Napoli, la partenza peggiore da 17 anni: Allegri sotto pressione, tra il caso De Bruyne e due sfide decisive
Non succedeva questo da 17 anni. Dal Napoli di Donadoni. Un’epoca fa. Massimiliano Allegri i numeri li guarda pochissimo, lo dice sempre. Ma chi li guarda, invece, sente suonare un campanello d’allarme. Il secondo nel giro di tre anni, quando Garcia raccolse l’eredità pesantissima, quasi impossibile, di Spalletti post scudetto ma soprattutto i cocci di un gruppo che andava ricomposto e che ricomposto non era. Conte, rispetto a Spalletti, aveva lasciato una squadra diversa. Non rotta, ma scarica. E Allegri di fatto con quella squadra ha a che fare. La stessa. Non possono certo bastare Badiashile e Favasuli a cambiare la fisionomia di un gruppo che deve ritrovare da solo le energie. E non basta nemmeno pensare di aver recuperato De Bruyne. Anche perché, di fatto, De Bruyne recuperato non è.
La sconfitta contro il Venezia è pesata come un macigno in casa Napoli. Con De Laurentiis che per ora resta silenzioso anche per evitare di creare quell’entropia che proprio tre anni fa spaccò in maniera irrimediabile il gruppo e portò a un’annata rovinosa. Allegri non rischia. Non ancora. Ma è chiaro che un brutto segnale contro il Bodo Glimt nella partita di domani in Champions potrebbe aumentare la pressione, soprattutto pensando che nel weekend arriverà la Roma. Non l’avversario migliore da affrontare, in questo momento.
I problemi
I problemi sono tanti. Forse troppi. Dopo la partita contro il Venezia, l’allenatore è stato chiaro: “Non ci resta che lavorare”, ha dichiarato. “Ci sono gli episodi che vanno male e soprattutto ci sono dei problemi in fase difensiva, dove dobbiamo intervenire”. Quella fase difensiva che viene criticata perché considerata vecchio–stampo. “Sembra che difendere sia diventato quasi un disonore”, aveva detto proprio Allegri prima della gara giocata in Laguna. Il fatto è che il Napoli, oltre a subire, fatica a segnare. Gli attaccanti sono a secco (l’ultimo gol di Hojlund, peraltro fermo a 2 finora, risale al 5 settembre, contro l’Inter) e soprattutto chi doveva davvero cambiare volto alla squadra non lo sta facendo. E, a proposito di volto, in campo appare sempre più cupo.
Il riferimento è a quel De Bruyne che a Napoli sembra proprio non essere riuscito a trovare la quadra giusta. C’è chi lo ha già rinominato ‘mestocampista’, chi nota che il suo connazionale, Mertens, a Napoli ha trovato quel calore che invece nelle Fiandre mancava. Non è quindi una questione di nazionalità, insomma, ma di testa. E forse d’età. Mertens era arrivato a Napoli a 26 anni, De Bruyne a 34. Il primo doveva ancora maturare del tutto, il secondo aveva già vinto tutto e l’aspettativa su di lui era altissima. Eppure già l’anno scorso, con Conte, non si trovò bene e lo dichiarò a fine stagione. Con Allegri non sembra andare meglio: il bisticcio in panchina durante la gara con il Villarreal è lì a certificarlo e il rigore sbagliato contro il Venezia è un sintomo di come le cose al momento non girino.
Serve svoltare e dimostrare che i problemi in casa azzurra non siano strutturali. Perché, alla fine, Roma, Inter e Como dopo le batoste in Champions si sono riprese alla grande. Il Napoli no.