Norimberga, 16 ottobre 1946: quando nacque il diritto internazionale
Il 16 ottobre 1946 ricorre l’anniversario delle esecuzioni di dieci criminali di guerra nazisti sancite dal tribunale militare internazionale di Norimberga composto dalle quattro potenze vincitrici del conflitto. In realtà le sentenze capitali comminate sono state 12, ma Hermann Göring (a lungo l’uomo più potente del regime dopo Hitler) si suicida in carcere il giorno prima riuscendo a procurarsi una dose di cianuro mentre Martin Bormann, al tempo ritenuto contumace, era già morto il 2 maggio 1945. I capi del nazismo giudicati in questo processo e accusati di crimini di guerra sono 24. Tre di questi sono assolti (Fritzsche, von Papen, Schacht) e uno, Gustav Krupp, non viene processato per motivi di salute.
Siamo di fronte all’esito del conflitto più distruttivo mai occorso nella storia dell’umanità le cui dinamiche profonde sembrano essersi poste al di là di ogni rappresentazione. Oltre 60 milioni di morti, circa 40 milioni sono civili, periti sotto i bombardamenti, uccisi a sangue freddo in migliaia di esecuzioni collettive, o morti per fame, fucilazione o gassazione nei campi di concentramento.
Nessun dubbio che a scatenare un conflitto così cruento sia stata la Germania nazista perseguendo strategie di annientamento razzista con l’obiettivo di creare un mondo basato sulla gerarchia delle razze con il “grande impero della nazione germanica” (Grossgermanisches Reich Deutscher Nation) a comandare.
Non è questo il solo processo che si celebra a Norimberga. Dal dicembre 1946 ad aprile del 1949 se ne tengono altri 12 che investono i medici, i giudici, gli industriali, i vertici delle SS, l’amministrazione dei campi di sterminio per un totale di 185 accusati dei quali poco meno del 20% sono assolti.
A proposito di Norimberga, si è parlato della giustizia dei vincitori sui vinti o anche di tribunalizzazione della storia. Ci sono elementi di verità in queste affermazioni: il tribunale avrebbe potuto essere composto anche da giudici di Paesi che erano rimasti neutrali e da tedeschi che si erano opposti al nazismo. Analizzando l’andamento del processo, si ravvisa però uno sforzo di equanimità: il procuratore statunitense Robert Jackson fonda le accuse principalmente sui documenti lasciati dai nazisti contenendo il numero delle testimonianze. Quanto alla tribunalizzazione della storia, la categoria non considera che gli storici hanno saputo sottoporre a critica i limiti di quel processo, fra gli altri il mancato riconoscimento del genocidio dei sinti e dei rom o l’accusa strumentale rivolta dai sovietici ai nazisti di avere compiuto l’eccidio di Katyn (4.343 ufficiali polacchi fucilati), un crimine compiuto invece dai sovietici anche se il tribunale riconobbe l’estraneità del reato agli accusati.
Dalla metà dell’Ottocento è iniziato il lento e faticoso cammino del diritto internazionale, dapprima cercando di contenere i conflitti entro pratiche lecite: non uccidere chi si arrende, non usare armi avvelenate, non saccheggiare, non violare gli ospedali (Convenzione di Ginevra del 1864, Convenzioni dell’Aja del 1899 e del 1907). Sempre nel 1899 – ed è tuttora vigente – nasce la Corte permanente di arbitrato (non un’idea nuova nel corso dei secoli) per risolvere le controversie fra gli Stati membri.
Già nel 1941 il premier britannico Wiston Churchill dichiarò che la punizione dei crimini commessi negli Stati occupati dalla Germania nazista doveva essere uno degli scopi principali della guerra. Da qui in avanti le potenze alleate cominciano a delineare i criteri con i quali avrebbe operato la corte internazionale sancendo innanzitutto la punibilità dei crimini per chi li ha ordinati e per chi li ha eseguiti. L’obbedienza a un ordine non è un discrimine, un criterio riconosciuto due mesi dopo dall’Onu.
L’ambito normativo è definito dall’accordo di Londra fra le quattro potenze vincitrici, firmato l’8 agosto 1945, che istituisce il Tribunale militare internazionale chiamato a giudicare i nazisti per crimini contro la pace, crimini di guerra (ovvero la violazione delle norme indicate dalle Convenzioni dell’Aja), crimini contro l’umanità (deportazione, riduzione in schiavitù, sterminio). Vengono così definiti reati che dovranno essere sempre puniti dalla comunità internazionale. Con Norimberga si creano i presupposti per la dichiarazione universale dei Diritti Umani da parte dell’Onu (10 dicembre 1948) e della nuova Convenzione di Ginevra del 1949, sottoscritta da 196 Stati che aggiorna le precedenti convenzioni di guerra e si pone quale base di un diritto internazionale che deve prevalere sulle norme giuridiche nazionali.
La guerra fredda ha prodotto un allentamento da questi principi: non ci sono stati forse crimini di guerra degli Stati Uniti nel Vietnam e dell’Urss in Afghanistan? Proprio Stati Uniti e Unione Sovietica (oggi Russia) che con Norimberga avevano aperto una strada diversa, si sono presto allontanati dagli originali propositi esercitando una volontà di potenza che li ha resi i maggiori negatori del diritto internazionale.