“Violenze dei minori in piazza? Rabbia repressa e noia, fallimento educativo di famiglia e scuola”: parla il prof Enrico Galiano
Tra gli ottanta manifestanti fermati dalle forze dell’ordine, sabato a Torino, Milano e Bologna, c’erano molti minori. Ragazzini con bombe carta, fumogeni, pietre nello zaino. Dietro gli scontri con la Polizia c’erano 13-14enni che probabilmente non hanno per nulla a che fare con i black bloc e che nemmeno erano nati al G7 di Genova nel 2001. Ma perché tutta questa rabbia? Contro chi? Per mandare quale messaggio? O forse è solo per sfogarsi? Lo abbiamo chiesto al professore e scrittore Enrico Galiano che tutti i giorni entra in classe con studenti che hanno più o meno l’età di questi giovanissimi.
Professore, colpisce leggere nella cronaca di queste ore che tra le anime più violente della protesta messa in scena dagli studenti ci siano dei pre-adolescenti. Che sta accadendo? Sono manifestazioni d’odio ma contro chi?
È una domanda che mi mette in difficoltà. Pensando a quanto è accaduto mi sembra di vedere un’assemblea di classe convocata dalla maggior parte degli studenti per recriminare giuste rimostranze e dover fare i conti con l’unico compagno che vuol creare caos buttando per aria il banco. C’è una rabbia giovanile repressa che se viene sfogata attraverso forme distruttive è da condannare. Ma dobbiamo farci una domanda: cosa ci stanno dicendo? Mi riferisco, soprattutto, alla maggior parte che è scesa in piazza senza creare problemi. Ci sono ragioni che vanno comprese: perché in qualche scuola si inizia a fare matematica a novembre dal momento che non si trovano professori per questa disciplina? Perché il disabile non ha il suo insegnante di sostegno?
Qualcuno parla di un “vuoto educativo”.
È probabile che il sistema educativo abbia in parte fallito. Ma pensiamo anche alle loro famiglie: spesso i figli sono percepiti come un disturbo, come qualcuno da parcheggiare a scuola. E così ci si accorge di loro solo quando fanno “rumore”. Per loro è l’unico modo di farsi sentire.
Torniamo a parlare di quei ragazzini minori violenti. Si sfogano lanciando oggetti, spaccando tutto ciò che trovano sulla strada. Un modo come un altro per sfogarsi?
Dovrei conoscere ciascuno di loro per poter dare un giudizio ma attenzione: dietro tutto ciò potrebbe esserci anche la noia. Faccio io una domanda a lei: perché questo odio non è stato visto prima? Nessuno si è accorto di loro? Non mi si dica che la responsabilità è della scuola perché noi non siamo psicologi, psichiatri. Certo se avessimo qualche risorsa umana in più forse riusciremmo a fare qualcosa.
Non si rendono conto che ci sono leggi da rispettare?
Non hanno la percezione del reato. Si sentono immuni. Lo abbiamo già visto in altri fatti criminali. E poi c’è anche chi, ben informato, sa che prima dei 14anni non può essere arrestato.
Avrà visto anche lei le scene delle cariche delle forze dell’ordine: che ne pensa?
Certo, ho visto immagini che non mi hanno lasciato indifferente ma dovrei sapere cos’è accaduto prima. Allo stesso tempo mi ha colpito in positivo quel cordone di professori che proteggevano gli studenti. È accaduto come in Francia dove oltre agli insegnanti anche i sindaci si sono schierati con i manifestanti. Qualche adulto che sta dalla loro parte c’è ancora.