Salvini, gli alleati non abboccano più al bluff
di Roberto Celante
“Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Al Congresso della Lega del 25 ottobre, Matteo Salvini è stato rieletto Segretario federale fino al 2030, anche grazie a questa inequivocabile dichiarazione e all’impegno a portarla in Consiglio dei ministri, per farla diventare la nuova linea del governo Meloni. Senonché, appena il giorno dopo, i ministri Crosetto e Tajani hanno ribadito che il sostegno italiano all’Ucraina non è in discussione.
Viene spontaneo immaginare l’imbarazzo, o il disappunto, dei 465 delegati che avevano riconfermato il Segretario uscente, considerando che, da un lato, non sembra esserci il benché minimo margine per discutere con gli alleati neanche di un ridimensionamento degli aiuti a Kiev; d’altro canto, non sembra verosimile l’ipotesi di una crisi di governo, né come bluff, né come prospettiva concreta di un voto di sfiducia.
Quest’ultima opzione presupporrebbe la disponibilità della Lega a correre da sola alle elezioni 2027, facendo dello stop al sostegno all’Ucraina il leitmotiv della campagna elettorale e puntando così a recuperare consensi tra i delusi del centrodestra, sperando al contempo che nessuna coalizione raggiunga il 42%, per poi risolvere lo stallo con un accordo post voto con i vecchi alleati. Sarebbe questa una strategia che potrebbe anche funzionare, ma i leghisti dovrebbero essere disposti a correre il rischio di venire sostituiti con FnV: se ciò si concretizzasse, Salvini resterebbe con un pugno di mosche in mano.
Del resto, è ancora meno probabile l’ipotesi bluff. Il termine, come noto, deriva dal poker e definisce la condotta del giocatore che si comporta come se avesse in mano ottime carte, mentre, in realtà, non ha granché. In estrema sintesi, il bluff può riuscire, solo se gli altri giocatori si convincono che quel comportamento sia sincero: in quel caso, smetteranno di puntare e lasceranno il “piatto” al simulatore. Se invece non gli credono, si andrà avanti, fino al punto di vedere le carte, e in quel momento si scopriranno gli altarini ed il bluffatore perderà. Senz’altro, è più probabile che riesca il bluff di chi non lo fa mai, o di chi lo tenta raramente: il bluffatore seriale difficilmente viene preso sul serio.
Quindi, affinché gli alleati abboccassero, il bluff dovrebbe riguardare un tema nuovo, oppure uno vecchio, ma con un cambio di orientamento repentino e inedito. E tuttavia, se guardiamo a ritroso, alle dichiarazioni di Salvini negli ultimi trenta mesi, troveremmo quanto riportato di seguito (dalla più recente):
“Abbiamo continuato a votare in maniera compatta per l’invio di aiuti all’Ucraina, ma se per quattro anni fai la stessa cosa e non ottieni risultati forse devi cambiare prospettiva” (ministro Salvini, Roma, conferenza stampa presso la sede della Stampa Estera, 8 aprile 2026).
“Io non tolgo soldi alla sanità italiana per far andare avanti una guerra che è persa” (ministro Salvini, intervistato da “4 di sera”, su Rete 4, 9 dicembre 2025).
“Con Donald alla Casa Bianca non ci sarà bisogno di altre armi a Kiev” (ministro Salvini: dichiarazione rilasciata all’indomani dell’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, 6 novembre 2024).
“Non mi sembra che abbiano funzionato le armi. Noi stiamo aiutando l’Ucraina militarmente dal primo giorno dell’aggressione, abbiamo approvato sempre qualsiasi tipo di aiuto. Se lei mi dice che è giusto pensare di andare avanti ancora per altri mesi o anni a mandare armi le dico di no” (ministro Salvini, Festival dell’Economia di Trento, 23 Maggio 2024).
In conclusione, è altamente probabile, purtroppo, che continueremo a mandare soldi e armi all’Ucraina, fino al Trattato di pace, che consentirà a Salvini di smettere di fare dichiarazioni puntualmente smentite dai fatti. Almeno, su questo tema.