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Ultimo aggiornamento: 18:53 del 3 Novembre

Dall’ossessione per i capelli al ‘lettone’ di Putin, i retroscena svelati da “Il regista di Berlusconi”, con Travaglio, Oliva e gli autori Gasparotti e Zanca

I racconti inediti sul Cavaliere nel nuovo libro edito da Paperfirsti. "Anche Silvia Salis punta sull'immagine? Nessuno è come il Cavaliere. Lui le piazze le riempiva, oggi è solo like o una foto con un piatto di pasta, è imbarazzante"
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Dall’ossessione per i capelli, al mistero del lettone di Putin, passando per il palo della lap dance a Villa San Martino ad Arcore, fino al racconto del colpo di teatro della sedia spolverata nella celebre puntata di Servizio Pubblico, andata in onda il 10 gennaio 2013. Sono soltanto alcuni dei retroscena svelati nel libro Il regista di Berlusconi – I segreti dei miei trent’anni con Silvio, edito da Paper First, la casa editrice de Il Fatto Quotidiano, che Roberto Gasparotti, il regista che ha passato quasi 30 anni al fianco di B, ha deciso di raccontare con la giornalista del Fatto Paola Zanca, ricordando i segreti della sua comunicazione. Aneddoti ricordati nel corso di una serata evento a Roma, al Teatro Palladium, con gli autori del volume, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e la condirettrice Maddalena Oliva.

È la storia di quasi un ventennio al potere, una vita al centro della scena pubblica come imprenditore, uomo d’affari e di spettacolo. Dalla discesa in campo del 1994 in poi, Gasparotti e Zanca rivelano nel libro i segreti di quella scenografia apparentemente perfetta. Gli scivoloni, le insicurezze, i tic di un uomo che ha costruito un’intera carriera sull’immagine, le canzoni-inno, i palchi bianchi, il divieto di ospiti vicini al podio, il prompter per leggere i discorsi, i bigliettini delle fan in tasca. E poi i capelli, il trucco, l’altezza: ogni appuntamento pubblico dell’inventore di Forza Italia ha seguito un format preciso. “I suoi capelli sono sempre stati per lui un vero problema. Quando ne trovava uno o due diciamo li battezzava con un nome e li riponeva in una piccola scatolina”, ha spiegato Gasparotti nel corso della serata.

L’ex assistente, che ha curato tutte le apparizioni pubbliche dell’ex premier, a cominciare dal video che iniziava con “l’Italia è il Paese che amo”, ha seguito l’allora leader di Forza Italia nei comizi, nelle manifestazioni, nei tanti anni a palazzo Chigi, insieme ai protagonisti della politica di ieri e di oggi, fino agli anni bui della decadenza, dopo la condanna per frode fiscale. È la sua viva voce a raccontare una vita trascorsa al fianco del “presidente”: dagli incontri internazionali alle cene a palazzo Grazioli, Gasparotti c’era sempre.

“In un altro Paese basterebbe fare una delle mille cose che ha fatto Berlusconi per non fare più politica. Non siamo qui per ribadire quello che abbiamo sempre detto su di lui e sulle sue vicende. Ma è molto più interessante parlare di quello che è rimasto nella politica. Il berlusconismo nel senso dei contenuti è sopravvissuto. Abbiamo votato un referendum a marzo che era la sua fissazione, la separazione delle carriere. Fissazione che poi lui non ha mai fatto seguire da un provvedimento legislativo perché poi alla fine aveva sempre cose più urgenti, cioè aveva i processi, dovevano depenalizzare i reati o mandarli in prescrizione. Però questi pallidi imitatori tipo Tajani invece erano convinti che lui fosse entusiasta della separazione delle carriere, soprattutto di perdere poi il referendum, come hanno fatto. Invece, rispetto al suo modo di fare politica non c’è nessuno che punti così tanto sull’immagine”, ha spiegato Travaglio.

Concorda Gasparotti: “Anche Silvia Salis punta sull’immagine? No, non vedo chi oggi si presenta al pubblico come faceva Berlusconi. Lui le piazze le riempiva, anche al 30% con chi lo contestava, però induceva la discussione. Oggi invece è solamente un like, un pulsantino su un onorevole o un politico che ha mangiato un piatto di pasta, è tutto veramente imbarazzante”.

Zanca ha ricordato anche uno degli ultimi atti politici di Berlusconi, nel pieno delle trattative per la formazione del governo Meloni, quando su un foglietto poi ripreso dalle telecamere e dai fotografi scrisse aggettivi tutt’altro che lusinghieri verso l’attuale premier, al di là delle successive smentite: “Quella scena del Senato è veramente la rappresentazione plastica di come lui ha gestito i rapporti politici e personali con i suoi alleati, anche con i suoi avversari. Riuscire a trovare un’immagine, con lui che faceva l’elenco dei difetti di Meloni, che completamente spostasse l’attenzione da quello che in quel momento doveva essere il centro della scena, quindi Giorgia Meloni stessa”.

Rispetto alla scena della sedia pulita a Servizio pubblico è stato invece Travaglio a ricordare: “Berlusconi da Vespa a un certo punto fu interpellato sulla spolverata della sedia e disse: ‘No vabbè ma quello era teatro. Io stimo Travaglio anche se scrive sempre contro di me’. Addirittura disse una roba tipo ‘è il giornalista più grande d’Italia’, ma secondo me lo disse per far rosicare Vespa e Polito che speravano di essere loro i prescelti”.

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