“Abbiamo sbagliato. L’abbiamo visto fare su TikTok”, i ragazzi della minicar piangono davanti ai pm minorili di Roma
“Chiediamo scusa per quello che abbiamo fatto”. Davanti al pm della Procura per i minorenni di Roma, le parole dei due ragazzi indagati per le aggressioni con una minicar arrivano tra le lacrime, dopo quasi quattro ore di interrogatorio. I due adolescenti, di 16 e 17 anni, hanno risposto alle domande e ripercorso gli episodi avvenuti tra il 4 e il 5 ottobre nel quartiere Monteverde, fornendo versioni che, secondo quanto riferito, confermano in parte quanto già raccontato agli investigatori.
I giovani sono accusati, a vario titolo, di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e percosse in concorso. La loro posizione è ora al vaglio della Procura, che dovrà valutare anche la relazione dei servizi sociali prima di decidere quale misura cautelare chiedere al giudice per le indagini preliminari. Le ipotesi comprendono gli arresti domiciliari, il collocamento in comunità e altre misure, come l’obbligo di firma o di dimora.
Il primo a essere ascoltato è stato il diciassettenne, che si trovava alla guida della minicar nera utilizzata durante le uscite. Accompagnato dal padre, un carabiniere, il ragazzo ha negato la propria responsabilità in due degli episodi contestati e ha raccontato di essere ormai sopraffatto dalla vicenda, tanto da non riuscire più a mantenere il segreto. Anche il sedicenne, arrivato in Procura con la madre, ha risposto alle domande del magistrato. I due sono stati interrogati separatamente e assistiti dagli avvocati Pasquale Connatelli e Lavinia Felisso.
È stato soprattutto il più giovane a ricostruire le serate trascorse per le strade della capitale, spiegando che le aggressioni sarebbero state ispirate da alcuni video pubblicati sui social. “L’abbiamo visto fare su TikTok. È pieno di video dove ci sono persone che danno spintoni a passanti scelti a caso. Nessuno si faceva niente. Credevamo che avrebbe funzionato così anche per noi”, avrebbe dichiarato al pm.
Una spiegazione che, secondo il racconto riportato, non sarebbe legata a un piano preciso né alla scelta preventiva delle vittime. “Abbiamo fatto e deciso tutto insieme. Lui guidava e io agivo. Le persone aggredite le abbiamo scelte a caso. Non c’era uno schema preciso”, ha riferito il sedicenne, aggiungendo che le uscite erano inizialmente pensate per stare insieme e parlare. Il ragazzo ha inoltre sostenuto che gli episodi di cui i due sarebbero responsabili sono quattro, una ricostruzione che dovrà essere confrontata con gli elementi raccolti dagli investigatori.
Tra le aggressioni contestate c’è quella ai danni dell’attore Davide Iacopini, ancora ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo. Secondo quanto raccontato dal sedicenne, mentre l’attore procedeva in monopattino, lui avrebbe allungato un braccio dal finestrino della minicar, facendogli perdere l’equilibrio. Iacopini è caduto contro un’automobile in sosta, riportando un grave trauma cranico.
“Non ho capito di aver fatto male all’attore. Quando sono risalito sull’auto ero tranquillo, ero certo che stesse bene”, avrebbe spiegato il ragazzo. Una convinzione che, stando alla sua versione, sarebbe rimasta tale anche dopo la caduta. “Se io o il mio amico ci fossimo accorti che stava male dopo la caduta non avremmo proseguito a girare per Monteverde”, ha aggiunto, raccontando di aver appreso solo successivamente la gravità delle condizioni dell’uomo. Dopo l’aggressione a Iacopini, resa pubblica il 6 ottobre, sono avvenuti altri due episodi: uno ai danni di una studentessa francese e un altro contro un giovane in monopattino su ponte Testaccio. Il sedicenne ha ammesso di aver cercato di nascondere quanto accaduto, raccontando di aver vissuto giorni di forte agitazione. “Ho provato a nascondere tutto. Ma piangevo in continuazione e stavo per esplodere”, avrebbe detto durante l’interrogatorio.
Al termine delle audizioni, entrambi i ragazzi avrebbero espresso rimorso per quanto accaduto. “Non finiremo mai di scontare questa pena. Abbiamo sbagliato”, avrebbero dichiarato, secondo quanto riporta il Corriere della Sera. Intanto, gli investigatori sono arrivati alla loro identificazione incrociando le testimonianze delle vittime e dei presenti con le immagini delle telecamere di sorveglianza. Un ruolo decisivo sarebbe stato svolto dalla ricerca della minicar nera, descritta da alcuni testimoni e seguita attraverso i filmati per ricostruirne gli spostamenti. Anche la segnalazione di un residente del quartiere Testaccio avrebbe contribuito a restringere il campo fino ai due adolescenti. La decisione sulle eventuali misure cautelari spetta ora al giudice, sulla base delle richieste della Procura e degli elementi raccolti.