Sanità pubblica, il campo largo rischia di rifinanziare la catastrofe
Per il campo largo oggi non basta dire che alla sanità bisogna dare più soldi. Anzi se pensassero di poter risolvere tutti i problemi solo dando più soldi, sarebbe un imbroglio pericoloso.
Faccia attenzione il campo largo e si rammenti che dietro l’astensionismo vi sono anche i grandi tradimenti fatti dalla sinistra sia contro la salute sia contro il più elementare diritto alla cura. Sei milioni di persone che non riescono a curarsi e oltre 44 milioni di persone, più di 2 italiani su 3, che nonostante l’articolo 32 della Costituzione nonostante il SSN, per accedere all’assistenza sanitaria devono pagare di tasca propria. Dopo ormai 30 anni di privatizzazione i cittadini sanno più degli esperti che, sia il diritto alla salute che la sanità pubblica, sono deragliati come un treno al quale hanno tolto i binari.
Il pericolo che vedo non è tanto la contrapposizione tra i vari neoliberisti che sono nel campo largo, i progressisti e la sinistra (per me la contrapposizione è scontata) ma è la mancanza di idee, di proposte, di impegno per governarla dialetticamente in avanti. Cioè sulla sanità temo i compromessi di facciata, quelli che per fare il campo largo accettano di lasciare la sanità pubblica al suo declino. In sanità non servono compromessi: ci serve una idea di cambiamento che, pure nelle differenze politiche che sono nel centrosinistra, spinga in avanti – non indietro – il grado di civiltà della nostro servizio sanitario.
Considererei un grave errore politico che per creare la coalizione si imbrogli la gente sulla sanità. Secondo me la prima cosa che il campo largo dovrebbe fare è ammettere la catastrofe cioè ammettere che per milioni di persone i diritti costituzionali sono negati. La seconda cosa è dire che si vuole voltare pagina e che si è disposti a fare riforme vere quindi a prendere impegni politici per cambiare la situazione. La terza cosa è dire con chiarezza che si parte dando alla sanità più soldi per tamponare le falle più grandi, ma che lo scopo degli scopi della coalizione è offrire al paese prima di tutto una salute nuova per abbattere le malattie e contestualmente una nuova sanità gratuita equa e universale, sia per il nord che per il sud.
Quindi certamente più soldi, ma a condizione di non barare.
Dietro lo slogan del Pd che tutti hanno fatto proprio – ossia “più soldi alla sanità” – se non si sta attenti si corre il rischio di rifinanziare in blocco la sanità attuale cioè di rifinanziare le controriforme fatte negli anni 90. Cioè di rifinanziare la catastrofe. Aumentare la percentuale di spesa sanitaria al 7.5% del Pil come propone il campo largo, su proposta del Pd, senza nessuna riforma, è un modo per rifinanziare in blocco la sanità che c’è lasciandola alla deriva.
Per tutti gli anni 90 il Pd ci ha spiegato che – per ragioni di sostenibilità – bisognava privatizzare la sanità poi nel 2018 è arrivata la batosta elettorale ma il Pd non ha cambiato linea. Sulla sanità resta a vocazione neoliberista, continua a ribadire le sue controriforme ma a differenza degli anni 90 – a partire da Letta – comincia a dire che il problema della sostenibilità non c’è più per cui comincia a chiedere di alzare al 7.5% la spesa sanitaria in rapporto al Pil ma al solo fine di rifinanziare in blocco la destrutturazione della sanità pubblica.
Oggi il Pd dovrebbe comprendere che non può pretendere che il campo largo accetti una strategia simile; nello stesso tempo, gli altri partiti dovrebbero capire le difficoltà enormi del Pd e offrirgli una via di uscita, un compromesso vero ma dicendo ai loro elettori chiaramente che sulla sanità si volta pagina. Personalmente sono convinto che il compromesso non sia facile ma anche che sia possibile. Si tratta di definire – tramite una relazione – un modo non contraddittorio per mettere insieme il pubblico con il privato, i diritti e gli interessi. La salute e la cura.
In questo post non ho lo spazio per spiegare come salvare la sanità dai suoi guai ma per chi fosse interessato a comprendere la questione segnalo un piccolo libro pubblicato solo due anni fa che sembra fatto a bella posta per il campo largo (Salviamo la sanità. Una riforma necessaria per garantire il diritto di tutti. Castelvecchi 2024)
Qui mi limiterei a dire al Pd che capisco le ragioni per le quali esso da un po’ di anni chiede di aprire i rubinetti sulla sanità ma negare la sostenibilità comporta molti rischi. Aumentare la spesa per la sanità continuando a incentivare la privatizzazione per via fiscale prima già ora pone seri problemi di sostenibilità. Per incentivare il privato si sottofinanzia il pubblico. Mi chiedo però se non sia il caso, per il campo largo, di ridefinire una idea più moderna di sostenibilità a partire dagli articoli 9 e 41 della Costituzione E mi chiedo perché nessuno nel campo lago – a partire dai Verdi, Sinistra italiana e M5S – questa possibilità neanche è da loro considerata.
Oggi lo scopo del campo largo dovrebbe essere quello di salvare la sanità pubblica e l’articolo 32 ma oggi farlo non è uno scherzo è un impegno che in nessun modo tollera né arretratezza culturale né paraocchi e men che mai imbrogli.