasi unico, sicuramente originale. Secondo: che tra gli spettatori c’è chi ancora riesce a distinguere tra una buona e una cattiva informazione. Mentre la buona notizia è che questi ultimi non sono pochi.

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