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Trump sospende le sanzioni alla Russia per abbassare il prezzo del diesel negli Usa, Mosca esulta: “Momento storico”. Zelensky: “Così si incoraggia Putin a continuare gli attacchi”

L'ordine esecutivo congela il "Lindsey Graham Act" per frenare i rincari del diesel in vista del voto di midterm. Mosca esulta, mentre da Bruxelles arriva l'allarme di Zelensky all'Ue: "Se cadiamo, altri 20 milioni di profughi"
Trump sospende le sanzioni alla Russia per abbassare il prezzo del diesel negli Usa, Mosca esulta: “Momento storico”. Zelensky: “Così si incoraggia Putin a continuare gli attacchi”
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Pochi giorni prima della loro entrata in vigore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha congelato con un ordine esecutivo un massiccio pacchetto di sanzioni e dazi contro la Russia. La misura, formalizzata avvalendosi di una clausola di deroga legata all’interesse nazionale, disinnesca le penalità previste dal “Lindsey Graham Act” per tutelare il mercato interno dei carburanti in vista delle imminenti elezioni di midterm del 3 novembre. Una decisione che riscrive gli equilibri geopolitici e commerciali del conflitto ucraino, innescando immediate reazioni a Washington, a Kiev e a Mosca.

Kirill Dmitriev, inviato presidenziale russo e negoziatore, ha affidato a Telegram la posizione ufficiale del Cremlino: “La sospensione del Graham Act da parte dell’amministrazione del presidente Trump segna un momento importante e davvero storico. Al posto di sanzioni e confronto, abbiamo dialogo, una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e una responsabilità condivisa”.

La legge sospesa, approvata dal Congresso con sostegno bipartisan e firmata dallo stesso Trump il mese scorso, è intitolata a Lindsey Graham, il senatore repubblicano scomparso a luglio pochi giorni dopo essere rientrato da Kiev. Il provvedimento avrebbe consentito a Washington di imporre dazi fino al 100% sulle merci importate dai cinque maggiori Paesi acquirenti di petrolio greggio o gas russo, sanzionando inoltre funzionari di Mosca, istituti bancari e la cosiddetta “flotta ombra” di petroliere utilizzata per aggirare i divieti occidentali. Nell’ordine esecutivo, Trump ha richiamato la Sezione 115 della normativa per bloccare l’applicazione di queste misure. “Ho trasmesso al Congresso la certificazione sulla concessione di tale deroga, in questo momento, è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti”, si legge nel documento pubblicato sul sito della Casa Bianca. Il provvedimento esenta dai dazi le merci russe a tempo indeterminato, sebbene Trump abbia precisato che le sanzioni preesistenti, varate con precedenti ordini esecutivi, rimangono in vigore.

L’accordo sul diesel e le elezioni di midterm

La ratio della decisione presidenziale è strettamente legata alla politica interna americana e all’economia globale. A causa delle carenze di petrolio e dei forti rincari innescati anche dalle tensioni militari statunitensi in Iran, l’amministrazione Trump si trova sotto pressione a poche settimane dal voto di metà mandato, con i sondaggi che registrano un calo di consensi proprio sulla gestione economica. Per abbassare il costo del carburante, una settimana fa Trump aveva stretto un accordo diretto con Vladimir Putin per allentare le restrizioni in cambio dell’immissione da parte di Mosca di ingenti quantità di diesel sui mercati internazionali. Una mossa definita “molto rischiosa” anche dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, a cui la Casa Bianca aveva replicato seccamente difendendo l’intesa come “un grande accordo”.

L’ira di Zelensky e le tensioni con l’Ucraina

L’ordine esecutivo ha provocato una dura reazione del Congresso. Il senatore democratico Richard Blumenthal, co-autore della legge, ha dichiarato che la sospensione “non ha nulla a che fare con la nostra sicurezza nazionale, ma tutto a che fare con l’adulazione di Vladimir Putin“. Il deputato Don Beyer ha definito la mossa “l’ultima resa di Trump a Putin”. La retromarcia di Washington segna un nuovo minimo storico nei rapporti tra l’amministrazione Usa e Kiev, proprio mentre il presidente Volodymyr Zelensky chiede ai leader dell’Ue 80 miliardi di dollari per sostenere la resistenza nel 2027. Un appello ai leader europei che il presidente ucraino ha ribadito a Bruxelles evocando le dirette conseguenze di un collasso militare di Kiev sull’intero continente: “Che succede, se cadiamo? Verranno non so quanti profughi in Europa, 20 milioni di ucraini”, ha avvertito Zelensky. “Perché ci distruggeranno, ci spingeranno fuori. Per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese”.

Non solo. In un messaggio pubblicato su X nel giorno successivo a un massiccio attacco russo contro le infrastrutture energetiche ucraine, il presidente ha criticato duramente la decisione di Washington di non applicare il “Lindsey Graham Act”, evidenziando come l’assenza di un’efficace pressione economica rischi di tradursi in un incentivo alla prosecuzione della guerra. “Un blackout delle sanzioni statunitensi, l’allentamento della pressione sull’aggressore e le ricompense finanziarie per Putin: tutto questo lo incoraggia soltanto a continuare gli attacchi“, ha scritto Zelensky. La frattura è acuita dalle recenti accuse ucraine secondo cui gli Stati Uniti avrebbero limitato l’uso del sistema satellitare Starlink (ora ripristinato nella versione Starshield), ostacolando le operazioni difensive contro i bombardamenti russi. E Zelensky, denunciando uno dei più vasti attacchi russi contro il settore energetico del Paese, insiste affermando che la Russia sta cercando di provocare un sta cercando di provocare un blackout in Ucraina alla vigilia dell’inverno, lasciando milioni di persone senza elettricità e riscaldamento in Ucraina alla vigilia dell’inverno, lasciando milioni di persone senza elettricità e riscaldamento.

I numeri della “flotta ombra” e l’esultanza di Mosca

La sospensione delle sanzioni salva un business vitale per il Cremlino. Secondo i dati elaborati dall’organizzazione non governativa tedesca Urgewald, dal 24 febbraio 2022 al 15 ottobre 2026 sono state identificate 134 navi coinvolte nel commercio di gas russo, per un totale di oltre 150 milioni di tonnellate trasportate. Solo tra il 18 settembre (giorno della firma della legge) e il 15 ottobre, 42 petroliere hanno continuato a operare. “Trump ha svuotato questa legge prima che le sue principali sanzioni potessero avere effetto“, ha commentato Alexander Kirk di Urgewald. Da Mosca, la reazione è di aperto trionfo. Kirill Dmitriev, inviato presidenziale russo e negoziatore, ha affidato a Telegram la posizione ufficiale del Cremlino: “La sospensione del Graham Act da parte dell’amministrazione del presidente Trump segna un momento importante e davvero storico. Al posto di sanzioni e confronto, abbiamo dialogo, una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e una responsabilità condivisa”.

Il colloquio tra Papa Leone XIV e Vladimir Putin

In questo scenario di ridefinizione diplomatica si inserisce il canale vaticano. Nel pomeriggio di venerdì 16 ottobre, Papa Leone XIV ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin. Come riferito dal bollettino della Santa Sede, il Pontefice ha espresso “viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti”. Una richiesta che si scontra, tuttavia, con la propaganda militare interna. Pochi minuti dopo aver diffuso la notizia della telefonata papale, l’agenzia di stampa ufficiale russa Tass ha riportato le dichiarazioni di Putin a margine di un incontro in un posto di comando militare con il capo di stato maggiore Valery Gerasimov. Ignorando gli appelli umanitari, il presidente russo ha ordinato ai vertici dell’esercito di “continuare a infliggere colpi massicci e coordinati agli obiettivi e alle infrastrutture del nemico” per procedere “fino alla completa conquista del Donbass”.

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