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Omicidio Vassallo, il ricorso della procura di Salerno contro l’assoluzione del pentito Ridosso: “Confessione attendibile e coerente con i verbali delle indagini”

La Procura di Salerno appella la sentenza del giudice con un atto di 25 pagine a firma del procuratore Raffaele Cantone e del pm Elena Guarino: "Errori logico deduttivi nelle motivazioni" relativi alla parte della ricostruzione del sopralluogo preparatorio al delitto, e dell'offerta di 'gambizzare' il sindaco per 50mila euro
Omicidio Vassallo, il ricorso della procura di Salerno contro l’assoluzione del pentito Ridosso: “Confessione attendibile e coerente con i verbali delle indagini”
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“Romolo Ridosso non è un collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni per essere credibili devono essere valutate ricercando riscontri obiettivi individualizzanti – così come sostenuto nella sentenza impugnata – ma è un imputato che ammette le sue responsabilità e altresì chiama in correità altri partecipi”. Inoltre, le prove che sia implicato nell’omicidio di Angelo Vassallo risalgono a prima delle sue confessioni del 24 e 25 marzo 2025. Erano già contenute negli atti delle indagini preliminari e dell’ordinanza di custodia cautelare del 2024.

Ecco alcuni dei punti cruciali delle 25 pagine del ricorso con cui la Dda della Procura di Salerno – procuratore Raffaele Cantone, pm Elena Guarino – proverà a smontare in Appello la sentenza di assoluzione del pentito. Ridosso è l’ex ras della camorra di Scafati che con le sue dichiarazioni aveva riaperto le indagini sull’omicidio del sindaco pescatore di Pollica. Un cold case che attende giustizia dal 5 settembre 2010.

Un comunicato a firma del procuratore Cantone ha dato notizia dell’impugnazione. Ilfattoquotidiano.it ora offre ai suoi lettori in anteprima alcuni dei passaggi di un atto cruciale per lo snodo dei processi. Se l’assoluzione di Ridosso dovesse infatti passare in giudicato, quasi certamente crollerebbero le fondamenta delle accuse a carico dei coimputati che hanno scelto il rito ordinario: l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano. Mentre pende un’altra impugnazione, relativa al proscioglimento in udienza preliminare del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. Vicende umane e giudiziarie strettamente intrecciate, che dipendono le une dalle altre.

I magistrati inquirenti avevano chiesto per Ridosso (difeso dall’avvocato Michele Avino) una condanna a sette anni e quattro mesi. E ritengono che la sentenza di assoluzione del giudice Giovanni Rossi, motivata con una serie di giudizi molto severi sulla complessiva inattendibilità delle confessioni e del narrato del criminale di Scafati al termine di un processo col rito abbreviato, “omette di valutare l’esistenza di una pletora di elementi di prova già acquisiti agli atti della richiesta di misura cautelare, trascura che Ridosso non è un collaboratore di giustizia ma un imputato che ha reso una confessione riscontrata da una serie di elementi, compie una serie di errori logico deduttivi”.

In sostanza, la Procura punta sulla circostanza che la partecipazione di Ridosso al sopralluogo del 3 settembre 2010 ad Acciaroli in Bmw bianca con Cipriano, per verificare l’esistenza di eventuali telecamere, è un dato granitico, costante e più volte ribadito nei verbali del collaboratore. Anche quelli risalenti agli anni precedenti alle confessioni. E le contraddizioni tra le varie ricostruzioni, evidenziate dal giudice sono così spiegate: “Ridosso si è comportato come spesso accade nell’esperienza ricorrente dei nostri Uffici giudiziari, come un imputato di fatti gravi che – sentito nella fase delle indagini non conoscendo le fonti di prova a suo carico – cerca di evitare il suo coinvolgimento. Successivamente, di fronte alle evidenze investigative rese note dalla lettura dell’ordinanza cautelare emessa nei suoi confronti, decide di ammettere le sue responsabilità. Questi ha reso una serie di interrogatori nel corso degli anni – circa 15 – in cui ha sempre cercato di riferire una versione dei fatti non veritiera spinto dalla necessità di tutelare sé stesso ed il figlio Salvatore (che lo accompagnava il giorno del sopralluogo ad Acciaroli) da possibili accuse circa il loro coinvolgimento”.

E quando il giudice asserisce che Ridosso è inattendibile perché si sarebbe “inventato” solo l’ultimo giorno che il sopralluogo era finalizzato a verificare l’assenza di telecamere e che si era offerto di gambizzare il sindaco per 50mila euro, “soltanto per ottenere benefici penitenziari”, i pm nel ricorso ricordano che non hanno chiesto i benefici per l’imputato, e ribattono che la questione delle telecamere era stata sollevata già il giorno prima, nell’interrogatorio del 24.3.2025. Inoltre era già stata detta dal collaboratore nel 2024. E che se l’essersi proposto come killer di una gambizzazione è stata una sua fantasia, “la logica conseguenza sarebbe stata quella di una pronuncia di condanna per concorso pieno in omicidio, e non l’assoluzione dall’accusa per concorso anomalo in omicidio”, perché la sua responsabilità penale resta connessa alla partecipazione al sopralluogo e alle attività preparatorie del delitto.

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