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Il futuro non si arma, si insegna – Le storie dei docenti in Italia: “Così umiliati da non avere la forza di reagire”. “Ho chiesto un prestito in banca per il dentista” - 2/2

"Insegno da 12 anni, sempre precario". "A scuola calcinacci caduti dal controsoffitto". "Non abbiamo abbastanza aule, useremo moduli prefabbricati". Prosegue la campagna del Fatto Quotidiano per restituire dignità e valore agli insegnanti. Raccontaci la tua scuola scrivendo a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it
Il futuro non si arma, si insegna – Le storie dei docenti in Italia: “Così umiliati da non avere la forza di reagire”. “Ho chiesto un prestito in banca per il dentista” - 2/2
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Carmine Maritato – Ho due figli di 3 e 4 anni, sono un marito e un docente precario. Anche mia moglie è una docente precaria. Luglio e agosto rappresentano i mesi di massima difficoltà da diversi anni. Oggi noi professori siamo una classe mentalmente stanca. Spesso a 40 anni pensiamo ancora al futuro con insicurezza. Questa insicurezza è presente e si vede agli occhi degli alunni e dei genitori. Non siamo donne e uomini sicuri che portano avanti con orgoglio le loro idee e i loro studi. Come possiamo dare energia ai nostri ragazzi se noi, per primi, siamo diventati una classe depressa e offesa? Siamo a un punto in cui dovrebbe esserci una reazione, ma siamo così umiliati, offesi e deboli che non ne abbiamo la forza. Io non voglio che i miei figli vedano o abbiano anche solo il lontano presentimento che l’Italia è questa.

Un insegnante disgustato – Grazie per il supporto e la lotta per la dignità sociale ed economica di una professione che in Italia è considerata o un privilegio o una nullità. Provo disgusto per la mancata considerazione della classe politica verso la professionalità dei docenti, disgusto nell’affrontare ogni giorno rinunce e salti mortali per vivere in maniera dignitosa. Disgusto per la continua presa in giro di un governo che privilegia i ricchi e i delinquenti e disgusto perché in questo Paese anche la sinistra si è adeguata e ha dimenticato le sue responsabilità. Se fossi più giovane sarei sicuramente emigrato, purtroppo devo malvolentieri rimanere e cercare ogni giorno di non scivolare verso la povertà, anche se penso di esserci già! Lo stipendio non basta per vivere decentemente, ma per via di cure odontoiatriche e di un’auto vecchia ho dovuto chiedere un prestito in banca! Insomma, io che sono un docente oggi faccio la fame e penso che questo Paese non abbia gli anticorpi per dare dignità ai lavoratori.

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