Lazio, l’ultimo cabaret: squadra in testa in Serie A, tifosi disperati e Lotito che umilia anche Forza Italia | il commento
Ormai siamo al mistero dei misteri. La Lazio, malgrado Lotito, gli spalti vuoti, i brocchi in prestito, l’aquila ferita, e persino Forza Italia decisamente addolorata, è prima in classifica. Toccati i ventotto punti, e nove partite vinte, una sola pareggiata, con il cordone sanitario di tifosi dolenti e assenti, ormai esausti finanche di stare in silenzio, ridotti a fuscelli, sbiancati in viso, svuotati nello spirito e nel corpo dal presidente del latinorum, l’affarista del cui prodest, per giunta senatore della Repubblica in prestito alla maggioranza a parametro zero.
Non c’è notizia capovolta che possa fare concorrenza alla spietata esecuzione con cui la Lazio di Gustav Isaksen, giovane attaccante danese fino all’anno scorso imbucato in serie A e oggi spavaldo cannoniere dal sinistro di ferro, macina risultati, chiude la bocca alle avversarie e stordisce i propri tifosi, oramai accampati nei pressi dell’Olimpico e pronti per la crocifissione.
Ci pensa Claudio Lotito in persona, oggetto della contestazione più lunga della storia del calcio italiano, a rendergli la vita e l’amore per la propria squadra, la più tossica delle fedi. Se vorranno vedere l’amato derby, con gli aquilotti in testa e gli odiati cugini a inseguire, dovranno acquistare un pacchetto di altre tre partite. Quattro match al prezzo di quattro, così la pancia di Lotito si farà sempre più gonfia e quella – per dire – di Antonio Tajani, il leader di Forza Italia che solo qualche settimana fa segnalava le ricadute politiche negative per l’attesa implosione della squadra, avrà viscere dolenti.
Siamo alla storia inversa, al principio capovolto, alla teoria della felicissima disperazione. Più la Lazio vince, meno i tifosi accorrono. Più vince e più le cordate che avrebbero dovuto agguantare il fortino laziale si arenano. Il faccendiere dei faccendieri Luigi Bisignani, la Banca del Fucino, e poi l’alto burocrate Mauro Masi e gli attori descritti nell’inchiesta per aggiotaggio della procura di Roma, quante lacrime staranno versando?
Fino a qualche mese fa persino l’aquila sembrava incapace di spiccare il volo e il suo falconiere, lo spagnolo Juan Bernabè, invitato a fare le valigie dal centro sportivo di Formello.
Poi il mondo alla rovescia si è via via andato edificando nel campionario sportivo più pazzo del mondo: un allenatore perdente come Gennaro Gattuso ha avuto in consegna una squadra di quasi brocchi, o anche ex brocchi, più o meno matricolati. Calciatori di grande dignità ma con poca sapienza calcistica. Poi l’ombra del mistero, la forza dell’impossibile: Gattuso ha messo in fila i suoi ragazzi a cui ha dato una speranza e un destino. E la Lazio, già dentro il grande funerale romano, si è risvegliata dal coma e ha iniziato a camminare.
Cosicchè, nel mondo ultras, qualcuno ha iniziato a gridare del grande maleficio di Lotito, di questa immensa fatwa calcistica.