Il mondo FQ

Pensioni, verso una nuova quota 100 e penalizzazioni per chi ha assegni sopra 3mila euro. Le vecchie misure di flessibilità sono già costate 41 miliardi

In manovra entra un fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita, per accontentare Salvini che spinge per il pensionamento a 64 anni con 36 di contributi per poter sostenere di aver "superato la Fornero". Le precedenti Quote, insieme a Opzione donna e al blocco degli adeguamenti alla speranza di vita, sono costate decine di miliardi e secondo la Ragioneria hanno "contratto la crescita economica"
Pensioni, verso una nuova quota 100 e penalizzazioni per chi ha assegni sopra 3mila euro. Le vecchie misure di flessibilità sono già costate 41 miliardi
Icona dei commenti Commenti

Quarantuno miliardi e 286 milioni di euro. È il conto cumulato, ad oggi, delle misure di flessibilità nell’accesso alla pensione, a partire da Quota 100, introdotte a partire dal 2019 e poi prorogate. La quantificazione fatta il mese scorso dalla Ragioneria generale dello Stato nel rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico è istruttiva nelle ore in cui il governo Meloni su spinta della Lega si prepara a inserire nella (striminzita) legge di Bilancio pre elettorale un nuovo sistema di uscita anticipata con 64 anni di età e 36 di contributi. Per consentire a Matteo Salvini di dichiarare “superata la Fornero” e strizzare l’occhio agli over 60, che rappresentano un terzo dei votanti, nella manovra che vedrà la luce durante il cdm convocato alle 15 dovrebbe entrate un fondo ad hoc da 850 milioni di euro il cui utilizzo sarà dettagliato a gennaio. Le coperture? Da una nuova “revisione dell’indicizzazione delle pensioni all’inflazione”. In pratica, penalizzazioni per chi riceve assegni superiori a cinque volte il minimo, vale a dire poco sopra i 3mila euro lordi.

Lo scorso settembre il dipartimento del Mef che vigila sulla spesa ha messo in fila quanto sono costate finora, senza considerare gli esborsi futuri, le diverse forme di uscita previste dal decreto-legge 4 del 2019 e dalle successive proroghe. Innanzitutto la Quota 100 del governo gialloverde, che ha aperto la strada alle uscite per chi avesse 62 anni di età e 38 di contributi. Facendo lasciare il lavoro a meno di 500mila persone contro il “milione” previsto da Matteo Salvini, dato che l’adesione comportava anche un assegno più basso. Poi la Quota 102 introdotta con la legge di Bilancio 2022 del governo Draghi, che prevedeva come requisiti 64 anni di età e 38 di contributi, e infine la Quota 103 inserita nella prima manovra di Meloni (2023), con 62 anni di età e 41 di contributi. Nel perimetro rientrano anche Opzione donna, canale riservato alle lavoratrici che avevano maturato entro il 31 dicembre 2018 i requisiti di 58 anni di età (59 per le autonome) e 35 anni di contributi, e il blocco degli adeguamenti alla speranza di vita dei requisiti contributivi per la pensione anticipata, stabilito nel 2019 e poi prorogato fino a fine 2026. Il calcolo considera inoltre gli effetti sul Tfr e sul Tfs degli statali. Considerando solo le quote e il blocco degli adeguamenti, l’esborso ha superato i 36 miliardi. Altri 5,27 miliardi sono legati a Opzione donna.

Misure di flessibilità che, ha sottolineato la Ragioneria, hanno comportato non solo 41,3 miliardi di oneri “con un corrispondente incremento di debito“, ma anche “gli effetti ulteriori di contrazione della crescita economica” perché “comportano la riduzione dei livelli occupazionali e della conseguente crescita potenziale”, con buona pace delle “tre assunzioni per ogni uscita” prospettate all’epoca.

Ora, per consentire al leader leghista di piantare una nuova bandierina elettorale, la maggioranza si prepara a replicare. Ma chi paga per “restituire tre anni di vita” a chi andrà in pensione a 64 anni anziché a 67? Si fa cassa sui pensionati con assegni “alti”. Secondo una bozza riportata dal Sole 24 Ore, nel 2027 la rivalutazione integrale verrebbe confermata per gli assegni fino a quattro volte il minimo e per gli importi superiori a quattro e fino a cinque volte il minimo resterebbe al 90%, ma scenderebbe al 60% tra cinque e sei volte il minimo, al 50% tra sei e otto volte, al 40% tra otto e dieci volte e al 35% oltre dieci volte il minimo. E la percentuale prevista si applicherebbe a tutta la pensione, non per fasce come con il sistema attuale, che rivaluta al 100% fino a quattro volte il minimo, al 90% tra quattro e cinque volte e al 75% oltre cinque volte il minimo. Con un’inflazione 2027 stimata al 2,9%, per un assegno da 3.100 euro lordi al mese la perdita rispetto al sistema attuale sarebbe di circa 441 euro lordi l’anno, su 13 mensilità. Chi prende 4.000 euro mensili dovrebbe rinunciare a 640 euro lordi l’anno, chi ne riceve 5mila a circa 925 euro. Per una pensione da 6.500 euro la differenza arriverebbe a circa 1.245 euro annui. Con effetti che si trascinerebbero anche negli anni successivi.

Il taglio della rivalutazione per contenere la spesa non è certo una novità. Nel 2012-2013 il governo Monti bloccò l’adeguamento degli assegni superiori a tre volte il minimo, per un risparmio di circa 4, miliardi annui. Dal 2014, con Letta, la rivalutazione è tornata in forma parziale e quel regime è stato prorogato fino a fine 2018 dal governo Renzi. Nel 2019 il Conte 1 ha introdotto un meccanismo a sette fasce, scese a sei l’anno dopo. Meloni dal 2023 ha inasprito la stretta per chi prendeva più di quattro volte il minimo: per la fascia tra cinque e sei volte il minimo l’indicizzazione è scesa al 53% dell’inflazione, tra 6 e 8 otto volte il minimo al 47%, tra 8 e 10 volte il minimo al 37% e oltre 10 volte al 32%, percentuale scesa ulteriormente al 22% nel 2024. Per risparmi di spesa stimati in circa 3,5 miliardi lordi nel 2023 e 6,8 miliardi nel 2024.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione