Nomi e indirizzi dei presunti responsabili delle violenze a Milano su Instagram: minaccia o provocazione? “Qualcuno ci è cascato”
La guerriglia urbana che sabato 17 ottobre ha devastato il centro di Milano lascia strascichi anche sui social network. Dopo gli scontri, le vetrine infrante, i negozi saccheggiati e gli incendi che hanno segnato il pomeriggio della città, online sono comparsi messaggi di minaccia rivolti a persone accusate di aver partecipato alle violenze. Tra questi, un contenuto pubblicato dalla pagina Instagram “Cori beceri 4.0”, che conta oltre 20mila follower, nel quale si annuncia l’intenzione di rintracciare alcuni presunti responsabili, coinvolgendo anche le loro famiglie.
“Molti sappiamo chi sono, nome, cognome e indirizzo, Vi prenderemo uno per uno a partire dai genitori per proseguire con voi”: è il passaggio più esplicito del messaggio, accompagnato da insulti rivolti a persone con cognomi stranieri accusate di aver distrutto Milano. La pagina ha inoltre pubblicato un elenco di nomi, cognomi e indirizzi, invitando gli utenti a contribuire ad ampliarlo.
La vicenda non si limita alla diffusione dei nominativi. In una storia successiva, la stessa pagina ha chiamato in causa i quartieri di Affori e Comasina, con un messaggio che invita a raggiungere alcune persone per affrontarle. Nel testo si fa riferimento anche al possibile arrivo della polizia e si aggiunge: “Quindi niente armi, niente lame, bastano le mani in caso di difesa“. Successivamente sulla stessa storia è comparso anche un contrordine e la frase su ronde mai evocate: “… Compagni era tutto finito. Nomi compresi eppure qualcuno ci è cascato in pieno contribuendo a diffondere una storia senza verificare nulla. Un ringraziamento speciale alle pagine con cui collaboriamo quotidianamente che si sono esposte. Alla prossima polemica, compagni”
Le parole pubblicate delineano un clima di intimidazione ma anche quello della provocazione e della polemica sotto forma di minacce o presunte tali che si inserisce nella tensione seguita agli scontri di sabato. Nel centro di Milano, la manifestazione nata per protestare contro il caro vita e il costo dei carburanti era stata travolta dall’azione di gruppi di giovanissimi, con sassaiole, bombe carta, lanci di bottiglie e pietre, vetrine distrutte e arredi urbani incendiati. Il bilancio provvisorio parla di circa sessanta fermati, più della metà minorenni, e almeno 25 feriti, nessuno in gravi condizioni.
Le prime ricostruzioni degli episodi hanno descritto una composizione eterogenea dei gruppi coinvolti, con giovani di origine straniera e italiani arrivati dalle periferie, dall’hinterland e da altre province. Le etichette utilizzate nel dibattito pubblico, tuttavia, non bastano a definire le responsabilità individuali né a identificare automaticamente chi abbia preso parte alle devastazioni.
È in questo contesto che la pubblicazione online di nomi e indirizzi e gli inviti a raggiungere persone in specifici quartieri assumono un significato ulteriore. Alle violenze nelle strade si aggiunge il rischio che le accuse diffuse sui social alimentino iniziative di ritorsione al di fuori di qualsiasi accertamento delle responsabilità. O servano come esca per innescare polemiche ulteriori.