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Abderrahim Fakir morto durante un controllo di polizia: “Tre le concause, anche lo schiacciamento”. La relazione dei consulenti della Procura

La relazione, nelle mani dei pm, rivela che l’insufficienza respiratoria acuta che ha provocato il decesso del 42enne sarebbe stata causata da tre elementi: schiacciamento provocato dalla posizione prona, assunzione di cocaina e problemi cardiaci. Evidenziate anche criticità nella condotta dei sanitari
Abderrahim Fakir morto durante un controllo di polizia: “Tre le concause, anche lo schiacciamento”. La relazione dei consulenti della Procura
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Non un’unica causa della morte, ma tre concause. Secondo quanto trapela, sono queste le conclusione presenti nella relazione della consulenza tecnica sulla morte di AbderrahimFakir avvenuta 19 luglio scorso durante un intervento di polizia al Pilastro di Bologna. La relazione, nelle mani dei pm della Procura di Bologna, rivela che l’insufficienza respiratoria acuta che ha provocato il decesso del 42enne sarebbe stata causata da tre elementi che hanno contribuito e sono quindi individuati come concause: lo schiacciamento provocato dalla posizione prona del corpo mentre i due poliziotti lo tenevano fermo a terra, l’assunzione di cocaina e problemi cardiaci.

La causa della morte di Abderrahim Fakir è “ascrivibile ad insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia“. Al determinismo del decesso “su base ipossica” hanno contribuito l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia (effetto dell’intossicazione acuta da cocaina) nonché la posizione prona“: scrivono così i consulenti dei Pm di Bologna, nelle conclusioni della relazione. Le analisi, poi, “hanno messo in evidenza un esteso quadro traumatico di natura contusiva” che “non ha avuto un ruolo nel determinismo del decesso”. “Le lesioni – continua la consulenza tecnica – non indicano una compressione del collo tale da compromettere la pervietà delle vie aeree o il circolo cerebrale, e non hanno quindi un ruolo autonomo nel decesso”, restano “tuttavia un indice oggettivo dell’intensità della colluttazione“.

Nella relazione si evidenziano criticità nella condotta dei sanitari, presenti durante l’intervento: “In definitiva sono ravvisabili delle criticità per quanto attiene la condotta del personale soccorritore e del personale sanitario successivamente intervenuto, poiché non risultate aderenti ai protocolli dell’emergenza sanitaria, né sotto il profilo della tempestività, né sotto quello dell’efficacia delle manovre stesse”, scrivono i consulenti. “Tuttavia – aggiungono – anche a fronte di un intervento tempestivo e correttamente eseguito le probabilità di sopravvivenza dell’Abderrahim sarebbero state attorno al 15%“.

Spetterà adesso ai magistrati che si occupano del caso – la procuratrice aggiunta Morena Plazzi e i pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti – valutare se la consulenza affidata al pool di esperti, e la relazione di quasi 200 pagine, mette o no una parola definitiva su questo aspetto. I tre magistrati hanno fissato un incontro per mercoledì, in cui si confronteranno per capire come procedere e valutare l’incisività di un dato rispetto ad un altro, per poi passare alla fase successiva.

“I consulenti del pm non sono riusciti ad escludere il ruolo concausale della posizione prona imposta al povero Fakir, il pomeriggio del 19 luglio a Bologna, sulla sua morte. Tuttavia il nostro consulente, professor Vittorio Fineschi, dopo aver preso atto della forte discrasia tra quanto da loro argomentato nella riunione conclusiva tenutasi a Padova e quanto viceversa scritto in consulenza, redigerà una propria relazione che nei prossimi giorni sarà mia cura depositare alla Procura della Repubblica di Bologna”, riferisce l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i parenti del 42enne morto al Pilastro.

Le cause del decesso avevano creato uno scontro tra i legali dei familiari della vittima e gli avvocati dei poliziotti. Per Fabio Anselmo il quadro emerso dal confronto sarebbe quello di una “morte ipossica da posizione prona”, e ha citato il caso di Riccardo Magherini. Secondo Anselmo la cocaina non avrebbe avuto alcun ruolo: se non quello di aumentare, insieme allo stato di agitazione, il fabbisogno di ossigeno, “di cui è stato privato a causa del mantenimento della posizione prona da parte degli agenti”. Anselmo aveva già ricordato che gli esami tossicologici hanno rilevato circa 300 nanogrammi per millilitro di cocaina, che corrisponderebbe “alla metà della quantità che, per letteratura, può essere causa di morte autonoma”. E aveva sostenuto che “senza la componente asfittica non sarebbe morto”. Diametralmente opposta la lettura di Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti, dopo il confronto con il proprio consulente, il medico legale Matteo Tudini. “La causa centrale dell’ipossia è la droga”, sostiene. E imputa lo stesso sanguinamento rilevato nei polmoni “all’utilizzo smodato della cocaina”, che per Bordoni sarebbe stata rilevata in un valore “superiore di tre volte alla dose letale”.

Nelle prossime ore si comprenderanno le mosse della procura. Al momento ci sono sei persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminare, il cosiddetto “scudo” previsto quando c’è una possibile causa di giustificazione, per omicidio colposo: i due agenti intervenuti per bloccare Fakir e i quattro volontari della Croce Rossa arrivati in via Svevo per soccorrerlo quando stava male. I tempi però stanno per scadere (il 19 novembre) e i pm dovranno decidere se indagare le sei persone coinvolte oppure archiviare le posizioni.

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