La scala dell’indignazione vede in cima le vetrine rotte, poi Garlasco. Silenzio sulle armi nucleari
“Ci sono immagini che speravamo di non vedere mai nelle nostre comunità” è l’espressione di biasimo che in questi giorni più accomuna i politici di centro destra e di centro sinistra nel commentare i disordini sociali di Milano finiti sui media e sulle prime pagine dei giornali. I fotogrammi in discussione ritraggono sequenze di giovani incappucciati, bambini di dieci anni mascherati, giovani stranieri che si scatenano contro vetrine e forze dell’ordine e corrono in mezzo a lacrimogeni e fumo che sale dalle strade.
Sono immagini che turbano. Non solo perché ritraggono scene di violenza in strada che spaventano. Ma anche per il loro livello di selettività. Fino a un paio di giorni fa, gli scioperi che stanno sconvolgendo il meridione erano deliberatamente occultati. Pochissimi sanno che a Pisa ha sfilato un corteo di ambulanze delle pubbliche assistenze con le sirene accese per denunciare l’aumento dei costi del carburante che rischia di compromettere la continuità dei servizi del trasporto sanitario volontario, mentre in un trafiletto di un paio di agenzie di stampa l’opinione pubblica è stata informata che nelle isole Savlbard l’acqua di rubinetto non si può più bere a causa dello scioglimento del permafrost dovuto al riscaldamento globale che rilascia fortissime concentrazioni di metalli pesanti nell’acqua e sotto il quale giacciono 1700 miliardi di carbonio immagazzinato.
Una immagine che gira in questi giorni sui social media presenta una ‘scala dell’indignazione’ che fotografa con precisione l’importanza data dai media alle diverse notizie da comunicare all’opinione pubblica. In cima alla scala ci sono le vetrine rotte con maranza e ragazzini di dieci anni mascherati a contorno, per fare intenzionalmente risaltare, in contemporanea, la pericolosità e l’infantilismo che anima i nuovi movimenti. In seconda posizione sulla scala molto staccata dalla prima ci sono le notizie sul pericolo imminente di invasione della Russia. Seguono su un gradino sempre più marginale le notizie sull’omicidio di Garlasco e sullo sfruttamento degli animali negli allevamenti intensivi. Ormai derubricata in ultima posizione con la messa in disparte del dibattito sulla transizione green è la crisi climatica causata dalla mano criminale dell’uomo a cui giornali e televisioni da messi ormai invitano a farci l’abitudine investendo su condizionatori e assicurazioni contro di danni climatici.
La domanda più urgente da porsi in una società dove il controllo dell’informazione è ormai diventato un monopolio in mano a pochissimi gruppi economici e persone è come mai in prima pagina non è stata pubblicata la notizia che in tutte le città sono partiti cortei pacifici con migliaia di studenti a sostegno dei docenti che chiedono una retribuzione adeguata per il lavoro educativo svolto nel paese con gli stipendi per l’istruzione più bassi di Europa. Tra le notizie dei media è di mercoledì l’informazione che gli inquirenti hanno sequestrato documenti per ipotesi di corruzione sul ponte di Messina. Perché, oltre a intervistare Salvini per informare i cittadini sul nuovo decreto di fermo dei minorenni, non è stato chiesto al ministro di spiegare atti alla mano cosa sta accadendo nello Stretto: un’opera faraonica dal costo stimato di quasi 14 miliardi di euro che gli osservatori indipendenti sempre più dubitano sarà mai realizzata. E perché non si parla delle misure da adottare per affrontare la più grande contaminazione ambientale registrata dal dopoguerra in Italia: quella da PFAS l’’inquinante eterno’ di cui la metà della popolazione veneta presenta valori fuori media nel sangue?
Si può naturalmente seguire con interesse il dibattito in cui i vari politici Meloni, Renzi, Sala, Crosetto e chi più ne ha più ne metta, si prodigano nel rimarcare l’urgenza della repressione nei confronti dei balordi che hanno spaccato qualche vetrina in centro di Milano. L’immagine plastica che salta agli occhi in questi giorni però va detto con franchezza non sono i disordini milanesi, ma il fatto che in Italia è completamente saltato in aria il rapporto di interdipendenza tra informazione libera e democrazia. Ogni sistema che si possa dire democratico ha bisogno di uno spazio pubblico in cui discutere dei fatti, affinché i cittadini possano prendere posizione sia nell’esercizio del voto che nelle azioni da mettere in campo per partecipare alla vita civile del paese.
Nell’ultimo indice di Reporter senza Frontiere, la situazione in cui i cittadini vivono in una condizione informativa accettabile è passata dal 20% all’1% della popolazione mondiale del 2026, mentre l’Italia è scesa dalla 49° alla 56° posizione tra le nazioni con informazione sana.
Nell’esercitazione Nato Steadfast Noon 2026 iniziata il 13 ottobre in Italia sono stati impiegati aerei capaci di trasportare le nuove bombe nucleari a caduta libera nella versione B61-12 da 50 kilotoni (la bomba lanciata sulla popolazione inerme di Hiroshima aveva per dare una comparazione una potenza di 15 kilotoni). Diversi esperti di controllo degli armamenti sostengono che per precisione, capacità di penetrazione e flessibilità queste nuove bombe sono progettate non solo come deterrente, ma anche come strumento da primo attacco. Nessun approfondimento sul tema è recuperabile dall’informazione dei media dominanti. Quando i cittadini non sanno cosa accade, perché i media tacciono, o selezionano le informazioni per creare consenso e compiacere il potere e i grandi gruppi di interesse, la democrazia muore.