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Caso Fakir, il poliziotto che ha detto “se schiatta ci divertiamo” si scusa con la famiglia della vittima: “Frutto di stanchezza ed emozione”

"Voglio scusarmi con i familiari e con il mio corpo di appartenenza" afferma l'agente per bocca del suo legale. Tra le altre frasi registrate dalla bodycam, mentre il 42enne stava morendo: "Cazzo me ne frega a me"
Caso Fakir, il poliziotto che ha detto “se schiatta ci divertiamo” si scusa con la famiglia della vittima: “Frutto di stanchezza ed emozione”
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Ha detto: “Se schiatta ci divertiamo” e “Cazzo me ne frega a me”. Ma ora vuole scusarsi “con la famiglia di Abderrahim Fakir“, il 42enne marocchino che ha perso la vita durante un fermo della polizia il 19 luglio. Uno dei due agenti coinvolti nell’indagine ha parlato per bocca del proprio avvocato, dopo che martedì sono state rese note le sue dichiarazioni, registrate dalle bodycam: “Voglio scusarmi con i familiari di Fakir e con il mio corpo di appartenenza per le frasi inaccettabili che ho pronunciato”, ha detto tramite il suo legale, Gabriele Bordoni.

Nel frattempo, l‘indagine sulla morte di Fakir prosegue. Ed è proprio nel corso dell’inchiesta che sono emerse le trascrizione delle frasi registrate dalle telecamere corporee in dotazione agli agenti, poi messe agli atti. “Espressioni frutto della concitazione, della stanchezza e della grande emozione”, le ha definite Bordoni, “ma ciò non toglie che non si addicano a un servitore dello Stato”, ha affermato il legale. La relazione dei consulenti della Procura, intanto, ha affermato l’esistenza di tre concause determinanti la morte dell’uomo: lo schiacciamento provocato dalla posizione prona, l’assunzione di cocaina e i problemi cardiaci.

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